Food sharing, ricreare comunità partendo dalla fiducia

Tanti volontari da ogni parte del mondo si sono riuniti e hanno dato vita a Yunity, una piattaforma internazionale per la condivisione delle risorse, a partire dal cibo. Veronica Tarozzi, che ha preso parte agli WuppDays appena terminati, ha intervistato le persone che hanno partecipato a queste giornate di lavoro. Ecco l'ultima parte delle interviste ai volontari...

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Terminata l’esperienza degli WuppDays, vi proponiamo l’ultima parte dell’intervista realizzata ai tanti volontari presenti a Malo (Vicenza) per la realizzazione della neonata piattaforma per la condivisione delle risorse, Yunity.

 

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Dragon dreaming

 

Beata (Polonia)
Sono arrivata con un permesso di lavoro di sette giorni, ma poi mi sono sentita così bene che ho deciso di restare fino alla fine. Qui non stiamo facendo solo condivisione di cibo, ma stiamo cercando di cambiare la mentalità, l’approccio delle persone alla vita, in modo che il denaro possa diventare superfluo e le persone possano tornare a formare delle comunità. Personalmente ho uno stile di vita piuttosto tradizionale, ma non mi ci riconosco più. La differenza l’ha fatta un mio viaggio in India ed il fatto che ho realizzato le enormi disparità esistenti tra l’India e l’Europa e ne sono rimasta profondamente colpita.

 

L’esperienza degli WuppDays  è l’inizio di un cambiamento radicale, un cambiamento nel mio stile di vita: lavoro in uno studio legale da 5 anni e mezzo. Il mio capo aiuterà Yunity  dal punto di vista legale senza chiedere denaro per la prestazione. Si crea in questo modo una sorta di circolo virtuoso. Anche un altro avvocato ci aiuterà in questo progetto ed è già impiegato in un progetto spontaneo di condivisione del cibo. Il cibo è strettamente legato alla fiducia: in passato i re avevano qualcuno che provava il cibo per loro, ma anche oggi bisogna fidarsi dell’altro per ricevere cibo. La fiducia è ciò che ho conquistato qui. Una grande trasformazione nella mia vita.

Michael (USA)
Volevo venire qui nonostante la distanza perché ho sentito il profondo desiderio di voler partecipare al progetto. Un progetto per il quale ho nutrito da subito una grande fiducia, anche grazie al fatto che ho potuto verificare tramite il sito tedesco del food sharing, quanto erano già stati in grado di realizzare. Di qui ho voluto partecipare attivamente e contribuire con le mie competenze. Oltretutto sono di origine italiana e l’ubicazione era a dir poco perfetta per realizzare due sogni in uno: quello di partecipare ad un progetto in cui credo veramente e quello di conoscere l’Italia, il paese d’origine dei miei genitori. Il tutto con un tempismo davvero perfetto: nella mia compagnia è già da un po’ che non riescono a pagarci lo stipendio e così ho deciso di approfittarne per prendermi del tempo per esplorare altre possibilità e fare un’esperienza di cui farò tesoro a lungo.

 

Cibo offerto dalle aziende agricole e dai supermercati tedeschi

Cibo offerto dalle aziende agricole e dai supermercati vicentini e tedeschi

 

Anche la mia famiglia mi ha sostenuto ed incoraggiato a partire per questa bella avventura. Ciò che mi ha maggiormente commosso è stato rendermi conto di quanto 30 persone che prima non si conoscevano, abbiano saputo formare una comunità che è quanto di più vicino ci sia alla famiglia. Da subito mi sono sentito accolto calorosamente ed ho potuto apprezzare l’intelligenza, le competenze e l’enorme senso di empatia dei miei colleghi volontari e non ho avuto più alcun dubbio sul fatto che insieme potessimo creare qualcosa di grande.

 

Clemens (Germania)
Ho visto il video degli WuppDays  e ho pensato che la mia esperienza qui sarebbe stata utile e che le mie competenze avrebbero aiutato questo progetto ad essere un successo. Vivevo a Edimburgo ed ero già impegnato in un’organizzazione per la condivisione del cibo. Venire qui è stato molto proficuo perché siamo riusciti a dare il via ad un progetto importante. Anche il fatto che 30 persone abbiano deciso di lavorare qui e di prendersi il rischio di partecipare ad un progetto del genere, rinunciando ai propri impegni e riuscendo a parlare tutti la stessa lingua, in ogni senso, è davvero incredibile.

 

Neel (Germania)
Sono già stato impegnato nel food sharing per 2 anni, quindi per me è stato naturale pensare di contribuire al progetto. Mi ha sempre colpito particolarmente il fatto che nelle grandi città esista un chiaro problema di comunicazione anche tra vicini di casa. Vivo a Kiel, che pur non essendo una grande città presenta problemi di questo tipo. Voglio imparare di più sulla vita di comunità, sui progetti possibili e questo è un meraviglioso punto di partenza. Siamo riusciti a creare una piattaforma dal nulla in pochissimo tempo e anche dal punto di vista personale per me rappresenta un grande risultato. Questa è un’onda che andrà avanti nel tempo.

