Io faccio così#35: Maurizio Spinello, pane e magia in un paese fantasma

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Arriviamo a Borgo Santa Rita percorrendo una stradina che pare dipinta con un tocco di pennello in mezzo alle campagne nissene verdi e gialle. La marmitta della macchina di Marcello, che ci accompagna, si è sganciata e sferraglia rumorosamente per terra. Appena giungiamo a pochi metri dall’ingresso del paese, un branco di cani eccitati e polverosi si raduna come dal nulla e inizia ad inseguire la macchina abbaiando.

 

Borgo Santa Rita è un paesello sperso nelle campagne attorno a Caltanissetta. Le sue origini risalgono agli anni Venti, probabilmente sotto il fascismo, ma sulla data esatta vi molta incertezza. D’altronde è facile perdere la memoria storica di un posto che è andato incontro ad un progressivo ma quasi inesorabile abbandono. Già, perché oggi a Borgo Santa Rita abitano solo cinque famiglie. Per il resto è un paese fantasma. Lo si percepisce percorrendone le vie abbandonate, osservandone le case diroccate. C’è un ché di romantico in questa desolazione. Marcello ha insistito molto perché venissimo fin qui. E il motivo è presto detto: conoscere Maurizio Spinello, il “miglior panettiere di Sicilia”, che ha fatto di questo borgo la sua ragione di vita.

 

Maurizio esce dal suo forno un po’ accaldato e ci stringe vigorosamente la mano. Poi inizia a raccontarci la storia del suo paese, un tempo pieno di gente, molti giovani, oggi praticamente disabitato. L’agricoltura ha perso molto appeal negli anni, soprattutto sui più giovani, ed il richiamo della città si è fatto sentire prepotente. Ma Maurizio non ha voluto seguire il gregge; non se la sentiva di abbandonare il paese dove era cresciuto, dove la sua famiglia aveva messo le radici. Un legame di sangue lo teneva ancorato a Borgo Santa Rita e gli impediva di andarsene. Vedere gli altri fuggire era una sorta di emorragia personale.

 

 

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I cani ci attendono all’ingresso del Borgo

 

Ora, molti di noi in una situazione come questa si sarebbero rassegnati ad un destino che appare ineluttabile. Nel migliore dei casi sarebbero rimasti al paese con la sensazione di essere l’ultimo dei Mohicani, estremo baluardo di un passato destinato a scomparire con noi. Maurizio invece no. Lui vuole che il borgo torni a vivere come un tempo. E ha un piano.

 

Qualche anno fa, quando si è accorto che con l’agricoltura non riusciva più a campare la famiglia, ha deciso di cambiare mestiere e ha aperto un forno, il Forno Santa Rita. Che idea geniale, penserete, aprire un forno in un paese fantasma, ci sarà la fila! Già, solo che lui non ha aperto un forno qualsiasi: ha creato un’eccellenza. Fa il pane utilizzando grani antichi siciliani e ricette tradizionali. Quando entriamo dentro al forno ci avvolge un profumo inebriante che ci riporta ad una dimensione diversa, più naturale. Ci offre dei biscotti alla lavanda da inzuppare in un bicchiere di vino ambrato profumatissimo. 

 

Marcello e Maurizio in una delle strade di Borgo Santa Rita, di fronte al panificio

Marcello e Maurizio in una delle strade di Borgo Santa Rita, di fronte al panificio

 

In breve tempo Maurizio ha vinto vari riconoscimenti nazionali e internazionali. Il suo pane è richiesto da tutte le parti della Sicilia. Tiene dei corsi di panificazione a cui partecipano da tutto il mondo. Recentemente è stato intervistato dalla tv giapponese e da quella americana ed è stato persino invitato a tenere dei corsi in Giappone. Adesso vuole aprire un pastificio che faccia pasta fresca e secca di qualità, sempre a Borgo Santa Rita. Inoltre si ingegna di organizzare attività per richiamare la gente fin là.

 

C’è un ché di magico in tutto questo. Quando gli chiedo se si sente più un nostalgico o un innovatore non ci pensa neanche un istante: “un sognatore“.

 

Andrea Degl’Innocenti

 

Per informazioni su eventi e corsi di panificazione visita la pagina Facebook del Forno Santa Rita.

 

Per saperne di più leggi:

io-faccio-cosi-libro-70810Daniel Tarozzi

Io faccio così
Viaggio in camper alla scoperta dell’Italia che cambia

  

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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