#biellesechecambia 3 – Da Sala Biellese a Mongrando

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Ci svegliamo davanti ad una ottima colazione: potevamo scegliere cosa preferivamo tra tè, caffe e latte, croissant e quant’altro. Marco di Andirivieni beve la sua tazza di latte insieme a noi. Era già lì dalle 7 del mattino e ieri sera aveva ancora avuto tempo di fare una prova con il suo gruppo blues. Ci raggiunge Elisa che ci accompagnerà nelle tappe odierne, a partire dalla Casa delle Capre .

 

 

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Arriviamo e notiamo subito la vibrante energia di Daniela che ci accoglie con un sorriso grande così e subito ci racconta della sua attività con il marito Massimo. Cosa ci faranno un elettricista trevigiano ed una canavese addetta alla ristorazione a Sala Biellese? Curano e portano avanti la loro piccola fattoria, trovata dopo una lunga ricerca avvenuta durante la gravidanza di Stefania. Hanno deciso di cambiare vita. Così lei si occupa della produzione e vendita del formaggio e lui delle piccole bestiole nella stalla adiacente.

 
Più che a Km 0 possiamo parlare di metro 0. Il latte appena munto viene subito girato a Daniela che lo trasforma in formaggio. Tome, tomini, robiole e crescenza, ma non solo. Veniamo inondati da tantissime ed interessanti informazioni sulla loro produzione. Ci tiene a precisare che non utilizza conservanti all’interno dei prodotti. I loro ritmi di vita sono particolari: capita a volte di far pranzo alle 16. Con anche due piccoli marmocchi da seguire non è facile. Passiamo a visitare la stalla, il regno di Massimo. Ci racconta di come è difficile gestire le capre.

 

A differenza di quanto si possa immaginare sono difficili sul cibo: mangiano fieno solo se di buona qualità. Inoltre, quando sono in calore, sono particolarmente energetici. I maschi si auto coprono di sperma e vanno in cerca di spasimanti. Con dispiacere, ammettono di aver avuto qualche difficoltà nell’ambientarsi nel biellese. Vengono infatti chiamati i forestieri di Sala Biellese. Gli piacerebbe trovare maggiore apertura nella comunità. Lei ha imparato tutto da sola, informandosi e usufruendo delle conoscenze recuperabili anche su Internet.
 

Arriva così ora di pranzo e Daniela e Massimo sono così gentili da farci assaggiare le loro ottime tome, la crescenza e la ricotta, accompagnati da vino, prosciutto e pane. Ci stanno abituando davvero bene, che fantastica accoglienza! Li ringraziamo e li salutiamo. Nel pomeriggio gli attendeva la preparazione di ricotte e crescenza. Ci muoviamo di pochi metri verso il rifugio degli asinelli. Ci appisoliamo sotto un albero in attesa dell’incontro.
 
Ed ecco Rachele che ci presenta il rifugio degli asinelli di Sala Biellese, la sede italiana della no-profit “The Donkey Sanctuary” , che da oltre 40 anni è attiva in tutto il mondo in difesa degli asini in difficoltà. Ospitano più di 100 asini, muli e bardotti; arrivano da Italia, Grecia, Svizzera, Romania e Francia, spesso in seguito a situazioni di maltrattamento o abbandono. Passeggiando nei venti ettari di terreno ci presenta anche l’unico cavallo presente: l’hanno tenuto solo perché è il migliore amico di una asinella. Gli asini, infatti, si dividono in gruppi ed ognuno di essi ha un migliore amico. Notiamo una zona boschiva all’interno della quale vi sono gli asini più anziani. Hanno deciso di lasciarli in questa più selvatica per mantenere la vitalità e la reattività degli animali, stimolando la loro attenzione ed evitando troppi momenti noiosi. Ci racconta del caso, finito anche sui giornali, dei quattro Asini di Zaia.

