Io faccio così #68 – Crescere e imparare con il metodo naturale: la scuola primaria di Belaso

_MG_1749

In una congiuntura economica tanto complicata per l’istruzione scolastica, credere nel proprio lavoro può diventare complicato per gli insegnanti. Ma esistono scuole che ce la fanno e che diventano esempio di eccellenza perché mantengono i personali modelli di riferimento anche nelle difficoltà.

 

 

Oggi parliamo della scuola primaria di Belaso, una frazione di Santo Stefano in provincia di La Spezia, dove Donatella Mezzani – insieme alle sue storiche colleghe Monica Veneri, Sandra Silvano e Pina Nulli – da anni insegnano nell’istituto seguendo i principi del metodo naturale di apprendimento per imparare a leggere e scrivere. Il territorio circostante della Val di Magra ha vissuto per anni intorno all’attività dell’ex Ceramica Vaccari, oggi chiusa, per la quale gli operai sostenevano turni di lavoro molto pesanti e per questo, all’epoca, si batterono per una scuola a tempo pieno dove poter lasciare i propri figli.

 

Anche dopo la chiusura dell’industria, l’istituto ha mantenuto il tempo pieno e alcune insegnanti hanno così avuto la possibilità di adottare il metodo naturale, per cui le ore di lavoro in classe sono un presupposto fondamentale per la buona riuscita dell’apprendimento. “Questo metodo è come un uovo di colombo e la sua bellezza sta forse proprio nell’apparente banalità” spiega Donatella, una delle maestre.

 

 

_MG_1749

Donatella Mezzani

 

Grazie a questo tipo di insegnamento la conoscenza non viene calata dall’alto, al contrario viene lasciato ai bambini il tempo di arrivare autonomamente alle informazioni necessarie per raggiungere la conoscenza. Ma non si tratta di alunni abbandonati a sé stessi, i piccoli allievi sono affiancati passo dopo passo nel processo di apprendimento attraverso la creazione di una serie di stimoli, oltre che di un contesto che aiuta nel conseguimento degli obiettivi. Si parte dal presupposto che ognuno ha dentro di sé gli strumenti necessari per arrivare a strutturare il linguaggio in forma scritta, ma ogni bambino ha tempi e livelli diversi.

 

Prima di mettere nero su bianco l’ortografia convenzionale i bambini comunicano attraverso proprie forme di espressione non convenzionali. L’insegnante non punta a correggerli ma ad affiancarli in quel processo che li porterà nel tempo, attraverso varie fasi, al risultato finale. “Quello che facciamo è farci spiegare i concetti che hanno riprodotto nel loro codice personale”, illustra Donatella, “per poi tradurlo nella nostra scrittura convenzionale”.

 

Una delle particolarità di questo istituto è la diversificazione degli spazi. Non ci sono soltanto le aule in cui si svolgono le lezioni frontali ma anche altri ambienti in cui i bambini possono giocare e interagire con gli altri compagni. Nella scuola sono presenti ad esempio una biblioteca ben fornita che condivide i propri volumi con le altre strutture scolastiche della valle; e la “Casa dei Suoni” (anche questa a disposizione di tutta la Val di Magra), un ambiente dedicato ai bambini diversamente abili per la fruizione e produzione di suoni e ritmi.

 

_MG_1756

Daniel Tarozzi visita la scuola di Belaso

 

Anche questa eccezionalità” – sottolinea Donatella – “dovrebbe far parte della quotidianità di ogni bambino”. La condivisione degli spazi è rappresentativa di un altro aspetto fondamentale del metodo naturale che è quello dell’apprendimento cooperativo. I bambini si aiutano gli uni con gli altri e in questo modo oltre ad ottimizzare i risultati gli viene trasmesso il concetto di coesione che è una componente importantissima per lo sviluppo della società del futuro. “Solitamente sistemiamo i bambini, seguendo una rotazione periodica, in piccoli gruppi da tre o quattro”, chiarisce l’insegnante di Belaso, “all’interno dei quali sono presenti alunni che si trovano a vari livelli di apprendimento, in modo che si possano correggere e stimolare tra loro”.

 

Ovviamente non viene data percezione della differenza tra i vari livelli, i bambini non sono consapevoli di chi sta più avanti o più indietro perché non esistono i concetti di meglio o peggio: esistono solo bambini che si esprimono in maniere differenti ed è compito degli insegnanti fare in modo che nessun allievo senta di avere qualcosa in meno rispetto agli altri. E gli stessi valori di coesione e cooperazione regolano anche le relazioni tra gli insegnanti, perché ognuno di loro è convinto che nessuno è in grado di farcela da solo.

 

_MG_1801

 

 La maestra chiarisce che questo tipo di apprendimento è molto più lento di quello tradizionale perché segue le tempistiche naturali, appunto. E affidarsi alla lentezza in un’epoca che ci impone di produrre sempre di più e più in fretta è senz’altro una sfida importante. “I presupposti per la buona riuscita del metodo naturale sono la conquista della fiducia dei genitori attraverso il continuo dialogo con loro”, considera Donatella, “e la capacità da parte dell’insegnante di reggere l’ansia da prestazione in una società che ti chiede continuamente di fare presto e bene”. D’altronde la maestra Donatella fa presente che l’obiettivo delle scuole primarie non dovrebbe essere quello di imparare una mole spropositata di informazioni ma piuttosto di apprendere il modo in cui studiarle.

 

Gli ingredienti fondamentali che elenca Donatella per la riuscita dei propri progetti sono l’amore per il proprio lavoro, una buona dose di entusiasmo e la cooperazione tra insegnanti, direttori scolastici e genitori. “Tutti insieme ce l’abbiamo fatta” – conclude Donatella – “non siamo l’Italia che cambia ma l’Italia che ce l’ha già fatta. Perché la scuola siamo noi”. 

 

Visualizza la scuola di Belaso sulla Mappa dell’Italia che Cambia!

 

Per saperne di più leggi:

 

io-faccio-cosi-libro-70810Daniel Tarozzi

Io faccio così
Viaggio in camper alla scoperta dell’Italia che cambia