Il pianeta verde, un viaggio verso il futuro?

Tiphaine racconta una storia alle bambine

Da Sagres a “La Belle Verte” (il Pianeta Verde): 700 mt di dislivello, vento in faccia e niente viveri alla partenza. Tanto troveremo sicuramente qualche supermercato lungo la strada. 10km… 20km…30km… 40km e nemmeno l’ombra di un negozietto per comprare da mangiare. Percorriamo delle strade secondarie per raggiungere la zona di Monchique e non incrociamo niente e nessuno.

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Fortunatamente è fine agosto e lungo la via la frutta è abbondante: un albero di fichi ci salva dall’ipoglicemia e qualche metro più in là un signore ci offre dei fichi d’India già sbucciati. Ripartiamo pieni d’energia. Il dislivello si fa sentire (ad occhio direi +30% almeno!), quando ci imbattiamo in un aranceto semi abbandonato. A terra è pieno di arance che marciscono, ma sui rami ne resta ancora una gran quantità. Le assaggiamo scettici, ma sorpresa: che delizia! Ne facciamo subito una piccola scorta per il resto del cammino, ma senza esagerare perché sono sempre chili in più da trasportare. Per completare questa collezione, ecco un bel vigneto con dei grappoli d’uva che debordano dal recinto, ne afferriamo qualcuno al volo. Tuttavia, non si può negare, sappiamo perché gli sportivi mangiano della pasta: a 600mt d’altitudine siamo senza più forze. Piantiamo la tenda in mezzo ad un campo di limoni, la vista sul mare è mozzafiato.

 

Una bella notte di sonno e una colazione a base di… frutta, ovviamente, ed eccoci sulle strade sinuose della Serra de Monchique in direzione di “La Belle Verte”. Sì esatto “Il Pianeta Verde” come il titolo del film di Coline Serreau uscito nel 1996. Su questo pianeta la popolazione vive in totale armonia con la natura, non usano né soldi, né auto, l’educazione ha un’altra forma, i suoi abitanti praticano la telepatia… Di buon mattino, siamo ormai in prossimità, risaliamo la valle e poi a piedi lungo un ripido sentiero. Dopo qualche minuto di cammino appaiono le prime tracce di vita umana: una casetta in stile hobbit, un orto, un’abitazione in legno, un bagno secco, una casa in terra e paglia in costruzione, del compost, delle tende qua e là e non un solo abitante! Ma dove sono?

 

La Belle Verte

La Belle Verte

 

Nessuna traccia nemmeno di Anthony, incontrato da Francine una settimana fa, eppure abita qui. “Buongiorno” ecco Walter e le sue due figlie Melissa e Nathalie che spuntano dal nulla. Walter, tedesco, sua moglie Marie, francese, e i loro 3 bambini Samuel, Melissa e Nathalie, sono venuti ad abitare qui già da quattro anni. Hanno vissuto in diversi ecovillaggi e comunità ma nessuno di essi rappresentava a pieno i loro ideali, così hanno creato il proprio progetto: La Belle Verte. Hanno acquistato due ettari di terra sui quali scorre un ruscello d’acqua pura di montagna e hanno cominciato a piantare alberi, avviare orti e infine delle abitazioni.

 

Partecipiamo all’ampliamento della casa iniziata con la tecnica del superadobe e continuata poi con quella dello splatch. É all’architetto iraniano Nader Khalili  che si deve il superadobe, un metodo di costruzione che prevede l’uso di sacchi riempiti di terra, paglia o sabbia o altri materiali a seconda delle risorse disponibili in loco. Un sistema rapido, semplice ed economico (circa 200€/metro) e che lascia ampia libertà di progettazione, dalla scelta delle forme alle dimensioni, ecc, ecc… La tecnica dello splatch è ancora meno costosa in quanto consiste solo di un impasto di terra e paglia che lo si accatasta per erigere dei muri, niente sacchi.

 

Di contro richiede un po’ più di tempo: per dei muri di 40cm di spessore, salivamo non più di 30 cm al giorno per permettere allo strato fresco di seccare prima di procedere con quello successivo. Dopo 4 giorni di splatch le nostre mani sono belle lisce a furia di dare forma alla terra e la nostra schiena muscolosa a furia di portare secchi pieni di terra/paglia. Ce ne vuole di energia per costruire la propria casa! A La Belle Verte esiste anche un’altra piccola abitazione: la Ker-Terre . Una costruzione semplice e calorosa che si realizza mischiando la terra a delle erbe. La fautrice di questa tecnica è Evelyne Adam. Marie ne ha costruite già due, di cui una completamente da sola e mentre era pure incinta.

 

 

La Ker-Terre

La Ker-Terre

 

Un’altra particolarità da Marie e Walter è l’educazione dei propri ragazzi. Di fronte ai nostri numerosi interrogativi, ci danno delle spiegazioni. Considerano che l’educazione di oggi non permette ai bambini di crescere in modo corretto e che anzi, rappresenti un ostacolo al loro apprendimento. “La scuola non fa altro che formare dei futuri adulti che possano servire lo Stato e che non diano fastidio alla società e ai suoi scopi”, affermano. 
Questo video illustra bene il concetto: cambiare i paradigmi dell’educazione.

 

 

É normale che dei bambini debbano restare seduti per delle ore ad ascoltare degli adulti che vogliono a tutti i costi far entrare loro delle cose in testa? A quell’età hanno piuttosto voglia di essere fuori… Non possono imparare dalla natura e il mondo che è intorno a loro? Non imparano meglio se lo fanno spontaneamente? I loro tre figli hanno meno di 10 anni e parlano perfettamente 4 lingue, hanno una sicurezza e una maturità sconcertante.

 

 

Tiphaine racconta una storia alle bambine

Tiphaine racconta una storia alle bambine

 

Uno dei libri a cui si sono ispirati i genitori è quello di A.S. Neill “I ragazzi felici di Summerhill” . Il modo in cui educano può essere criticabile sotto alcuni punti di vista, ma è un’alternativa molto interessante alla scuola “tradizionale”. Molti ragazzi vanno “male” a scuola, ma non è forse il sistema educativo attuale ad essere sbagliato? Fine agosto, già tre mesi che viaggiamo, siamo ancora in Portogallo… niente fretta… a parte l’inverno che si avvicina!

 

Tiphaine

 

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Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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