Io faccio così #14 – Decrescita, autodeterminazione e sovranità: la Sardegna di Roberto Spano

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Strana terra la Sardegna. Antiche tradizioni che trasudano innovazione più degli scintillanti grattacieli delle metropoli del Nord Italia. Umili pastori che con poche parole trasmettono concetti di saggezza pari a quelli spiegati nei libri di illuminati saggisti. Terra di attaccamento, abitata da un popolo che con fierezza rivendica la libertà di autodeterminarsi e di aprirsi al mondo. Terra di cambiamento, dove vecchio e nuovo si uniscono in una sintesi che rappresenta il futuro non solo dell’Isola, ma di tutta Italia, dell’Europa e del Pianeta.

 

 

Dieci anni fa Roberto Spano è tornato a Orroli, un piccolo paese dell’entroterra cagliaritano, dopo aver vissuto per vent’anni in giro per l’Italia e per il mondo. Dal ritorno a casa, che per molti giovani sardi rappresenta un’involuzione, ha tratto la forza e l’ispirazione per cambiare la propria vita e quella della comunità in cui vive. Non solo ha ritrovato la sua Terra, ma ha anche scoperto il pensiero di due intellettuali che hanno fatto scattare in lui una molla, risvegliando una consapevolezza che in realtà dentro di sé già possedeva. Ma andiamo con ordine.

 

«Aver passato l’infanzia nella Sardegna di quarant’anni fa – spiega Roberto –, significa aver avuto accesso a uno stile di vita che ancora manteneva i caratteri di comunità, di sostenibilità, di autoproduzione, di scambio, di filiera corta, di ricerca di una vita in comune che permetteva a tutti di vivere bene. Era però un’impostazione che mancava ancora di consapevolezza e non ci si rendeva conto che nel giro di poco tempo sarebbe cambiato tutto». La globalizzazione, giunta con prepotenza anche sull’Isola, avrebbe reso presto obsoleta questa visione.

 

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Ma i semi erano stati piantati e, decenni più tardi, è bastato poco perché germogliassero. «La decisione di tornare a Orroli è nata da una inconsapevole ricerca di un modo di vivere diverso, che fosse più sostenibile e che mi permettesse di avere maggiore equilibrio, sia materiale che spirituale». Poi, qualche anno fa, l’incontro con Maurizio Pallante e con il suo messaggio di decrescita: «Mi sono reso conto che le mie scelte – farmi un orto, vivere nella mia casa, risparmiare energia, diminuire l’uso dell’auto e così via – non erano soltanto un gesto individuale, ma potevano avere anche una valenza politica, sociale, collettiva. Pallante è riuscito a dare loro una sistematizzazione, a spiegarne il valore in prospettiva, chiarendo perché sono fondamentali per la costruzione di una nuova società».

 

Ancora prima di Pallante però, un altro grande pensatore, un sardo doc, aveva toccato il cuore e l’animo di Roberto: «Alla fine degli anni novanta, lessi “Manifesto delle comunità di Sardegna” di Eliseo Spiga. manifestoIn questo libro, egli spiega per quale motivo nell’identità, nella sardità, nella nostra cultura tradizionale ci sono elementi di modernità in grado di dare risposte per il futuro, non solo quello della Sardegna. Lo stesso Pallante ha sottolineato come il ”Manifesto” sia in grado di parlare a tutta l’umanità, perché i concetti che esprime – comunità locale, sovranità alimentare ed energetica, capacità di resilienza – sono universalmente validi e applicabili».

 

Maturata questa consapevolezza, Roberto è diventato un convinto praticante della decrescita felice. «Ho aumentato la qualità della vita di me stesso e della mia famiglia diminuendo la dipendenza dal denaro e dall’acquisto delle merci. Siamo quasi autosufficienti dal punto di vista alimentare, produciamo tutto quello che è possibile in casa, facciamo molta attenzione al risparmio energetico, curiamo i rapporti con i nostri vicini e con la comunità locale. Decrescita felice per me è avere di più con meno, non rinunciando a qualche cosa, ma semplicemente togliendoci quei pesi che abbassano la qualità della vita e dando spazio a ciò che veramente conta».

 

In Sardegna le contraddizioni del modello improntato sulla crescita infinita sono lampanti ed esigono un tributo salatissimo: «L’ottanta per cento di quello che mangiano i sardi è importato dall’estero, nonostante la nostra terra sia in grado di fornire sostentamento a tutti coloro che la abitano. È chiaramente una situazione insostenibile, come possiamo immaginare di continuare in questo modo? E così la sovranità energetica: la nostra isola produce il 30% in più dell’energia necessaria per soddisfare i propri fabbisogni, la vendiamo in Italia a un prezzo più basso e quando ne abbiamo bisogno la riacquistiamo a un prezzo più alto. È una politica non solo ingiusta, ma anche miope, perché punta esclusivamente sull’ampliamento dell’offerta, nonostante produciamo già più energia di quella che ci serve. Pensiamo a risparmiarla, piuttosto che continuare a sprecarne un sacco, sia direttamente sia indirettamente, per via di un sistema economico che privilegia gli sprechi, i trasporti sulla lunga distanza rispetto alle filiere corte, all’autoproduzione e agli scambi in loco».

