Gioco d’azzardo? C’è chi dice no. A Terranave le alternative alle slot

imagesIl gioco d’azzardo cresce con l’aumentare della crisi. Ma c’è chi si è opposto a questo sistema decidendo di non lucrare sulle fasce più deboli e di non incentivare le potenti lobbies che lo governano. La trasmissione radiofonica Terranave questa settimana racconta proprio le esperienze di chi ha deciso all’interno del proprio locale, bar o tabaccheria di non introdurre le slot machines. Queste ultime rappresentano la fetta del fenomeno del gioco d’azzardo più consistente, sia in termini numerici che di impatto sociale: oltre a provocare il maggior numero di giocatori patologici infatti è anche quella con più collegamenti alle infiltrazioni mafiose e al riciclaggio.

A capire la pericolosità del fenomeno sono stati i numerosi movimenti e gruppi contro le slot machines sorti negli ultimi anni, dal Collettivo Senza Slot, che ha creato una mappa online con i bar senza macchinette, agli Slot Mob, che premiano i gestori dei bar che hanno scelto di vivere senza slot organizzando “colazioni di massa”.

Terranave ha raccolto le loro voci, ed in particolare quella di uno dei fondatori della campagna Slot Mob  e di un attivista del collettivo Senza Slot, che ha curato il libro “Vivere senza slot”.

“Esiste nei bar, ed è ancora in vigore, la ‘Tabella dei giuochi proibiti’: ma cosa proibisce? Giochi di carte tradizionali come scala quaranta, ramino e bridge, e vecchi giochi d’azzardo; ma al tempo stesso un’altra normativa permette di installare le slot in deroga al divieto di gioco d’azzardo stabilito dal Codice Penale. Come se incoraggiassimo il possesso di armi automatiche e fossimo paranoici rispetto ai coltellini da tasca“ (da “Vivere senza slot”, Collettivo Senza Slot).

I movimenti e le associazioni che lottano contro il gioco d’azzardo promuovono e sostengono i gestori dei locali che hanno scelto di vivere senza slot.

“Volevo farvi sapere che abbiamo deciso che nel nostro locale non ci sarà mai una slot machine. Non vogliamo lucrare sulle debolezze della gente, non vogliamo essere complici”, riferisce ai rappresentanti della campagna Slot Mob Barbara, che gestisce l’Antico caffè, un bar del Comune di Ariccia, a pochi chilometri da Roma. Avere anche solo una macchinetta per il gioco d’azzardo all’interno del proprio esercizio oggi significa ottenere denaro sufficiente per ripagarsi le bollette o addirittura l’affitto del locale, è una decisione importante perciò quella di chi si oppone, una scelta lungimirante che tiene in considerazione i numerosi effetti collaterali che stanno dietro al fenomeno del gioco d’azzardo.

In Italia nel 2012 si sono giocati più di ottanta miliardi di euro, ma nelle casse dello Stato sono entrati solo otto miliardi, per la maggior parte spesi in cure per i dipendenti e in lotta alle infiltrazioni mafiose, il restante è finito in gran parte nelle tasche delle dodici grandi concessionarie che manovrano il sistema e in parte in quelle dei gestori dei locali.

Per saperne di più:

Il sito del network Amisnet: amisnet.org
L’archivio delle puntate di Terranave: www.italiachecambia.org/categoria/terranave/

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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