CommonsCamp: cosa succede quando l’innovazione sociale incontra la ruralità?

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Il Mallone é un piatto povero della tradizione contadina dell’entroterra campano. È un misto di erbe selvatiche di montagna rosolate in padella con patate e pane raffermo. Un piatto semplice, a parte per un particolare fondamentale: mentre ai giorni nostri in sostituzione delle suddette erbe molto spesso si usano le foglie esterne delle cime di rapa, un tempo erano proprio le prime –tra cui figurano carboncello, caccialepre, finocchietto selvatico, cicoria– ad esserne protagoniste indiscusse. La loro disponibilità, cambiando di stagione in stagione, forniva a chi le consumava, il giusto apporto di sostanze necessario all’essere umano per vivere meglio in un determinato periodo dell’anno.

 

Ascolto del territorio, quello mediterraneo. Riscoperta e ricerca. Tradizione contadina. Ruralità e innovazione. Questo, e molto altro, è Rural Hub , un posto dove anche il menu del pranzo è pretesto per alimentare un dibattito e per ragionare insieme sulla Rural Social Innovation, l’innovazione sociale applicata alla ruralità: un nuovo modello economico, che “mutua dal passato contadino valori utili al presente (frugalità, solidarietà, rispetto dell’ecosistema e tutela della biodiversità) e li traghetta nel contemporaneo grazie alle attuali tecnologie” (da ruralhub.it).

 

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Me lo spiega per primo Alex Giordano, a cui non servono presentazioni.
Lo incontro alla stazione di Salerno e da subito capisco che mi aspetta una settimana intensa alla residenza rurale “L’incartata”, in un angolo di Italia da cui non si può che imparare e dove ancora ti sveglia il gallo (e Nando, il ciuco).

 

È qui che si è svolto dal 29 giugno al 10 luglio 2015 Commons Camp: una 12 giorni che ha riunito persone con diversi background culturali e professionali – permacultori, makers, hackers, innovatori sociali, amministratori pubblici – per pensare, discutere e creare insieme intorno a un obiettivo comune: riprogettare la società del bene comune.

Per completare il quadro c’é Calvanico (SA), il contesto da cui non si può prescindere e a cui ci si rapporta con piacere. E i suoi attori – eroi più o meno consapevoli di una innovazione che parte dal basso: Aniello il pasticcere, la cucina titanica di Nino, la pasta e fagioli in piazza per tutto il paese, i castagni e le nocciole. Perché la vera Social Innovation é quella “emergente dal territorio”.

 

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La settimana di Collaborative Territories Lab, primo laboratorio del CommonsCamp, inizia proprio con un’immersione a capofitto in questo contesto con un workshop proposto dalla comunità globale e “think and do-tank” OuiShare.
I partecipanti si incontrano con alcuni abitanti del paese al Circolo Sociale Francesco Leone per i primi passi del processo: acquisire consapevolezza del contesto, mappare gli attori ed individuare le opportunità.

 

Tornati nel verde de L’Incartata iniziano 5 giorni di confronto, co-progettazione e dialogo informale fra associazioni, imprese e appassionati locali su tre tematiche: Spazi Collaborativi, Agricoltura Comunitaria e Turismo Sostenibile. Il tutto coadiuvato da interventi teorici di esperti e amici di Rural Hub come Luigi Corvo, Michele Osella e Francesco Martusciello.

 

Fine ultimo: porre le basi di un ampio e condiviso standard di conoscenze utili per lo sviluppo collaborativo dei territori. Il tentativo è quello di creare una serie di strumenti di open governance per fornire soluzioni e per favorire una mentalità di collaborazione all’interno di autorità locali e centrali, raggiungendo un punto di svolta in cui le pratiche collaborative diventano gli elementi chiave dello sviluppo strategico territoriale. In particolare, si vogliono attivare processi di progettazione partecipata con la cittadinanza, la pubblica amministrazione, le imprese, i residenti, e tutti gli attori locali proattivi.
Si co-progetta tutto, anche il programma e gli interventi.

 

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L’output della settimana sono “I 10 passi dell’Innovatore Sociale”, il viaggio che i partecipanti hanno svolto, diviso in fasi del processo e relativi strumenti metodologici, percorso con l’utente ultimo – che il Service Design vuole sempre al centro del progetto – e in cui si tenta di non tralasciare nessun aspetto come, per esempio, l’investigare la fattibilità del progetto e la sua sostenibilità economica e la valutazione dell’impatto nella catena del valore sociale.

 

Come tutti i luoghi dove si ritrovano personalità eccezionali non é necessario uscire da Calvanico per stuzzicare l’interesse e la voglia di ragionare insieme di molti, fra cui Giuseppe Civati, ospite e testimone dell’intenso work in progress settimanale, e Daniele Viotti, con il quale si é svolta nella yurta di Rural Hub l’esposizione finale dei risultati del duro lavoro del gruppo ed é andato in scena un interessante confronto su come normare e favorire un modello di economia collaborativa in Europa e sul ruolo della Pubblica Amministrazione. Partecipanti d’eccezione: le caprette de L’Incartata. Testimoni del cambiamento.

 

Qui il resoconto completo 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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