Io faccio così #61 – I Preparatori d’uva Simonit e Sirch: “ecco come si produce il vino di qualità”

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Nobilitare e innovare l’antico mestiere del potatore per gestire al meglio i vigneti e produrre vini di grande qualità. Da una sintesi fra tradizione e attualità nasce il metodo di potatura Simonit&Sirch, risultato di oltre vent’anni di ricerca per trovare la soluzione migliore per la salute della vite e per la conservazione del patrimonio viticolo, oggi compromesso dalle forme di intervento invasive che si sono diffuse negli ultimi decenni.

 

“I potatori di un tempo sapevano bene come preservare la salute di una vite, la stessa filosofia guida la nostra mano”.

 

La storia dei “Preparatori d’uva” Marco Simonit e Pierpaolo Sirch è partita circa 25 anni fa dall’osservazione delle piante e, in particolare, della morfologia della vite. Perché oggi le piante di vite si ammalano prematuramente e a vent’anni, quando dovrebbero essere nel pieno della loro attività produttiva, invece si deprimono? Da questa riflessione ha preso il via un’intensa attività di ricerca che ha portato i due agronomi a girare molti Paesi, per visitare i vecchi vigneti europei e confrontarsi con i potatori più anziani, analizzando lo stato di salute delle loro viti e apprendendo il loro modo di potare.

 

Marco Simonit e Pierpaolo Sirch si sono quindi resi conto che i vigneti più longevi presentavano delle caratteristiche comuni e, d’altra parte, hanno constatato i danni che vengono inferti alla pianta dalle potature invasive che caratterizzano la moderna viticoltura.

 

“La pianta di vite – ci spiega Marco – per vivere sana e a lungo ha bisogno di creare una struttura che noi chiamiamo ‘ramificata’. Tale struttura si accresce naturalmente con il tempo: non possiamo pretendere che una pianta a vent’anni occupi lo stesso spazio di una pianta appena nata”. Eppure oggi la viticoltura tende ad ignorare questo fondamentale principio, con gravi conseguenze per la salute delle viti. “L’intervento invasivo dell’uomo, funzionale ad abbattere i costi e a competere con le viticolture del mondo, fa sì che la pianta venga costretta, con la maniera usuale di potare le viti, ad assumere forme e dimensioni omologate”.

 

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“Dagli anni ’70 – prosegue Marco – si è diffusa infatti la tendenza verso una semplificazione delle forme: si è passati così da forme espanse, identificabili e belle ad un’unica forma. La bellezza, anche da un punto di vista paesaggistico di una vigna, non viene quindi più valutata in base alle tipicità morfologiche delle piante ma, al contrario, viene associata alla loro geometria ordinata”.

 

Il problema, ovviamente, non è puramente di natura estetica. “La reazione al taglio mette a rischio la salute del legno, che è l’elemento vitale della pianta. Gli interventi invasivi che in molte grandi aziende le piante ricevono ogni anno compromettono la produttività della pianta e la sua capacità di adattarsi alle stagioni e possono avere conseguenze anche patologiche: la pianta, cioè, si può ammalare”.

 

Quale soluzione? “Abbiamo compreso – spiega Marco – la necessità di rispettare la struttura principale della pianta e quindi intervenire solo sui rami giovani e senza intaccare le parti del legno vecchio. Il nostro sistema si propone di favorire il buon flusso linfatico all’interno della pianta. Partiamo dal presupposto che la pianta non può vivere a lungo se viene continuamente ferita e riportata indietro, e accettando quindi che la pianta nel corso degli anni occupi sempre più spazio”.

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“Del resto quello che noi stiamo facendo oggi esisteva già nel passato: noi lo abbiamo recuperato e applicato alla viticoltura di oggi”. Il Metodo Simonit&Sirch, insomma, raccoglie il meglio della tradizione viticola per metterlo al servizio di chi ama la vite, vuole renderla sana e longeva e ottenere vini di ottima qualità.

 

Tradizione, innovazione, saper fare e rispetto delle specificità (delle piante, dei luoghi e delle aziende). Sono questi i principi fondamentali su cui si basa l’attività di formazione portata avanti dai “Preparatori d’uva”. Il team, oggi composto da 20 tecnici, dal 2003 si dedica al recupero del mestiere del potatore con strumenti di formazione e altre attività collaterali di sensibilizzazione.

 

Il Metodo Simonit&Sirch  viene applicato in oltre 130 aziende italiane ed europee. “Noi formiamo gli operai delle aziende, fornendo loro gli strumenti per intervenire nel modo meno invasivo possibile sulle piante, per prevenire il deperimento dei vigneti e nel rispetto di quelle che sono anche le esigenze dell’azienda. Organizziamo quindi giornate con i gruppi dei potatori per trasferire questo know-how e per sollecitare nell’operatore la criticità necessaria per essere autonomo”.

 

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“Il ‘saper fare’ infatti è fondamentale anche per far sì che, piuttosto che tendere all’omologazione, ci si possa adattare alle varie situazioni. Non vogliamo dare una metodologia ma piuttosto suggerire un approccio che permetta poi di modulare la modalità di intervento in base alle specificità”.

 

La logica del ‘saper fare’ ha ispirato anche la nascita della Scuola Italiana di Potatura della Vite di Simonit&Sirch  che, nata nel 2009, conta oggi 13 sedi. I corsi sono aperti a tutti e per gli studenti la partecipazione è gratuita. “Senza presunzione, siamo convinti che noi siamo all’inizio di una rivoluzione epocale per la nostra vitivinicoltura. Resta ancora molto da fare, ma le nostre scuole stanno dando un segnale forte, ad esempio”.

 

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Il sito “Simonit&Sirch – Preparatori d’uva”