Messico, il dramma dei migranti e la marcia delle madri dei desaparecidos

La Carovana italiana si ispira alla Caravana de Madres Centroamericanas buscando a sus migrantes desaparecidos, una marcia delle madri alla ricerca dei migranti scomparsi. Per saperne di più di questa iniziativa e più in generale della situazione sociale e politica del Centroamerica, con particolare riferimento al fenomeno migratorio, abbiamo intervistato Fulvio Ferrario, tra i referenti di Carovane Migranti.

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La Carovana italiana per i diritti dei migranti, per la dignità e la giustizia si ispira alla “Caravana de Madres Centroamericanas buscando a sus migrantes desaparecidos”, promossa dal Movimiento Migrante Mesoamericano. Da undici anni una moltitudine composta da madri, mogli e sorelle si mette in cammino alla ricerca dei parenti scomparsi lungo il più grande corridoio migratorio del mondo, passaggio obbligato tra il sud e il nord, tragicamente simile al nostro Mediterraneo.

 

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Per saperne di più di questa iniziativa e più in generale della situazione sociale e politica del Centroamerica, con particolare riferimento al fenomeno migratorio, abbiamo intervistato Fulvio Ferrario, tra i referenti di Carovane Migranti.

 

La Carovana italiana si ispira alla Caravana de Madres Centroamericanas buscando a sus migrantes desaparecidos. La situazione centroamericana, con particolare riferimento al fenomeno migratorio, in Italia è generalmente poco conosciuta. Cosa succede in quei Paesi?

 

Abbiamo iniziato ad occuparci della situazione del Messico e in particolare al dramma del femminicidio, fenomeno nato intorno all’inizio degli anni ’90 e che vedeva sparire giovani donne, poi trovate uccise in fosse comuni o gettate nei campi a centinaia e centinaia. Oggi si contano più di 1000 omicidi di donne e alcune migliaia di sparizioni. Si tratta di un fenomeno complesso legato alla criminalità organizzata messicana e in particolare al narcotraffico.

 

Interessandoci a questo fenomeno ci siamo scontrati con quello direttamente collegato della migrazione. Vi è un flusso costante di migranti che partono dai Paesi dell’America centrale e in alcuni casi dall’America meridionale; attraversano il Messico e tentano di arrivare alla linea di confine tra Messico e Stati Uniti, per riuscire a raggiungere Stati Uniti e Canada. Questo fenomeno migratorio è connesso ad una serie disastrosa di problematiche molto spesso legate alla violenza delle organizzazioni criminali del centro America e del Messico che non vengono ostacolate dalle istituzioni le quali, al contrario, spesso ne sono complici.

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In quei Paesi la guerra al narcotraffico si è trasformata di fatto in una mattanza che ha colpito nella maggior parte dei casi la popolazione civile. In Messico si contano dal 2006 ad oggi più di 40.000 morti e almeno 25.000 scomparsi. Sparizioni, uccisioni, traffico di persone, prostituzione, sfruttamento da parte delle organizzazioni criminali. Essendo i soggetti più deboli, i migranti vengono sottoposti ad una serie di abusi perpetrati da parte della criminalità organizzata e in alcuni casi anche delle stesse forze dell’ordine.

 

Si pensi che il mezzo di trasporto su cui si spostano i migranti è un treno merci che viene chiamato ‘la bestia’. È una situazione drammatica che per alcuni punti di vista ricorda quello che da alcuni anni sta succedendo nel mar mediterraneo.

 

Noi, come Carovane migranti, denunciamo questa situazione messicana assolutamente drammatica che ci racconta della scomparsa quasi definitiva di uno stato di diritto, della trasformazione di un Paese industrializzato come il Messico in un narcostato, ovvero uno stato dove il potere è nelle mani delle grandi organizzazioni criminali e spesso i vertici politici, giudiziari ed i servizi di sicurezza sono, se non direttamente nominati, controllati dalla grande criminalità organizzata. Si tratta di un fenomeno estremamente radicato in una terra che sembra cosi lontana da noi ma che in realtà in realtà ha molte similitudini con quello che succede qui.

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Le autorità degli altri Paesi denunciano o condannano la situazione centroamericana?

La cosa più straziante è che il governo messicano viene accolto in tutti i grandi incontri dei Paesi democratici con tutti gli onori, questo è successo anche nel caso del G20 in Turchia dove il nostro premier Renzi ha avuto un lungo colloquio con il presidente messicano, oggettivamente responsabile della situazione totalmente disastrosa del suo Paese.

 

Gli interessi intorno a tutto questo sono enormi: si tratta di interessi che sono in parte nelle società finanziarie e industriali del nord, in parte della criminalità organizzata, in parte nella classe politica ed imprenditoriale messicana. È una situazione tentacolare in cui è difficile districarsi. Abbiamo ora come l’impressione che in Europa si stia formando una situazione che ha molti caratteri simili. La prima carovana migrante parte proprio da questa considerazione.

 

In Centro America cosa viene fatto per contrastare queste violenze e aiutare i migranti?
Noi stiamo lavorando con organizzazioni sociali che si occupano del fenomeno migratorio in Messico. Si tratta di organizzazioni laiche e religiose che hanno costruito una rete di rifugi per migranti che parte dal sud del Messico e arriva fino al confine con gli Stati Uniti e in alcuni stati del Centro America, ovvero Salvador e Guatemala.

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I migranti nel corso di questo calvario verso il grande nord trovano in queste case ospitalità, cibo, assistenza medica per tutto il tempo necessario per recuperare le forze prima di continuare il loro disperato viaggio. I volontari, gli attivisti, i giornalisti che si occupano di questi rifugi sono sottoposti ad una serie di ricatti continui e in molti casi spariscono.

 

Tuttavia, è importante rilevare che in una situazione disastrosa come quella del Messico vi è una comunità d’intenti e di azione tra organizzazioni laiche e religiose che lavorano all’unisono senza steccati religiosi o ideologici.

 

Per saperne di più sulla Carovana italiana leggi:
“Dal Messico all’Italia: Carovane Migranti per i diritti e la dignità”

 

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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