Io faccio così #59 – Stefano Soldati: la permacultura applicata all’abitare

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Il viaggio attraverso l’Italia che Cambia torna ad una delle tappe di partenza, a Nuoro, dove al termine di una seduta plenaria di permacultura nel novembre 2012, è stata raccolta la testimonianza di Fabio Pinzi, uno dei maggiori esponenti di questo metodo. In quella stessa occasione ha parlato della propria esperienza anche Stefano Soldati, uno dei fondatori dell’ “Accademia Italiana di Permacultura” oltre che proprietario e (auto)costruttore della prima casa di paglia italiana: la Boa, abitazione e azienda agricola biologica.

 

 

Stefano proviene dal settore agricolo e agronomico, per anni si è occupato di agricoltura convenzionale e poi biologica. In occasione di un convegno a cui ha partecipato come relatore sul tema degli OGM, grazie ad un volantino è venuto a sapere dell’avvio del primo corso di permacultura in Italia. Era il 2000 quando Richard Wave dell’“Accademia spagnola di Permacultura” inaugura questo primo ciclo di lezioni che verrà poi seguito da una lunga serie di edizioni negli anni successivi.

 

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Dopo una lunga formazione e un apprendistato di trasferte internazionali tra Inghilterra e Sud America, dal 2004 Stefano è anche insegnante. Ma precisa, “non voglio istruire nel senso accademico del termine, piuttosto direi che mi sforzo di evocare conoscenze che sono naturalmente insite in noi”. Il primo istinto seguito dall’uomo primitivo non appena uscito dalla caverna è stato quello di raccogliere rami, foglie e terra per costruirsi un riparo. “Il mio lavoro è solo quello di innescare un processo interiore che aiuti a risvegliare l’istinto e la sensibilità che fin dalla nascita abbiamo tenuto chiusi in gabbia”.

 

La prima volta che Stefano ha sentito parlare di case in balle di paglia era il 2000, quando ancora frequentava il corso di Richard Wave. Grazie a questa prima formazione e poi all’aiuto di altri due esponenti internazionali della permacultura, Barbara Jones e Bee Rowan, si è dedicato all’edificazione della prima casa in paglia italiana, la Boa, sua attuale abitazione.

 

 

“La fregatura è che una volta entrato in contatto con questo mondo”, scherza Stefano, “ti entra dentro completamente, ti permea il sangue e le ossa e non riesci più a farne a meno”. La permacultura per Stefano non è solo un metodo da applicare in un settore specifico, separato dal resto della vita. Il pensiero e la filosofia che le stanno dietro guidano la sua vita quotidiana in ogni singola azione. “La cosa più appagante”, ammette, “è riscontrarne i benefici nelle azioni di ogni giorno”.

 

La prima casa di paglia in Italia autocostruita da Stefano Soldati sotto la guida delle esperte Barbara Jones e Bee Rowan

La prima casa di paglia in Italia autocostruita da Stefano Soldati
sotto la guida delle esperte Barbara Jones e Bee Rowan

 

Partendo dalla consapevolezza che l’attuale modello di sviluppo è incompatibile con la sopravvivenza stessa dell’ecosistema terrestre, la permacultura definisce una progettazione sostenibile a tutto tondo, che abbraccia ogni aspetto della vita dell’uomo. Per questo Stefano sottolinea che la sostenibilità è il filo conduttore di tutta la sue esistenza: non solo nel modo di fare agricoltura ma anche nell’abitare, nel lavorare e nel gestire i rapporti umani.

 

I principi su cui si basa sono universali e a volte per comprenderli basta anche soltanto osservare con attenzione la natura intorno a noi. Quando viaggiamo ci capita spesso di attraversare una campagna fatta di terreni coltivati ma completamente spogli, ma se ci sforziamo di pensare allontanandoci dagli schemi a cui siamo abituati, ci rendiamo conto che in natura nessun campo è mai completamente spoglio.

 

Stefano fornisce un esempio concreto per ricordare uno dei precetti fondamentali della permacultura: il problema è in realtà la soluzione. “Se in natura ogni campo produce un manto per tenere coperta la terra, è perché in questo modo viene conservata la fertilità. Quelle che per l’uomo sono piante infestanti, in natura sono il rimedio più normale possibile. Per questo arare un terreno significa infliggergli una ferita mortale”.

 

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Intuito, istinto, sensibilità. Ma anche buon senso. Negli anni Stefano ha capito che è inutile ostinarsi a lavorare per chi non è minimamente intenzionato a mettere in discussione i metodi tradizionali, o meglio, diventati tradizionali solo negli ultimi cinquant’anni. Quando ha iniziato a occuparsi di agricoltura biologica nessuno sapeva nemmeno cosa fosse l’omeopatia, oggi le persone interessate a un cambiamento sono esponenzialmente aumentate. “Sono una persona realistica e mi rendo conto che rappresentiamo numeri piccoli su scala, ma la domanda è cresciuta tantissimo”.

 

Di solito le persone mettono in discussione i propri modelli all’indomani di grandi catastrofi e oggi, secondo Stefano, la crisi potrebbe essere un pretesto per cominciare a cercare alternative nuove. “E la permacultura è un’alternativa fantastica”, conclude.

 

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