Lazio: com’è strano passare “da casa”

 

Sì lo so. Sono nato a Chieri (Torino), mia madre è siciliana, mio padre di origini liguri, il mio viaggio è iniziato dalla provincia di Cuneo e ora mi voglio anche spacciare per romano?
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Però la verità è che pur non avendo parenti nativi nella capitale è qui che ho trascorso 30 dei miei 35 anni (gli altri 5 sono da dividere tra 3 a Torino e due a Milano per lavoro). Ed è davvero strano, dopo mesi e mesi in giro, entrare nella “mia regione” col camper e vederla per la prima volta da “straniero“, andando ad intervistare persone amiche, incontrando lettori del blog che mi hanno cercato o scoprendo con sorpresa che i Castelli Romani, dove trascorrevo qualche sabato sera, sono ricchi di fermento e transizione.

Del viterbese sapevo (Corchiano e Oriolo con le loro politiche virtuose ad esempio). Ma dei mercatini bioregionalisti della Sabina (Palombara) e della grande rete che ruota intorno ad essi proprio non avevo idea. O non conoscevo il comitato contro la centrale a Biogas di Montalto di Castro “capitanato” da una giovane e attivissima “nutrizionista”, Martina Felci.

Non posso poi non spendere parole di infinita stima e ammirazione per Danilo Casertano che porta avanti, con la sua Associazione Manes, un progetto ambizioso e concreto con bambini di tutte le età nel territorio di Ostia Antica o ancora per Pierluigi Paoletti, volto e motore di Arcipelago Scec.

Tra gli incontri odierni, infine, voglio citare Roberta Carlini, autrice di “L’economia del noi“, che si è dimostrata aperta e vogliosa di aiutarci nelle nostre ricerche e Alessia La Cava, potenza della natura radicata sul territorio di “Monti”, un quartiere centrale di Roma. Alessia vive con pochissimi soldi, strutturando una vita di ricerca, baratto, recupero, riscoperta delle relazioni ed eliminazione del superfluo. Periodicamente si reca al mercatino di Campo dei Fiori e aspetta che le bancarelle “smontino”. Tra le decine di cassette di cibo appena ammaccato abbandonate e destinate alla discarica trova chili e chili di cibo che recupera, cucina, rielabora, confeziona e grazie al quale si nutre, nutre sua figlia, scambia con i vicini, con un biglietto di un concerto, un chilo di legumi o quello di cui ogni giorno può avere bisogno. Certo, ha una casa di proprietà che le permette di non pagare l’affitto, ma che mi risulti questa non è ancora considerata una colpa!

Chiudo citando un’altro incontro odierno. Raffaele Lupoli, che ci ha illustrato le attività di “Da Sud“, un associazione di cittadini “meridionali” per lo più attivi sul territorio romano e impegnati nel contrasto alla “incultura delle mafie” e soprattutto nella promozione di un altro sud. Da sud, appunto, non provengono solo criminalità e disagi, ma anche tante, tantissime persone che vivono e lottano per un’Italia altra che in parte già esiste e in parte costruiremo tutti insieme nei prossimi anni.

Domani e giovedì faremo ancora qualche incontro nella mia terra di adozione e poi il camper ripartirà verso nuovi lidi (Umbria, Marche, Abruzzo). Nel frattempo, per una volta senza fastidio, posso pensare a Roma come la città che per tanto tempo è stata la mia casa.

Qui sotto le foto del 27 gennaio: Palombara Sabina e il mercatino bioregionalista e Martina Felci, in un bar romano, con me, Luca Asperius e Paolo Cignini.

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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