Cop21: si apre a Parigi la conferenza sul clima

Ha preso il via oggi a Parigi e proseguirà sino a venerdì 11 dicembre la 21esima Conferenza sui cambiamenti climatici (Cop21), un'occasione storica per far nascere una nuova consapevolezza globale e tentare una svolta contro il surriscaldamento del pianeta.

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Si è aperta questa mattina a Parigi la 21esima Conferenza sui cambiamenti climatici che proseguirà fino a venerdì 11 dicembre. Circa 40mila delegati in rappresentanza di 196 Paesi, di associazioni e organizzazioni non governative si riuniscono da oggi per il vertice internazionale che dovrebbe portare ad un accordo per frenare il riscaldamento globale.

 

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L’obiettivo della Cop21 è quello di ottenere, per la prima volta in oltre 20 anni di negoziati, un accordo vincolante sul clima volto a mantenere il riscaldamento globale entro 2 gradi centigradi rispetto ai livelli dell’era pre-industriale. La comunità scientifica è ormai unanime sul fatto che oltre questo limite la Terra andrebbe incontro a un caos climatico dai risvolti catastrofici. La giornata di oggi è dedicata a circa 150 capi di Stato e di governo che lanceranno ufficialmente la Cop21 con un invito all’azione contro il cambiamento climatico.

Durante la prima settimana i negoziatori, riuniti in gruppi di lavoro, cercheranno di mettere a punto un testo negoziale con opzioni precise e chiare. Il 7 dicembre, la conferenza sarà aperta ai ministri dell’Ambiente dei 196 paesi che si faranno carico di raggiungere un accordo entro la fine della settimana.

 

Tra oggi e domani sono previsti focus sulle foreste, sulla resistenza ai cambiamenti climatici (con il segretario dell’Onu Ban Ki-moon), sul lancio dell’alleanza sul solare (con il premier indiano Narendera Modi), sul “carbon pricing” (con il direttore del Fmi Christine Lagarde), e sull’Africa (con il presidente francese Francois Hollande).

 

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Per tutta la durata dei lavori sono aperti al pubblico gli “Spazi generazioni clima” che ospitano società civile e organizzazioni, con dibattiti, stand, tavole rotonde, esposizioni. Previste poi quattro giornate tematiche: il 2 dicembre sarà la Giornata degli agricoltori, il 3 la Giornata delle giovani e future generazioni, il 4 dell’educazione, l’8 sarà invece dedicato all’Africa.

 

Domenica 6 dicembre verrà fatta una pausa per preparare il rush finale dei negoziati, per arrivare il 10 all’adozione delle conclusioni e l’11 alla chiusura con l’auspicata adozione dell’accordo.

 

“Il vertice sul Clima di Parigi – ha affermato la Presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi – deve essere una svolta verso un’economia che  punti ad azzerare le emissioni di CO2, ad alimentarsi con energie rinnovabili e a usare le risorse e l’energia in modo efficiente. Bisogna salvaguardare il capitale naturale che ci è stato affidato.

 

Siamo ospiti di questa magnifica Terra a cui dobbiamo dedicare tutta la nostra cura per evitare che la sua febbre salga ancora sopra gli 1,5 gradi centigradi e provochi rischi incalcolabili per la vita e la natura, così come sinora le conosciamo. L’intelligenza e l’ambizione di tutta l’umanità è che i Governi dettino un’agenda di impegni stringenti per contrastare il cambiamento climatico ed evitare le conseguenze peggiori. Proprio da Parigi deve nascere una nuova consapevolezza globale”.

 

A Filipino environmental activist looks out from a "sun" cardboard cutout during a global protest action ahead COP21 summit in Quezon city

 

Secondo il WWF, l’accordo dovrà seguire le indicazioni della comunità scientifica e ridurre le emissioni dei gas serra per mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi. Gli scienziati concordano sul fatto che questo sia il limite massimo per la sopravvivenza di diverse comunità ed ecosistemi quali le barriere coralline, i regimi glaciali artici e le isole del Pacifico e per avere la sicurezza di non raggiungere le soglie del cambiamento climatico più pericoloso per le stesse comunità umane.

 

Ieri, alla vigilia dell’apertura della XXI Conferenza Onu sul clima, studenti, sindacati, gruppi religiosi, organizzazioni della società civile e cittadini sono scesi in strada per chiedere ai loro governi di sottoscrivere un accordo ambizioso capace di accelerare la transizione dai combustibili fossili a un mondo alimentato al 100% da energie rinnovabili entro il 2050, scongiurando i rischi di una catastrofe ambientale con effetti devastanti sugli ecosistemi e sulle popolazioni umane più vulnerabili agli impatti dei mutamenti climatici.

 

Da Melbourne a San Paolo, da Berlino a Ottawa, da Beirut a Tokyo, la marcia globale per il clima ha coinvolto oltre 175 paesi, con più di 2300 eventi.

 

Nella capitale francese, dove le manifestazioni sono state proibite in seguito agli attentati del 13 novembre, sono stati comunque organizzati due eventi pacifici, interrotti quando un gruppo di manifestanti estraneo al movimento per il clima è entrato a Place de la République e si è scontrato con la polizia.

 

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A Roma e in altre città italiane migliaia di persone hanno sfilato per chiedere un futuro sostenibile e di pace.

 

“I leader riuniti a Parigi – afferma Luca Iacoboni, responsabile Campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia – non possono ignorare centinaia di migliaia di persone scese in strada in tutto il mondo per dire basta a petrolio, carbone e gas e chiedere un futuro 100 per cento rinnovabile”.

 

“Alluvioni, frane e altri disastri ambientali non sono altro che l’inevitabile conseguenza del clima che cambia, e i cittadini vogliono fermare questa follia. Basta trivelle, carbone e gas, vogliamo uno futuro sostenibile e pacifico, per tutti”, conclude Iacoboni.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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