“Salvare gli oceani? Un impegno di tutti”, parola di Sea Shepherd

In occasione della prima sosta italiana della nave Bob Barker di Sea Shepherd, abbiamo intervistato Alex Cornelissen, ceo dell'organizzazione internazionale per la conservazione marina, e visitato, accompagnati da Eugenio Fogli, l'imbarcazione più temuta dai balenieri illegali giapponesi e dai bracconieri che minacciano i mari del mondo intero.

Per la prima volta in Italia, di ritorno dalle Isole Faroe, la Bob Barker di Sea Shepherd ha fatto tappa a Venezia

“Fondata nel 1977 dal Capitano Paul Watson, Sea Shepherd è la più attiva e agguerrita Organizzazione per la tutela degli Oceani e della fauna marina. La flotta di Sea Shepherd è composta da otto navi con a bordo equipaggi di volontari provenienti da tutto il mondo, disposti a rischiare la propria vita per la causa. Sea Shepherd non protesta, ma agisce utilizzando tattiche di azione diretta contro i bracconieri. Tra le numerose campagne portate avanti in 38 anni di storia ricordiamo quelle in Canada contro il massacro delle foche; nelle isole Faroe (protettorato danese) contro la mattanza di globicefali e in Mediterraneo contro la pesca illegale al tonno rosso. Inoltre, Sea Shepherd collabora ufficialmente da diversi anni con le forze di polizia delle Isole Galapagos e porta avanti anche Campagne a terra, come quella contro la strage di delfini a Taiji (Giappone) e di otarie in Namibia e negli Stati Uniti.

 

La nave M/V Bob Barker della flotta Sea Shepherd Global, protagonista della lotta in difesa delle balene

La nave M/V Bob Barker della flotta Sea Shepherd Global, protagonista della lotta in difesa delle balene

La Campagna principale e più impegnativa si svolge ogni anno, da più dieci anni, in Oceano Antartico contro la caccia commerciale alle balene, mascherata da ricerca scientifica, praticata dalla flotta giapponese.  Ogni anno, all’interno del Santuario dei Cetacei nell’ Oceano del Sud, i giapponesi tentano di uccidere un migliaio di balene ma, grazie a Sea Shepherd, negli ultimi anni questo numero si è drasticamente ridotto e ha permesso a più di 5.000 balene di continuare a nuotare libere”. 

 

Ecco solo alcuni dei motivi per cui, una piccola delegazione di Italia che Cambia, ha risposto immediatamente alla chiamata della Sea Shepherd, appena ha saputo che questa formidabile organizzazione avrebbe tenuto una conferenza a Venezia con l’intero equipaggio della mitica motonave Bob Barker, per la prima volta in Italia; e naturalmente abbiamo sofferto insieme a loro alla notizia dell’incagliamento della nave nella Laguna di Venezia ed abbiamo tirato un sospiro di sollievo quando abbiamo saputo che grazie all’aiuto della Capitaneria di Porto e allo sforzo del Capitano della motonave, Antonio Sueiras Zaurin, la vicenda si è risolta senza alcun danno per l’imbarcazione.

 

Così siamo finalmente riusciti a visitare l’imbarcazione, a conoscere l’equipaggio di bordo e a prendere parte alla gremita conferenza che si è tenuta all’Isola di Certosa con la presenza eccezionale dello storico Capitano della MV Bob Barker, Alex Cornelissen, attuale CEO di Sea Shepherd Global, che abbiamo intervistato.

 

 

“La MV Bob Barker è una delle navi più temute dai balenieri illegali giapponesi e dai bracconieri che minacciano i mari del mondo. Durante la campagna antartica del 2015 questa gloriosa nave ha segnato un record assoluto nell’inseguimento (durato 110 giorni) di una delle navi più distruttive dell’ecosistema antartico, la nave bracconiera del merluzzo dell’Antartico Thunder e ne ha chiuso la carriera per sempre”.

