Chi si rivede, il treno

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E se fossero davvero finiti i tempi ruggenti delle auto? I mitici anni Sessanta, in cui la massima ambizione dell’italiano medio era comprare una automobile nuova fiammante? Il mito delle quattro ruote è così radicato nell’immaginario italiano che la “macchina” per eccellenza è proprio l’automobile.

 

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Ma basta aspettare un po’ (per la precisione, circa mezzo secolo) e come un pendolo, i corsi e ricorsi storici ricorrono e rispunta il treno. La vittoria del binario arriva sulla lunga distanza e grazie a tecnologie avanzate: l’alta velocità ha convinto un mucchio di italiani (seppure… a caro prezzo) a lasciare l’auto a casa.

Nonostante le polemiche sulle linee ad alta velocità, quando entra in esercizio persino gli italiani più macchinofili la apprezzano: nella tratta Roma-Milano il 65% dei viaggiatori usa il treno (era il 36% nel 2008), l’aereo crolla dal 50% al 24% e l’auto diminuisce dal 14 all’11%.

 

Notoriamente, aerei e auto hanno un impatto sull’ambiente assai maggiore di quello dei treni. Quindi, per un volta, comodità e basso impatto ambientale vanno a braccetto. Per di più, non si può nemmeno dire che sia una scelta dettata dalla convenienza: i voli Roma-Milano costano, spesso, più del treno. A quanto pare, quando esiste un’alternativa di trasporto più comoda e razionale gli italiani la preferiscono.

 

Lo dimostra anche il calo delle auto a Milano: dopo limitazioni al traffico in centro (a pagamento), bike sharing anche elettrico, nuove metropolitane, ora arriva anche il moto-sharing che affianca il car sharing (300 mila milanesi iscritti), e le auto immatricolate sono scese negli ultimi anni di 50 mila unità. Sempre tante: ma, quando esistono alternative sensate, il macchinofilo italiano cede il passo al mezzo pubblico. Forse, invece di polemiche e contrapposizioni, la via della mobilità sostenibile è più semplice di quello che si pensi: basta avere i fondi per realizzarla… A qualunque velocità si vada.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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