Io faccio così #9: L’arte salverà il mondo? Faccia a faccia con Michelangelo Pistoletto

pistoletto

C’è un vecchio infinito e un nuovo infinito. Il vecchio infinito, quello classico, è una specie di otto sdraiato (per intenderci, questo: ∞). Quello nuovo invece ha un cerchio in più, maggiore, al centro, e purtroppo non posso illustrarvelo perché nessun programma di videoscrittura lo ha ancora inserito fra i caratteri (ma trovate un video illustrativo più sotto). Questo nuovo cerchio centrale è il cerchio del cambiamento, frutto dell’unione feconda dei due precedenti, ed è la nostra unica speranza di sopravvivenza.

 

Già, non avete le idee del tutto chiare. È normale. Per capire quello di cui stiamo parlando è necessario fare un passo indietro e presentare il protagonista della storia di oggi e l’argomento di cui andremo a trattare. Michelangelo Pistoletto è uno dei più grandi artisti italiani viventi. Balzato alla fama mondiale negli anni Sessanta come esponente dell’arte povera, il suo è un percorso artistico del tutto particolare, non privo di repentini cambiamenti stilistici e semantici. Filo conduttore di buona parte della sua opera è l’idea di trasformazione, espressa come un movimento dialettico in tre tempi (passato-presente-futuro, stato iniziale-opposizione-superamento, ecc). Lo potremmo quasi definire l’artista del cambiamento.

 

Ed eccoci all’argomento di oggi. Arte e cambiamento. L’artista cambia la propria arte e l’arte cambia l’artista. L’artista attraverso la propria arte prova a cambiare il mondo. O forse è l’arte che cambia il mondo agendo attraverso ogni artista? Un legame complesso, quello fra arte e cambiamento, che percorre come un filo parallelo tutta la storia dell’umanità. Intesa come capacità di rappresentare modelli differenti, di ribaltare le prospettive e rendere “straniante” ciò che ci è familiare, l’arte è da sempre uno stimolo a ripensare l’esistente ed immaginare ciò che ancora non c’è. È il motore del cambiamento perché, per dirla con le parole dell’artista cileno Alfredo Jaar, “crea modelli che lentamente si diffondono”. Ha una sorta di primato sulla realtà, sugli avvenimenti: li immagina e crea le condizioni necessarie perché accadano.

 

Dunque è normale che in un momento di profonda crisi, in cui la necessità di un cambiamento si fa sempre più pressante, ci si rivolga all’arte con occhi speranzosi, sperando che sappia indicarci la strada. L’arte può cambiare il mondo? “Penso di sì, basta che lo voglia” risponde Pistoletto. “L’arte ha una funzione sociale perché muove la parte spirituale della persona, una spiritualità non codificata né coercitiva, ma vera, complessa, dinamica”. È l’arte, per Pistoletto, la chiave di volta. Un’arte che però deve prendere coscienza della propria funzione sociale, che spesso viene dimenticata o accantonata.

 

Solo così si potrà dare senso pieno al terzo cerchio comparso all’interno del nuovo simbolo dell’infinito.

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Si tratta di un simbolo immaginato dallo stesso artista e che racchiude in sé il senso profondo del cambiamento. Nel classico simbolo dell’infinito i due cerchi rappresentano, per Pistoletto, due “paradisi”. Il primo è il paradiso terrestre, creato e regolato nei secoli dalle leggi della natura. Il secondo paradiso invece è stato creato dall’ingegno umano, che attraverso la tecnica ha imbrigliato le leggi della natura ed ha creato nuove leggi. Questo secondo paradiso, però, ha smesso da tempo di essere legato alle necessità dell’essere umano ed è diventato del tutto artificiale: i bisogni che lo caratterizzano sono artificiali, così come i piaceri e le comodità. Il secondo paradiso sta distruggendo il primo, inquinandolo, corrompendolo, mangiandolo dall’interno.

 

I due paradisi rischiano oggi di annientarsi a vicenda (giacché il secondo annientando il primo distruggerebbe anche se stesso), la collisione finale è vicina. È necessario entrare in una terza dimensione, creare un terzo paradiso che sia l’unione costruttiva e non più distruttiva fra i primi due. Il cerchio centrale aggiunto dall’artista al simbolo dell’infinito rappresenta proprio questo terzo paradiso, un ventre gravido risultato dell’unione dei due precedenti. Si tratta di un processo spirituale prima ancora che pratico, una transizione della mente prima che del corpo, una riconciliazione dell’artificiale con il naturale, dell’uomo con la natura. L’arte ha un ruolo fondamentale in questo passaggio. Assieme alla religione infatti è l’unico strumento capace di guidare la parte spirituale dell’uomo, ma a differenza di quest’ultima che -soprattutto nei monoteismi- è verticale, dogmatica e impositiva, essa è orizzontale e democratica. L’arte ci permette di riconoscere la divinità che riposa nell’altro e viceversa.

 

 

Pistoletto aveva anche individuato una data simbolica per questa transizione alla terza dimensione. Il 21 dicembre 2012. Nella data in cui molti collocavano la fine del mondo l’artista aveva immaginato piuttosto una rinascita: il rebirth day. Inoltre, consapevole che l’arte può solo essere scelta e mai imposta (come invece avviene con le religioni), Pistoletto si impegna da anni per riavvicinare e integrare l’arte nella società. Nel 1998 ha fondato in quest’ottica a Biella la Cittadellarte (di cui trovate un approfondimento nel box sulla destra), un luogo di incontro e relazione, un laboratorio creativo di propagazione del cambiamento ai vari ambiti della società. Una porta d’accesso al terzo paradiso.

 

Il sito di Michelangelo Pistoletto
Il sito della Cittadellarte

Per saperne di più leggi:

 

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Io faccio così – Libro
Viaggio in camper alla scoperta dell’Italia che cambia

 

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Christophe André
Dell’arte della Meditazione – Libro
25 quadri, 25 modi per imparare a vivere in piena consapevolezza

 

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Autori Vari
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Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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