 

Per la visita a bordo della motonave, simbolo della lotta contro la pesca illegale, siamo stati accompagnati da Eugenio Fogli, collaboratore media di Sea Shepherd Italia. La MV Bob Barker, è così chiamata poiché prende il nome da un famoso personaggio televisivo americano, che con la sua donazione milionaria ha permesso appunto l’acquisto di quella che a suo tempo era proprio una baleniera norvegese! Mentre il simbolo Jolly Roger, presente dappertutto a bordo della nave, rappresenta il teschio tipico delle navi pirata con un delfino ed un capodoglio disegnati sulla fronte ed il tridente di Nettuno incrociato con il bastone del pastore (Sea Shepherd significa infatti “Pastore del mare”). Eugenio tiene a specificare che queste due importanti specie marine riportate nel simbolo distintivo di Sea Shepherd, sono i “principali clienti” ai quali l’organizzazione risponde!

 

Ci spiega inoltre che Sea Shepherd ha scelto di non avere una sede fissa, poiché una delle caratteristiche fondamentali e distintive dell’organizzazione è quella di non voler sprecare soldi in strutture, telefoni, segreterie, affitti e quant’altro. I loro uffici sono le navi, come dicono i fondatori stessi. Tutti i fondi vengono impiegati per le azioni concrete in mare. Questo è ciò che fa la differenza! (Da queste prese di posizione si originò a suo tempo la famosa rottura tra il comandante Paul Watson – fondatore di Sea Shepherd ed anche uno dei membri fondatori di Greenpeace – e quest’ultima, ndr).

 

Eugenio prosegue spiegandoci che questo genere di eventi (conferenze e visite guidate delle imbarcazioni) vengono organizzati dovunque ci si debba fermare per scalo tecnico e riparazioni, come nel caso di Venezia appunto, in cui l’equipaggio coglie l’occasione per far aggiornare le persone sulle campagne in atto e raccogliere fondi.

Per la prima volta in Italia, di ritorno dalle Isole Faroe, la Bob Barker di Sea Shepherd ha fatto tappa a Venezia

Per la prima volta in Italia, di ritorno dalle Isole Faroe, la Bob Barker di Sea Shepherd ha fatto tappa a Venezia

A bordo della Bob Barker Eugenio Fogli ci racconta quindi anche delle diverse campagne in atto: a favore della salvaguardia di foche, delfini, balene e tante altre specie minacciate dall’uomo. Ad esempio per quanto riguarda i delfini, le due Campagne principali si concentrano sulle isole Faroe, nel Nord Europa (protettorato danese) e sulla città di Taiji in Giappone.

 

La campagna giapponese, ci spiega Eugenio, va avanti da 6 anni ed in particolare 2 anni fa, quando anche lui era presente sul posto, grazie a Sea Shepherd ed anche a seguito della diffusione dell’ottimo documentario “The cove”  c’è stata un’attenzione mondiale sul caso. In particolare poiché in quel frangente nel 2014, in un solo giorno i giapponesi avevano catturato ben 250 delfini tursiopi: di cui 50 sono stati destinati alla cattività (“A fare i clown nei delfinari”, come dice giustamente Eugenio), il resto sono stati uccisi per essere mangiati (pur con l’elevata concentrazione di mercurio e radiazioni, ndr). La grande attenzione c’è stata anche perché tra i 250 delfini catturati ce n’era uno albino. La notizia ha fatto il giro del mondo e le foto sono finite su tutti i giornali.