 

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Era un progetto iniziato nella provincia di Trento da parte del Presidente della Regione per ripulire le strade con gli asinelli. Dopo il clamore dato dalla notizia, in poco tempo gli asini sono stati abbandonati e infine ricollocati proprio nel rifugio dove siamo oggi. Il Sole si fa più insistente e Rachele mette gli occhiali da Sole, dicendoci di come combattono l’utilizzo, soprattutto in zone turistiche degli “Asini Taxi” che accompagnano i turisti per alcuni metri, rovinandone inevitabilmente la loro spina dorsale. Il suo sogno è che non vi sia è più necessità di un posto come il rifugio degli asinelli: significherebbe aver educato a sufficienza la persone a trattarli con rispetto e dignità. Con queste parole ci salutiamo e arriviamo a Biella per riprendere in mano le nostre bici, gentilmente riparate da Giuseppe, Antonio ed Emilie.

 
Ringraziamo Elisa che ci ha accompagnati quest’oggi e risaliamo in sella. A Mongrando, nella piazza centrale, c’è Alberto che ci attende e ci indica la strada per raggiungere la sua casa; nel mentre sarebbe passato da Marcellino Pane e Vino a prendere un pintone di vino per la serata. Ha pagato in SCEC  e non in Euro. Ci chiediamo se per caso siamo arrivati in un’altra nazione senza accorgercene. Cosa sono gli SCEC? Ce lo spiega proprio lui nella sua rustica e accogliente cucina, mostrandoci queste strane ed affascinanti banconote. Ci tiene a ricordare il significato denso e profondo pezzo di carta. Un cittadino, iscrivendosi all’associazione, riceve gratuitamente 100 SCEC che li può utilizzare come una sorta di sconto in una attività che li accetta.

 

Se ad esempio una pizzeria aderisce a tale iniziativa e decide di accettare un pagamento in SCEC al 20 % significa che il consumatore pagherà 8 € e 2 SCEC. Riceve uno sconto. Tali SCEC danno la possibilità di generare un circuito economico basato sulla fiducia tra le persone che ne fanno parte e allo stesso tempo può creare e dare valore per la comunità, ricompensando in SCEC ad esempio il lavoro di volontari per la città, che possono essere così ricompensati in SCEC. Distintivo è l’anagramma presente sulle banconote: dal denaro al donare. Ci dice che l’economia deve essere al servizio dell’uomo e non viceversa. Troviamo subito un ottimo feeling con Alberto, nel mentre ci spiega il significato profondo del suo tatuaggio. Per meglio intendere il funzionamento dello SCEC vi rimandiamo al sito www.arcipelagoscec.net.
 
Allo stesso tempo sta portando avanti un altro progetto nel Biellese, chiamato PIEMEX. Il tutto era nato cinque anni prima in Sardegna, in un piccolo paese in cui la disoccupazione e la crisi stavano generando grosse difficoltà alla comunità locale. È entusiasmante ascoltarlo: crede immensamente nelle potenzialità di questi strumenti e spera che possa sempre più svilupparsi nel Biellese. Piemex, così come Sardex , è un circuito di credito commerciale all’interno del quale le aziende si scambiano beni e servizi utilizzando una moneta complementare denominata piemex.

 

 

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C’è la possibilità di andare in rosso a tasso 0 ed è un ottimo modo per rinvigorire l’economia della comunità locale e allo stesso tempo mette in relazione diversi soggetti. Dice che, a volte, ha la sensazione di aiutare gli assetati offrendogli acqua ma loro vogliono coca cola. Conclusa l’intervista passiamo alla parte più godereccia: una cena succulenta accompagnata dal pintone di vino che entro la fine della serata si è vuotato. È stata sicuramente una serata piacevole in sua compagnia, abbiamo parlato di tutto e di più: argomenti densi e profondi così come altri più leggeri e giocosi. È giunto il momento di riposare, domani ci attende un’altra intensa giornata!

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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