Le banche etiche hanno rendimenti più elevati delle banche tradizionali

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Le banche etiche e sostenibili hanno rendimenti e performance finanziarie migliori delle banche tradizionali o “di sistema”, le cosiddette “too big to fail” (“troppo grandi per fare bancarotta”) che furono salvate dalla crisi finanziaria del 2008 grazie al provvidenziale intervento dei governi europei e nord-americani.

 

È questa l’estrema sintesi del nuovo Report  pubblicato a fine ottobre da GABV  - “Global Alliance for Banking on Values”, network indipendente ed internazionale di banche eticamente orientate (di cui fa parte anche Banca Etica) che condividono gli stessi valori sociali, ambientali ed economici e mettono al centro delle loro attività le persone.

 

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Dallo studio emerge che, anche nel 2013, le banche etiche e sostenibili hanno avuto performance finanziarie migliori rispetto alle banche più grandi del mondo, sia a livello locale che globale. La ricerca – intitolata “Real Economy-Real Returns: The Business Case for Sustainability Focused Banking” (“Economia reale, guadagni reali: il modello aziendale di banca sostenibile ed eticamente orientata”, tda) – mette a confronto due sistemi bancari e due modi di intendere l’economia. Da un lato l’economia “reale”, cioè l’insieme di tutte le attività economiche che generano beni e servizi, e dall’altro l’economia “finanziaria”, quella interessata esclusivamente alle operazioni dei mercati finanziari internazionali.

 

Nel Report vengono analizzate le performance delle maggiori banche etiche, chiamate SFBs (“Sustainability Focused Banks”) e quelle delle banche “di sistema” più grandi del mondo o GSIFIs (“Global Systemically Important Financial Institutions”) – tra le quali figura anche l’italiana Unicredit Group. I risultati dello studio confermano che il denaro investito nelle banche etiche ha rendimenti più alti e volatilità molto più basse e smentiscono nettamente la diffusa convinzione che le banche etiche offrono rendimenti più bassi di quelle tradizionali, dal momento che queste ultime sono focalizzate e, quindi, “specializzate” nella massimizzazione delle rendite finanziarie e dei profitti.

 

La ricerca mette in evidenza che le banche etiche sono migliori nell’erogazione di prestiti sul totale attivi, infatti stanziano, in proporzione agli attivi di bilancio, circa il doppio del credito rispetto alle banche di sistema: 76% contro 40%. Dal 2008, l’anno della crisi internazionale, ad oggi l’erogazione di prestiti per le SFBs è rimasta sostanzialmente invariata, mentre per le banche di sistema la percentuale è scesa dal 43% al 40%.

 

Per quanto riguarda i depositi sul totale attivi, le cose vanno ancora meglio. I bilanci delle banche eticamente orientate si sostengono grazie alla raccolta del risparmio dalla clientela e questo riduce notevolmente i rischi di liquidità rispetto alle altre banche. Nel decennio 2003-2013 la percentuale di depositi sul totale attivi è salita dal 71% all’80%, mentre per banche tradizionali è rimasta quasi invariata, passando dal 47% al 48%. Anche il capitale sul totale attivi – cioè la solidità patrimoniale di una banca – è maggiore per le banche sostenibili, la cui percentuale nel periodo 2003-2013 è salita dal 6% al 7%, mentre per le GSIFIs è passata dal 5% al 6%.

 

Inoltre, le banche etiche crescono più rapidamente delle GSIFIs nei settori impieghi, raccolta e capitale. In soli 3 anni, dal 2009 e il 2012, gli “impieghi” delle banche etiche (in pratica, i prestiti concessi) sono saliti dal 9% al 13% contro una diminuzione dall’8% al 3% per le banche di sistema. La raccolta del risparmio è cresciuta dal 10% al 15% contro un ribasso dal 9% al 5% e il capitale è aumentato dal 10% al 13% contro un calo dall’11% all’8%.

 

Il Report GABV, infine, analizza nel dettaglio il confronto tra questi sistemi bancari in Europa, dove le condizioni in cui operano le SFBs e le GSIFIs sono molto più omogenee ed “eque” rispetto al resto del mondo. Ed è a parità di condizioni di mercato che emerge la superiorità del modello bancario sostenibile ed eticamente orientato: è proprio in Europa, infatti, che le SFBs possiedono la maggiore solidità patrimoniale, ottengono i rendimenti più elevati ed hanno i tassi più alti di finanziamento all’economia reale – in particolare nel periodo 2008-2013, cioè dopo la crisi dei mercati finanziari. Al contrario delle banche “too big to fail”, che hanno risentito pesantemente della crisi, il movimento della finanza etica ha continuato ad espandersi a livello globale. Il solo network GABV, ad esempio, è costituito da 25 banche con un patrimonio complessivo di circa 100 miliardi di dollari, che danno lavoro a 30.000 persone e hanno oltre 20 milioni di clienti sparsi in 30 paesi.

 

Le banche – conclude il Report 2014 GABV – che si basano su un sistema di valori (sociali, ambientali ed economici) e che gestiscono il risparmio e il credito secondo principi di giustizia e solidarietà non sono solamente in crescita, ma sono anche redditizie, proficue, convenienti. Sono la prova concreta che garantire un rendimento e creare un futuro sostenibile per le persone, le comunità e l’ambiente non sono attività inconciliabili tra loro. Anzi, mettendo al centro le “tre P” di People, Planet, Profit (Persone, Pianeta, Profitto), il modello aziendale di banca sostenibile ed eticamente orientata si conferma “un’alternativa valida e positiva all’attuale sistema finanziario”, “un formidabile agente di cambiamento economico, sociale e ambientale”. Un modello remunerativo nel quale vincono tutti: il singolo risparmiatore, la società e il pianeta.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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