Ambiente, differenziata e RAEE: italiani sempre più sensibili, informati e consapevoli

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Da una recente indagine emerge che gli italiani sono sempre più interessati e consapevoli in materia di ambiente, raccolta differenziata e corretto smaltimento dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Le risposte sono positive e i risultati molto incoraggianti, anche se si può ancora – e si deve – migliorare.

 

Sono stati presentati a Roma i risultati di un’indagine sulla consapevolezza degli Italiani in materia di ambiente, raccolta differenziata e RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). La ricerca, intitolata “Conosciamo l’ambiente?” e realizzata da Adiconsum  (Associazione di consumatori) ed Ecodom  (Consorzio Italiano Recupero e Riciclo Elettrodomestici), dimostra che gli italiani hanno un’elevata sensibilità verso i temi ambientali.

 

L’indagine è stata realizzata nell’ultimo trimestre del 2014, sottoponendo a 2.500 consumatori un questionario online suddiviso in tre parti, che riguardavano

1) la conoscenza della questione ambientale in generale,
2) la conoscenza specifica dei RAEE (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche),
3) le problematiche della raccolta differenziata (nel proprio Comune/a livello locale).

 

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L’obiettivo era quello di rispondere a domande quali: “che rapporto hanno gli italiani con l’ambiente? adottano comportamenti sostenibili anche nella vita di tutti i giorni? hanno informazioni adeguate su come differenziare i rifiuti? sanno dove smaltire il vecchio cellulare, la lavatrice o il frigorifero?”.

 

 

Ma andiamo con ordine. Per quanto riguarda il tema della qualità ambientale, solo il 13% degli intervistati ritiene che la qualità dell’ambiente in cui vive sia “buona” o “ottima”, mentre un 40% afferma che è “discreta” e per il restante 47% è “sufficiente” o “scarsa”. Un dato molto interessante è che l’83% del campione dichiara di sentirsi “moltissimo” e “molto” responsabile e coinvolto in prima persona della salvaguardia dell’ambiente, anche se – al tempo stesso – il 71% sostiene che le responsabilità maggiori non siano da attribuire ai singoli ma piuttosto alle istituzioni.

 

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Fonte: indagine DOXA per Ecodom

 

Rispetto al secondo tema, le risposte sono positive e incoraggianti: il 70% degli intervistati, infatti, è in grado di dare una definizione corretta di RAEE e il 90% afferma di essere informato che è obbligatorio fare la differenziata anche per le apparecchiature elettriche ed elettroniche. Per quanto riguarda lo smaltimento dei grandi elettrodomestici o “bianchi” (frigo, lavatrice, lavastoviglie, ecc.), il 74% del campione dichiara di averli portati personalmente all’isola ecologica e il 26% di essersi avvalso del ritiro a domicilio effettuato dalla locale azienda di igiene urbana. Per lo smaltimento dei piccoli elettrodomestici, invece, solo il 10% ammette di averli buttati nel sacco della spazzatura o nel cassonetto, mentre il restante 90% dichiara che lo smaltimento corretto consiste nel portarli all’isola ecologica.

 

Un dato singolare e degno di nota che emerge dall’indagine è che nessuno degli intervistati ha mai riconsegnato un piccolo elettrodomestico rotto al proprio negoziante. Eppure, già dal mese di aprile dello scorso anno, esiste l’obbligo da parte dei negozi con superficie superiore ai 400 mq del ritiro “uno contro zero” dei RAEE di piccole e piccolissime dimensioni. È possibile, cioè, consegnare un piccolo elettrodomestico da smaltire ad un rivenditore di grandi dimensioni senza alcuna spesa e, soprattutto, senza essere obbligati a comprarne uno nuovo. Fino a marzo 2014 era in vigore l’obbligo del ritiro “uno contro uno”, cioè il grande rivenditore, al momento dell’acquisto di un RAEE di piccole dimensioni, era obbligato a ritirare e smaltire il vecchio elettrodomestico del cliente, ma di questa vecchia norma, solo il 60% del campione ne conosceva l’esistenza.

 

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Ma veniamo alla raccolta differenziata: solo il 31 % del campione giudica “ottimo” o “buono” il sistema di raccolta differenziata del proprio Comune, il 22% lo giudica “discreto” e la restante metà (47%) “sufficiente” o “scarso”. L’intervista, inoltre, fa luce su una serie di importanti problematiche e criticità che dovrebbero essere affrontate e risolte al più presto: il 57% del campione ritiene inadeguato il locale servizio di raccolta a domicilio, il 29% ritiene troppo complicata la suddivisione dei rifiuti e il 14% ritiene troppo limitati gli orari di apertura delle isole ecologiche.

