Aprire gli occhi, iniziare una nuova vita: il viaggio dei Cyclolenti

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“Il modo migliore per realizzare un sogno è quello di svegliarsi”
Paul Valery

 

Marco è casertano, Tiphaine, la sua ragazza, è francese. Nel maggio scorso sono partiti alla scoperta del mondo e delle realtà ecosostenibili, dando vita così al loro progetto chiamato Cyclolenti.

 

Sono partiti dalla Francia, pedalando per tutta la costa atlantica francese, poi il Portogallo e il sud della Spagna. Hanno visitato varie realtà, dove si sono fermati dando il loro contributo partecipando alle attività quotidiane. Sono poi rientrati in ‘barca stop’  in Italia con una coppia di belgi diretti in Sardegna. Adesso sono ripartiti con l’intenzione di spostarsi nei prossimi mesi dall’Europa all’Asia, gustando ogni momento di questo viaggio dai ritmi lenti e la durata indefinita.

 

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Tra una pedalata e l’altra, Marco ci ha raccontato da dove nasce l’idea di questo viaggio, ha condiviso con noi le esperienze vissute e ci ha spiegato perché, dopo aver girato il mondo, tornerà a vivere in Italia.

“Il bello di questo viaggio è che si incontrano persone veramente buone, in un mondo dove tutti siamo invece abituati ad aver paura del prossimo, non ci fidiamo e siamo concentrati solo su noi stessi. In realtà quando entri in contatto con le persone scopri che condividiamo tutti gli stessi ideali e siamo tutti buoni. La bicicletta è un mezzo che ti permette di conoscere l’altro. I migliori incontri li abbiamo fatti pedalando!”.

 

La prima realtà visitata è stata Tribodar, in Portogallo, dove sono stati una settimana. “Qui abbiamo fatto esperienza con tutto ciò che è ecosostenibile: dall’impianto di irrigazione, ad un progetto di permacultura, alle eco-costruzioni, alla microeconomia”.

 

Tra le altre realtà visitate c’è “La Belle verte” , “Il Pianeta verde”, un nome che si ispira ad un film francese che descrive un mondo ideale. “Qui abbiamo sperimentato direttamente che costruire una casa con le proprie mani è assolutamente possibile e alla portata di tutti!”.

 

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In sella alle loro biciclette, Marco e Tiphaine hanno visitato anche Marinaleda , paese nel cuore della Spagna conosciuto come quel luogo utopico dove non esiste disoccupazione e le case costano 15 euro.

 

“Realtà come quelle che abbiamo visto in questi mesi ti fanno rendere conto che esistono più strade rispetto a quella, unica, che la società oggi ci propone. Spesso dentro di noi avvertiamo una sorta di disagio. Quando succede è il momento di iniziare ad esplorare percorsi diversi. Bisogna fermarsi, ragionare e poi scoprire. Abbiamo deciso di condividere le esperienze di questo viaggio nella speranza che possano essere d’ispirazione per altre persone”.

 

Nel caso di Marco il percorso che lo ha portato alla decisione di intraprendere questo viaggio è partito da un’esperienza spiacevole, ovvero un licenziamento. Come spesso accade, un episodio apparentemente triste ha rappresentato un’occasione per cambiare, in meglio, la sua vita.

 

“Lavoravo nel largo consumo: in altre parole dovevo convincere le persone a consumare cose di cui non avevano bisogno. Eppure mi consideravo fortunato: ero un ragazzo giovane, in carriera, con un lavoro fisso. Piano piano però ho preso consapevolezza… e a quel punto non si torna più indietro. Quando sono stato licenziato ho deciso di iniziare a fare quello che veramente mi piaceva. Ho fatto così in Francia un’esperienza con la rete WWOOF. Gradualmente ti rendi conto che non hai bisogno di fare un mutuo di 30 anni per comprarti una casa, di lavorare per pagare le tue bollette: ci sono tantissime cose che si possono fare. Non c’è niente da inventare: bisogna solo riscoprire”.

 

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I soldi sono quindi meno importati di quanto siamo abituati a credere? “Noi sovrastimiamo sempre l’importanza dei soldi. In realtà mi sto rendendo conto con esperienze concrete che ci sbagliamo. Abbiamo incontrato in questi mesi dei viaggiatori che stanno girando il mondo a piedi, e lo fanno completamente senza soldi, grazie al contributo e all’ospitalità delle persone che incontrano. Non si tratta di ‘barboni’: sono giornalisti, viaggiano e documentano tutto quello che fanno”.

 

“Apriti al mondo e il mondo si aprirà a te: sembra retorica, invece è proprio così! Se hai un atteggiamento positivo nei confronti della vita e accetti le cose per come vengono, il destino ti dà una mano”.

 

“Non è solo una questione di soldi – continua Marco – bisogna rendersi conto dell’umanità delle persone e anziché lottare dovremmo goderci questo mondo, le sue ricchezze e vivere felici. Invece ci creiamo mille problemi, siamo costretti da mille condizionamenti, siamo individualisti. Piano piano c’è chi se ne sta rendendo conto. Quando chiedi alle persone qual è il loro obiettivo tutti ti rispondono che vogliono essere sereni, tranquilli e vivere decentemente.

 

Abbiamo tutti gli stessi desideri ma poi veniamo ‘drogati’ da questo sistema che ci devia. Così la maggiorparte delle persone investe la sua vita in un lavoro che spesso però non corrisponde ai propri interessi. È così che entri in crisi, ti senti insoddisfatto, ti rendi conto che stai conducendo una vita che non è la tua e non te ne accorgi neanche, perché non hai neanche il tempo di ascoltarti, preso come sei dai ritmi frenetici. Lavoriamo così tante ore che non abbiamo il tempo di pensare, di godere della famiglia e di tutto il resto. Non voglio generalizzare ma spesso è così, anche per me prima lo era”.

 

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Abbiamo chiesto a Marco quali sono stati i momenti più belli di questi mesi in viaggio.

“Questi mesi sono stati tutti belli. Per me è stato bello, soprattutto, scoprire che non c’è bisogno di tanti soldi e che nel momento in cui hai bisogno il destino ti aiuta”.

 

Parlando con Marco ci rendiamo conto che questo viaggio rappresenta per lui e Tiphaine la realizzazione di un sogno e nel contempo un viaggio dentro se stessi che, probabilmente, li porterà a tornare in Italia. Perché?

 

“Penso che l’Italia sia tra i posti più belli al mondo. È qui che vogliamo tornare, portando nelle nostre valigie una serie di esperienze e di apprendimenti pratici e spirituali. La nostra idea per quando torneremo in Italia è quella di avviare un progetto sostenibile, ad esempio una fattoria didattica all’insegna della sperimentazione in bioarchitettura”.

 

“L’Italia è un Paese fantastico che non corrisponde a quell’immagine fatiscente che ci viene trasmessa. Non è vero che non c’è niente in Italia: ci sono tantissime persone che vogliono cambiare, che lo stanno già facendo, senza lamentarsi. Cambiando il nostro atteggiamento ci accorgeremo che c’è già tutto: bisogna solo scoprirlo”.

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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