 

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Ma per cambiare bisogna avere coraggio, mettersi in gioco, assumersi delle responsabilità. In Sardegna c’è poi un ulteriore ostacolo da abbattere, un ostacolo culturale. «Dobbiamo liberarci del luogo comune che ci fa credere di essere poveri, morti di fame, gente senza capacità, che se non è aiutata da qualcun altro più forte e più grande non può andare avanti. Questa è una menzogna: la Sardegna è una terra ricchissima a livello culturale, spirituale e materiale, che se riuscisse a recuperare la consapevolezza delle proprie possibilità e del suo ruolo attivo nel mondo diventerebbe una grande palestra e un grande esempio positivo per tutta l’umanità. Ma il primo passo non è combattere fuori, bensì crescere dentro».

 

Dalle parole di Roberto traspare un amore dirompente per la propria terra e per il suo popolo, che si traduce in un ragionamento lucido e preciso, che possiede anche una grande valenza politica. «Io sono indipendentista perché credo nel diritto storico, politico, culturale, linguistico, nazionale di avere una rappresentanza anche istituzionale per la mia terra. Oggi ritengo necessario attivare un processo di governo che porti il popolo sardo a rendersi conto che solo attraverso l’autodeterminazione delle proprie scelte possiamo avere un futuro e soprattutto possiamo parlare al resto del mondo alla pari, dando il nostro contributo. L’indipendentismo moderno, quello in cui mi riconosco, è tutt’altra cosa rispetto al separatismo: noi non vogliamo separarci, vogliamo piuttosto uscire dalla gabbia regionale in cui ci ha chiuso lo Stato italiano per aprirci allo scambio col mondo. Non pensiamo di essere né migliori né peggiori di nessuno. Siamo uguali a qualunque altro popolo e, proprio per questo, abbiamo anche noi diritto ad avere la nostra nazione libera e sovrana».

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Quello che sta accadendo in Sardegna negli ultimi anni è straordinario: con un’alchimia quasi magica, si stanno mescolando forte identità nazionale, fame di autodeterminazione e di sovranità, spinte innovative che sanno quasi di rivalsa nei confronti di chi ha sempre considerato questa terra come una riserva da sottomettere e sfruttare, nuovi modi di vivere la comunità e il rapporto con la natura che, partendo da un retaggio antico, forniscono soluzioni estremamente attuali.

 

«Ci sono dei forti segnali di cambiamento – conclude Roberto –, a partire dalla consapevolezza dell’importanza della nostra identità, della nostra autodeterminazione, dai movimenti che si battono per l’indipendenza e per la sovranità. Ci sono tanti gruppi e associazioni che lavorano in direzione della sovranità alimentare ed energetica, della ricostruzione delle comunità locali, delle filiere corte, del rapporto diretto fra produttori e consumatori. C’è un primo percorso di de-urbanizzazione e tante persone cominciano a lasciare le periferie delle città per tornare ad abitare nei paesi e nelle comunità locali dell’interno, che sono a rischio di spopolamento. Il lavoro da fare è ancora tantissimo: a livello politico vanno prese decisioni coraggiose, lungimiranti, graduali e democratiche, che abbiano la capacità di pensare a un futuro che in realtà è vicinissimo. Contemporaneamente, vanno adottati nuovi stili di vita a livello personale».

 

La Sardegna, dopo essere stata considerata per anni un brutto anatroccolo, si sta apprestando a diventare uno splendido cigno, pronto a spiccare il volo e a indicare al resto d’Italia la direzione da seguire.

 

 

Per saperne di più leggi:

 

io-faccio-cosi-libro-70810Daniel Tarozzi

Io faccio così
Viaggio in camper alla scoperta dell’Italia che cambia

 

 

io-faccio-cosi-libro-70810Maurizio Pallante

La felicità sostenibile
Dall’ideatore della Decrescita Felice, preziosi consigli pratici per produrre, consumare e vivere meglio

 

 

io-faccio-cosi-libro-70810Maurizio Pallante

Un Programma Politico per la Decrescita
Con prefazione di Beppe Grillo

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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3 commenti
  1. Ivo
    Ivo says:

    Concordo Pienamente, il potenziale lo avete, lo abbiamo, il Cambiamento comincia dalle Persone, dal Ritrovare la Propria Consapevolezza di Identità, prima come singola persona, poi come comunità, regione, nazione, Pianeta!
    Questo sarà possibile solo “staccando la Spina” mediatica che nostro malgrado ci “Plagia” verso Falsi e sopratutto, non nostri Orizzonti ed Obbiettivi!
    Ivo

  2. Enzo
    Enzo says:

    Concordo perfettamente con Roberto Spano e anche con Ivo.
    Io penso che per uscire dalla crisi, per avere una qualità di vita nettamente superiore all’attuale, per avere maggiori valori, ecc. ecc., basterebbe più Etica e utilizzare la Green Economy, come maggiore “motore” per far ripartire il tutto.

  3. Gregory
    Gregory says:

    Concordo pienamento con Roberto Spano, mi riconosco in molti suoi concetti, bisogna veramente darsi una mossa.
    Spetta a ciascuno di noi riflettere e Sensibilizzare partendo dall’ interno delle ns. famiglia perchè i valori e le tradizioni non vadano persi compresi i dialetti.
    Forse solo così riusciremo a riprenderci almeno in parte la Terra Sarda che ci appartiene ..e difenderla con tutte le nostre forze.
    Gregory

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