COP21 sul clima, raggiunto l’accordo inizia la sfida

Greenpeace, Legambiente ed Enpa commentano l'accordo sul clima raggiunto il 12 dicembre a Parigi dai rappresentanti di 195 Paesi riuniti alla COP21

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Il 12 dicembre a Parigi i rappresentanti di 195 Paesi riuniti alla COP21 hanno raggiunto un accordo sul clima. Nell’accordo i governi si pongono come obiettivo di lungo termine di contenere il surriscaldamento del pianeta ben al di sotto dei  2 gradi e di mettere in atto tutti gli sforzi possibili per non superare 1.5 gradi, in modo da ridurre gli impatti dei cambiamenti climatici.

 

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“L’accordo sul clima raggiunto durante la #COP21 è un punto di svolta – commenta Greenpeace – ma non basta e contiene una grande ingiustizia: trascura i popoli più vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici, mentre le nazioni che più hanno contribuito al riscaldamento globale promettono miseri aiuti a chi già oggi rischia di perdere la vita e i mezzi di sostentamento a causa dei mutamenti del clima”.

 
“Nonostante sia stato annacquato dalle lobby fossili, il testo votato oggi al termine dei negoziati contiene un nuovo imperativo: bisogna limitare l’aumento della temperatura globale entro la soglia di sicurezza di 1,5°C.

Questo limite, e il nuovo obiettivo di ‘zero emissioni nette’ entro la seconda metà del secolo, significano sostanzialmente dover abbandonare i combustibili fossili entro il 2050. Una vera rivoluzione, che provocherà costernazione nei quartier generali delle compagnie del carbone e nei palazzi del potere dei Paesi esportatori di petrolio.

 

Ma quali azioni dovremo mettere in pratica negli anni a venire per mantenere l’aumento di temperatura al di sotto di 1.5°C? È questa la vera sfida che ci aspetta. Gli impegni nazionali di riduzione delle emissioni presentati a Parigi non sono infatti sufficienti per raggiungere questo obiettivo, e l’accordo firmato oggi non fa nulla per cambiare le cose. La spinta decisiva nei prossimi anni verrà dalla società civile”.

 

 “Per liberarci definitivamente dei combustibili fossili e costruire un futuro pulito – sostiene Greenpeace – abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Il nostro destino sarà deciso nei prossimi anni dal coraggio collettivo della nostra specie. L’obiettivo è un futuro 100% rinnovabile entro il 2050. Tutti insieme vinceremo questa sfida, Parigi è solo una tappa di un viaggio che prosegue”.

 

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Intanto, sottolinea Luca Iacoboni – campaigner Energia e clima Greenpeace Italia, a Parigi si è registrato un grande successo che riguarda i cittadini. “Durante le due settimane di negoziati, ci sono state mobilitazioni in tutto il mondo. Quasi 800 mila persone sono scese nelle strade alla vigilia del summit: numeri impressionanti se si pensa che la manifestazione più imponente, quella di Parigi che prevedeva la partecipazione di 400 mila persone, è stata cancellata per motivi di sicurezza”.

 

“E proprio nelle persone – afferma Luca Iacoboni – risiede la speranza. Parigi non è un punto di arrivo bensì un punto di partenza per un movimento globale a difesa del clima, per fermare carbone petrolio e gas e assicurare a tutti un futuro 100% rinnovabile. Perché, in fin dei conti, non si sta parlando di salvare il clima o il Pianeta, ma molto più banalmente milioni di vite umane sulla Terra”.

 

 Anche Legambiente, commentando l’accordo raggiunto a Parigi, pone l’accento sulle politiche energetiche. “Il testo dell’accordo pone le fondamenta per affrontare sul serio la crisi climatica che affligge il  pianeta. Si va in modo irreversibile verso un futuro libero da fossili”, dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.

 

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Secondo l’Enpa, l’accordo di Parigi è un passo avanti, ma lascia aperta la questione degli allevamenti e degli stili di vita.  “L’accordo di Parigi, centrato in prevalenza sulla questione dei combustibili fossili, lascia aperta la questione del massiccio contributo dell’agricoltura alla produzione dei gas serra, con il sistema degli allevamenti causa del rilascio in atmosfera di una percentuale di emissioni climalteranti compresa – a seconda delle metodologie di valutazione – tra il 18% e il 51% di tutte quelle riferibili alle attività antropiche”.

 

“Ci troviamo dunque di fronte ad un accordo fondato su un approccio incompleto alle cause del riscaldamento globale, con la conseguente mancanza di una strategia esaustiva e complessiva. Colmare questo vuoto è possibile: non possiamo attendere soluzioni dall’alto – spiega Annamaria Procacci, che cura per Enpa i temi legati al tema dei cambiamenti climatici – ma ciascuno di noi fin da ora può e deve adottare comportamenti sostenibili, a partire dagli stili di vita e dalle abitudini alimentari, per fare massa critica e invertire così la corsa alla distruzione del pianeta, della nostra e di tutte le altre specie”.

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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