Esserci, fare, salvare: arriva in Italia il festival Vegan Attack

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Domenica 1 novembre si celebra il World Vegan Day, una giornata internazionale in cui i vegani di tutto il mondo si riuniscono per celebrare i diritti degli animali. In occasione di questa festa, Idee Vegan lancia il Vegan Attack, il primo festival a km zero, diffuso su tutto il territorio nazionale, che come un’esplosione si propagherà per tutta la penisola, raggiungendo ogni città, paese, piazza, locale pubblico o privato, trasformandola in uno spazio di informazione e scambio di idee, in un posto dove incontrare e incontrarsi con tutti coloro che stanno facendo la storia del cammino vegan, verso una società giusta nei confronti di tutti gli esseri viventi. Ne abbiamo parlato con Ilaria Beretta, tra le organizzatrici del festival e responsabile per la comunicazione.

 

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Iniziamo partendo dagli organizzatori di Vegan Attack. Chi siete?

 

Siamo un gruppo di lavoro di professionisti vegani che opera dal 2011 con il nome di Idee Vegan 
Abbiamo fondato le Pagine Vegan  nel 2012, il primo portale che riunisce tutte le realtà vegan al lavoro: aziende, prodotti, programmi, servizi, attivisti, professionisti, associazioni, giornalisti, speaker, ecc. Chiunque operi eticamente orientato può compilare il form e avere una pagina dedicata alla propria attività. E in questi giorni abbiamo lanciato il nostro nuovo progetto chiamato Vegan Attack, il primo festival diffuso per mettere in contatto tra loro tutte le energie e le realtà vegan senza chiedere loro di spostarsi.

 

Ci sono tanti festival oramai dedicati al mondo vegan. Perché avete sentito l’esigenza di creare il Vegan Attack?
Per tre ragioni. La prima è quella di realizzare un evento che attirasse l’attenzione pubblica sul Vegan Day senza però creare spostamenti e sprechi. Le persone che ruotano intorno al mondo vegan cercano spesso anche la sobrietà del vivere e, pensando a questo evento, abbiamo voluto ascoltare e sottolineare meglio questa caratteristica. Ci piace l’idea che ognuno possa contribuire al festival basandosi esclusivamente sulle proprie forze, ricevendo, però, contemporaneamente attenzione e visibilità. Il nostro scopo è quello di far emergere tutte quelle piccole realtà, attivisti o singoli individui, che, operando nell’ombra, contribuiscono invece a cambiare la percezione della vita quotidiana a favore del rispetto di tutti gli esseri viventi. Questo è il secondo motivo. Ultima motivazione, non meno importante, è quella che chi aderirà al Vegan Attack, riceverà e prenderà luce dalle proprie azioni e da quelle degli altri; questo è per tutti noi che aderiamo e per l’opinione pubblica che partecipa un segno di coesione e, speriamo, di forza e determinazione, per cambiare le cose.

 

Quando si svolgerà?

Questo primo Vegan Attack si svolgerà il 28, 29, 30, 31 ottobre e il 1 novembre, giorno del Vegan Day, in modo che tutte le iniziative convergano e trovino senso anche in questo giorno che per molti è solo una festività per stare a casa dal lavoro, per altri, è la festa religiosa di Ognissanti. Per una persona vegana, il 1 novembre è il giorno che formalizza e celebra la scoperta da parte dell’umanità della vita senza la violenza. Ogni persona che scopre questa filosofia di vita e cerca di praticarla, magari anche con indecisioni e zoppicature, a suo modo è un po’ santa, così come lo sono tutti gli animali nella loro innocenza.

 

Qual è la missione della vostra iniziativa?

La nostra missione più profonda è far comprendere a tutti la sofferenza animale, la bontà di stili di vita alternativi e la possibilità di metterli in pratica facilmente, “infilandoci” in ogni casa e “strisciando” sotto ogni porta. Ci piacerebbe far provare a tutti, ciascuno a suo modo, il piacere (e la soddisfazione) di fare una vita giusta, che non abbia crudeltà evidenti o nascoste. In seconda battuta, credo che ci sia anche la voglia di fare festa! Il 1 novembre è anche una celebrazione e un momento in cui possiamo partecipare, sbirciare tra le idee altrui, confrontarci: il mondo vegan è talmente variegato e in evoluzione che da ogni evento possiamo sempre imparare qualcosa. E da una manifestazione come il Vegan Attack, che convoglierà decine e decine di eventi, possiamo davvero sbizzarrirci, prendendo nuovi spunti.