 

La ricerca, infine, ha evidenziato come gli italiani che hanno risposto a questa indagine costituiscono un campione di per sé molto interessato alle questioni ambientali. I promotori dello studio sottolineano, giustamente, che i rispondenti sono stati reclutati attraverso i siti di Ecodom e Adiconsum, la pagina Facebook e il canale Twitter di Adiconsum e tramite invio alle rispettive mailing list e che, quindi, appartengono ad un target già orientato alle tematiche ambientali. Di conseguenza, le opinioni e i comportamenti emersi vanno letti come provenienti da una popolazione sensibile e informata sul tema e non possono essere rappresentativi dell’intera popolazione italiana.

 

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Tuttavia a questa indagine va il merito di aver consentito ai cittadini di esprimere la propria opinione sulle criticità presenti sul territorio, segnalando errori, insufficienze o inadempienze nella gestione dei rifiuti da parte degli enti locali e le mancanze dal punto di vista della corretta informazione al cittadino. Riguardo allo smaltimento dei RAEE in modo particolare, lo studio dimostra quanta strada sia stata compiuta negli ultimi anni per sensibilizzare e informare i consumatori sul loro corretto smaltimento, anche se resta ancora poco diffusa la consapevolezza sul reale livello di inquinamento prodotto dagli elettrodomestici dismessi.

 

“La conoscenza è il primo passo verso la consapevolezza”, ha dichiarato Giorgio Arienti, Direttore Generale di Ecodom, commentando i risultati del sondaggio. “Avere ben chiaro che il futuro dell’ambiente in cui viviamo è nelle nostre mani è un ottimo punto di partenza La conoscenza, però, è solo uno dei due elementi che servono per decidere. L’altro elemento è la volontà. La volontà di ciascuno di noi, che con i propri comportamenti può giocare un ruolo decisivo nel trasformare un ‘rifiuto’ in una ‘risorsa’ per il Paese; ma anche la volontà delle Istituzioni, cui spetta il compito sia di informare che di mettere a disposizione dei cittadini norme più semplici e servizi ambientali adeguati. È fondamentale che i consumatori siano a conoscenza di tutte le modalità disponibili per effettuare correttamente la raccolta differenziata dei RAEE. L’industria del riciclo degli elettrodomestici, quella virtuosa, soffre in Italia di un vero e proprio ‘nanismo’, perché gestisce solo 240.000 tonnellate di RAEE all’anno invece delle 800.000 che si generano ogni anno”.

 

 

Una ricerca del 2012 effettuata per conto di Ecodom da United Nations University, IPSOS e Politecnico di Milano, infatti, ha evidenziato che ogni italiano dismette quasi 13 kg di RAEE all’anno, ma di questi solo 4 kg (molto lontani dall’obiettivo della nuova Direttiva europea sui RAEE fissato a 12 kg/abitante/anno entro il 2019) vengono intercettati dal sistema gestito dai produttori di AEE-Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, che garantisce il pieno rispetto della normativa vigente e la tutela ambientale.

 

Ciò significa che in Italia ci sono altri 9 kg per abitante – pari a circa 600.000 tonnellate all’anno – che si disperdono lungo vie non sempre legali ed eco-friendly: operatori che, seppur in possesso delle autorizzazioni, adottano processi semplificati che puntano alle materie prime seconde più remunerative senza curarsi delle sostanze inquinanti contenute nei RAEE; soggetti che tolgono dai RAEE solo le parti economicamente interessanti e abbandonano il resto in discariche abusive oppure operatori che esportano in modo illegale verso Paesi extraeuropei (Ghana, Nigeria, India, Cina) dove il trattamento è effettuato senza rispetto per le questioni ambientale, umana e sociale.

 

 

Con questa analisi, Adiconsum e Ecodom hanno voluto attirare l’attenzione sull’anello iniziale della catena di gestione dei RAEE domestici – il cittadino italiano – perché questo sembra essere il tratto della catena in cui si verificano le maggiori “perdite”.
“Questa indagine”, ha sottolineato Pietro Giordano, Presidente nazionale di Adiconsum, “rappresenta un punto di arrivo ed al contempo di ripartenza di un percorso più ampio che stiamo portando avanti per promuovere un modello di mercato non più sterile e incentrato solo sul profitto, ma proiettato verso la sostenibilità. Una sostenibilità che, a nostro avviso, deve essere coniugata su più fronti: economico, sociale, ed infine, ma non ultimo, ambientale, che non possono prescindere l’uno dall’altro. La sostenibilità ambientale ha potenzialità enormi per lo sviluppo del Paese. All’informazione e alla consapevolezza dell’importanza dello smaltimento va accompagnata l’informazione e la consapevolezza dell’importanza del recupero e del riciclo”.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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