Community Education e Pedagogia dei Talenti: il primo corso in Sardegna

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Quando si lavora per coltivare la bellezza presente nell’essere umano il luogo in cui ci si trova fa la differenza. Più che la descrizione di un corso è opportuno parlare del racconto di un viaggio. Questa è l’espressione che meglio caratterizza la settimana di formazione guidata dall’associazione Manes  in Sardegna, dove ha condiviso la propria esperienza di Community Education.

Siamo a Capocaccia fra il 7 e il 12 Luglio appena trascorsi, nove partecipanti, un’ospitalità unica e preziosa come quella sarda sa essere, l’azzurro del mare sempre visibile dalla terrazza dove le attività avevano luogo, da parte di tutti partecipazione e autentico desiderio di mettersi in gioco.

 

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Il clima di raccoglimento giocoso è stato il presupposto per un lavoro intenso: esplorare un armonizzarsi tra nuovi concetti e spinte artistiche, fra l’importanza delle parole e il movimento, giornate scandite dall’alternarsi di elementi che coltivano i vari Talenti e intelligenze. L’educazione è qualcosa di assai vivo e ad imbrigliarla eccessivamente si finisce per fallirne lo spirito, ma l’Italia vive un buon tempo per dar vita a sperimentazioni che potrebbero cambiare profondamente la nostra idea di sistema educativo.

 

Questa storia fa capire che oggi c’è un numero crescente di insegnanti, genitori, artisti e ancor più semplicemente persone che hanno a cuore nel rapporto con bambini e ragazzi una profondità e una visione che possano autenticamente essere di supporto alle necessità di una piccola individualità in crescita. La Sardegna è sicuramente una terra fertile, così si è scelto di proporre degli spazi di formazione più trasversali e la settimana da poco conclusa è stato un segnale così positivo da mettere subito voglia di rilanciare l’iniziativa, mettendo in cantiere l’organizzazione di nuove esperienze formative.

 

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Al centro di tutto viene messa la comunità, intesa come quello spazio di socialità sana, dove tutti gli elementi del contesto culturale umano confluiscono. La “Comunità che Educa” da all’apprendere una funzione centrale in un percorso le cui tappe sono: scopri il tuo talento, coltiva il tuo talento e dona il tuo talento. Questo sottolinea che non si vuole “uscire” dal sistema attuale per crearne uno parallelo, ma portare sostegno a quelle qualità presenti nelle persone e nei sistemi educativi, supportandole con strumenti che permettano di utilizzare con coscienza nuova le risorse, sia umane che materiali, nell’intento di migliorare la comunità in cui si vive, avendo la maggior cura possibile del patrimonio che ne rappresenta il futuro, i bambini. Il confronto fra generazioni diverse costituisce una grande ricchezza e unito alle specificità dei vari territori italiani getta le basi per un nuovo Rinascimento Educativo.

 

Assumersi le proprie responsabilità nei confronti dei bambini significa far chiarezza prima di tutto nelle proprie idee, imparando a separare i pilastri validi da altri che sono “dannosi” e possono venir superati. Così si può distinguere che mentre l’impegno è sano, lo “sforzo” molto meno, che rimembrare vuol dire ricordare con il corpo e per questo lo spazio motorio nell’apprendimento è uno dei più importanti. Lo studio è sinonimo di passione, non può essere quindi un obbligo, ma un fuoco da accendere e il gioco è fra le attività più importanti da cui un bambino può essere coinvolto, spazio in cui sperimenta tutte le abilità in suo possesso e premessa per la creatività che crescendo matura in opportunità di innovazione.

 

Il messaggio di questo corso è che ognuno ha la possibilità di aprirsi a nuove parole chiave, come petali di un fiore pronto a sbocciare: autenticità, autoeducazione, sovranità.

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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