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Perché aderire?

Se leggendo le domande e le risposte precedenti si è trovato qualcosa di condivisibile, bisogna iscriversi subito! Il motto di Vegan Attack è ESSERCI, FARE, SALVARE: queste sono le azioni quotidiane di ogni vegano. Con Vegan Attack c’è una mappa (del Tesoro) aperta, tutta da riempire, anche con semplici azioni. Se si ha un’attività commerciale o culturale, un servizio vegan da proporre o da mettere in evidenza, questi sono i giorni giusti. Se si ha un’idea è il momento di metterla in pratica. E poi credo che si possa aderire al Vegan Attack anche per simpatia e per allegria o semplicemente per il piacere di parteciparvi!

 

Dove potrebbe svolgersi il festival?

Nelle sale conferenza, nei locali pubblici, nei caffè, nei ristoranti, nelle piazze e in ogni luogo che vi viene in mente e che possa costituire uno “spazio” di riflessione etica condivisibile con altri.

 

Ci sono dei punti fermi, delle linee guida o ognuno ha la libertà di inventarsi il proprio Vegan Attack?

Il solo punto essenziale è che durante il festival accadano “fatti vegan”. L’obiettivo è di far luce su questo stile di vita, facendo emergere l’aspetto etico, informando correttamente sulla reale condizione degli animali usati nei vari ambiti e consigliando le valide scelte etiche che oggi più che mai bussano al cuore di molti. Tutti sono i benvenuti: ristoranti e caffè che propongono per esempio una degustazione, un’associazione che presenta il proprio progetto, un rifugio che apre le porte per far visitare gli animali liberati, il professionista o lo scrittore che racconta come si può vivere escludendo sempre di più crudeltà palesi e nascoste, insite nel quotidiano, l’azienda che vuole far conoscere e provare i propri prodotti scontandoli o organizzando un open-day nella propria sede, un cinema che fornisce la sala per una proiezione di un documentario o di un film, e ancora si può organizzare un concerto o anche un semplice punto informativo per strada. L’insieme di tutti questi eventi distribuiti su tutto il territorio nazionale contribuiranno alla realizzazione del Vegan Attack.

 

La partecipazione è gratuita? Quali servizi fornite a chi aderisce?

La partecipazione è gratuita per le associazioni o i singoli attivisti. A coloro, invece, che hanno un’attività commerciale, chiediamo di versare 20,00 Euro, per sostenere le spese di segreteria: volantinaggio, inserimento dell’evento sul sito, pubblicizzazione in rete e sui media cartacei, coordinamento di tutte le iniziative limitrofe, sostegno e cura a chi, partecipando da solo, potrebbe trovarsi in difficoltà o sentire di non farcela. Chi conosce Pagine Vegan sa come lavoriamo…

 

Distribuite, dunque, materiale del Vegan Attack? Come verrà pubblicizzato ogni singolo evento?

Per pubblicizzare il Vegan Attack, a chi aderirà forniamo: flyer, manifesto e locandina con possibilità di personalizzazione. Attualmente abbiamo fatto stampare 10.000 volantini da distribuire alle prossime fiere vegan, tra le quali il MIVEG di Milano a ottobre. Sul sito www.veganattack.it  si trova il programma aggiornato in tempo reale, gli aderenti sono subito messi, in evidenza, nella sezione “Programma” e la loro presenza verrà enfatizzata con altri comunicati stampa a cadenza regolare e altrettante newsletter. A metà ottobre, quando avremo un quadro completo dei partecipanti, decideremo se emanare, oltre il comunicato finale, comunicati specifici regione per regione o città per città, in modo da offrire una promozione continua e tenere sempre informata la stampa cartacea e web, anche capillarmente.

 

Il vostro comunicato stampa è uscito da pochissimi giorni. Avete già ricevuto adesioni?

Sì, certo! Abbiamo già una decina di adesioni. Adesso sta a tutti quelli che ne hanno avuto notizia di inventarsi qualcosa, organizzarsi: noi abbiamo aperto il salone delle danze e stiamo preparando la band…

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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