 

Matthias (Germania)
Sono già stato impegnato nel FS di Amburgo. Ho saputo degli WuppDays direttamente da Raphael  e Martin, non appena hanno cominciato a parlarne, anche se devo ammettere che sulle prime ho pensato che sarebbe stato molto difficile riuscire ad organizzarli in così poco tempo (era Maggio) e le cose erano ancora così confuse. Ora penso che venire qui a Malo per lavorare tutti insieme alla piattaforma, sia stata senz’altro una felicissima trovata: insieme abbiamo passato dei giorni formidabili e questo ci ha permesso di mettere insieme le nostre idee in maniera proficua ed efficace. Lo spirito del progetto il cui nome è emblematico (Yunity) è speciale perché tutti possono trovare il proprio spazio e dire la loro, esprimere i propri desideri e le proprie visioni.

 

Sara (Spagna)
Non sapevo nulla di FS prima di vedere il video degli WuppDays, ma ho appena finito un master sul cibo e nel mio progetto ho fatto una lunga ricerca sullo spreco alimentare, quindi ero davvero felice di sapere che c’erano persone pronte ad affrontare seriamente questo problema e volevo unirmi a loro per passare dalla teoria all’azione. Ho lasciato il mio lavoro per venire qui, quindi per me è stata una scelta molto combattuta che tra l’altro ho potuto fare solo una settimana prima dell’inizio degli WD.

Anna, Doug e Christjan durante il Dragon Dreaming

Anna, Doug e Christjan durante il Dragon Dreaming

Le persone sono ciò che hanno reso questo progetto davvero speciale, e la sensazione che sapevamo di avere tutti un obiettivo comune. La sorpresa è stata realizzare che queste persone fossero davvero speciali e motivate nel profondo. Non vedevamo l’ora di cominciare a lavorare: non mi era mai successo prima di trovarmi in una situazione analoga! Anche per quanto riguarda le nostre conversazioni, non siamo mai caduti nei normali clichés: “quanti anni hai, di cosa ti occupi” e domande di questo genere, abbiamo sempre parlato di temi per noi più importanti. Ciò che vorrei ottenere da quest’esperienza è che la piattaforma funzioni perfettamente e che possano usufruirne milioni di persone in tutto il mondo.

 

Laura (Veneto)
Ho visto il video degli WD in un gruppo spontaneo di condivisione del cibo di Edimburgo. La cosa più positiva per me è realizzare che ci sono tante persone che la pensano come me e hanno voglia di cambiare. Per me la convivenza è stata positiva, ho avuto anche il privilegio di potermi ricavare uno spazio privato ed ho potuto avere tempo per me. Mi ha meravigliato molto constatare quanto persone dapprima perfettamente sconosciute tra loro, siano riuscite ad instaurare un rapporto di reciproca fiducia e rispetto e convivere pacificamente per più di 3 settimane. Porto con me la speranza di vedere questo sogno realizzato e la fiducia nelle persone che come me hanno creduto e credono fortemente nel progetto. La decisione di venire è stata presa con grande difficoltà perché questo è l’ultimo periodo a disposizione da passare con la mia famiglia, visto che agli inizi di Novembre (con Clemens) ci trasferiamo in Canada.

 

Philip (Germania)
Sono venuto qui perché grazie ai miei studi di economia sono particolarmente consapevole di quanto l’economia eserciti una profonda influenza sulla vita delle persone e quest’impatto è particolarmente drammatico e visibile proprio in questo periodo. E’ un sistema che non tiene conto dei bisogni di base degli esseri viventi. L’economia si basa sul cosiddetto principio dell’”egoismo naturale” dell’uomo e sul fatto che l’innovazione si produca per mezzo della competizione (Adam Smith, La ricchezza delle nazioni), ma anche sulla “sopravvivenza del più adatto” (Herbert Spencer). Mentre riflettevo a lungo su queste questioni, pensavo anche a quanto sia difficile poter spegnere un intero sistema dal giorno all’indomani senza provocare catastrofi. Ci deve essere un movimento che mini il sistema dalla base. Le persone devono essere in grado di manifestare la propria volontà di cambiamento e qualunque cosa che sia di particolare interesse per loro. Ma non è semplice entrare in contatto con una comunità di persone che condividono la tua stessa visione del mondo; inoltre le persone hanno perso la fiducia nell’altro e di conseguenza l’abilità a cooperare.

 

Credo che quando due o più persone si incontrano e cooperano nell’interesse comune e si fidano l’una dell’altra, da questo nasca la solidarietà. Avendo potuto apprezzare tutta questa solidarietà nella sharing economy e avendo realizzato il livello di solidarietà raggiunto nel FS, ho pensato che sarebbe meraviglioso poter mettere insieme tutte queste realtà per ottimizzare le loro energie e per mettere il tutto a disposizione delle persone in maniera più semplice e pratica. Quando sono arrivato qui sono stato davvero felice di realizzare che stiamo effettivamente cominciando a fare tutto questo! Mi sono reso conto del fatto che si sta davvero creando una speciale sinergia. Stiamo ancora lavorando su come creare una piattaforma adatta a creare delle comunità. Qui dentro nel nostro piccolo abbiamo fatto esperienza di alcuni problemi che vorremmo evitare nella comunità più vasta che si andrà a creare in rete. Ecco perché l’esperienza è stata senz’altro estremamente valida ed utile.

 

Da Malo non è ancora tutto, stay tuned!

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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