 

Da quell’anno racconta Eugenio, i responsabili della mattanza giapponese si sono infuriati ancora di più con gli attivisti di Sea Shepherd perché erano stati ulteriormente esposti agli occhi del mondo. Un filmato ufficiale  di Sea Shepherd mostra i “Cove guardians” (i guardiani della baia di Taiji, come si sono chiamati gli attivisti che si battono contro la mattanza di delfini a Taiji, ndr) riprendere la mattanza dei delfini e Paul Watson mentre dice: “Tutto ciò che possiamo fare è assicurarci che queste mattanze non siano mai lontane dagli occhi e dal cuore, portando l’orrore di Taiji davanti agli occhi del resto del mondo”. Quindi invitava (ma l’invito si estende fino ad oggi, ndr) tutti i volontari e tutte le persone che amano gli oceani a mobilitarsi e a protestare telefonando ai consolati e alle ambasciate giapponesi.

 

Ed ecco l’intervista che abbiamo realizzato al CEO di Sea Shepherd global (anche video), Alex Cornelissen, dopo la conferenza che si è tenuta all’isola di Certosa, nella laguna di Venezia, dove era ormeggiata la MN Bob Barker.

 

 

Prima di tutto grazie davvero per essere venuti anche qui in Italia a sensibilizzare le persone su questioni fondamentali che riguardano la salvaguardia degli oceani e delle creature che li abitano; Italia che Cambia è consapevole degli enormi problemi legati alla mancata sostenibilità ed alla salvaguardia della fauna marina. Sul piano delle regolamentazioni, c’è stato recentemente qualche avanzamento positivo in questa direzione?

 

C’è il caso della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia che rappresenta una vittoria estremamente importante, poiché dichiara che la caccia giapponese alle balene in antartico, non è a scopo di ricerca scientifica. Anche a seguito dell’operazione “Icefish”  abbiamo visto che sono stati organizzati molti incontri dalle Nazioni Unite per accordarsi su quali misure adottare contro la pesca illegale e ci sono stati vari governi, specialmente quello degli USA, che hanno espresso il desiderio di attivarsi e magari creare una sorta di divisione della Marina Militare per contrastare la pesca illegale. Noi questo lo diciamo da molti anni: se le Marine Militari del mondo spendessero anche solo il 10% del loro budget per fermare la pesca illegale, il problema sarebbe risolto e noi potremmo dedicarci ad altri problemi!

 

E quale sarebbe, secondo lei, un altro grosso problema al quale dedicare le proprie energie?

L’inquinamento ad esempio è un altro problema fondamentale, al quale bisognerebbe dare priorità assoluta. Noi ci siamo concentrati soprattutto sulla pesca illegale e particolarmente in quella ai danni delle balene, ma l’inquinamento sta assumendo davvero dimensioni catastrofiche. Vediamo montagne di plastica in tutti gli oceani e sappiamo che nulla è stato fatto per contrastare la produzione di questo materiale estremamente dannoso.

 

Molte città hanno adottato misure per sostituire le buste di plastica (con quelle fatte di materiale biodegradabile, ndr), ma questo è solo l’inizio. Anche le aziende private dovrebbero interrogarsi sulla questione: come vedi anche qui le bottiglie di plastica sono presenti. Così come dappertutto, siamo abituati ad utilizzare la plastica in ogni momento della nostra vita. Qualche anno fa sono stato alla conferenza delle Nazioni Unite e le bottiglie di plastica erano dappertutto! L’onnipresenza della plastica è qualcosa a cui siamo abituati fin dalla nascita, ma è anche qualcosa che dobbiamo certamente cambiare.

 

Tornando invece al problema della pesca illegale, in Asia moltissime persone che vivono in situazioni di estrema indigenza sono utilizzate come manodopera e spesso forzate a lavorare nelle navi che praticano la pesca illegale, fino ad arrivare a casi estremi in cui dopo essere state letteralmente schiavizzate, vengono addirittura uccise. Quindi c’è anche moltissima sofferenza umana dietro alla pesca illegale e solo recentemente si è venuti a conoscenza di numerose tragedie di questa entità per la produzione di pesce surgelato. Ma ci sono sicuramente molte cose delle quali non siamo ancora al corrente. Quindi dobbiamo continuare a contrastare la pesca illegale con cui molte aziende continuano a fare grossi profitti!

La conferenza tenuta da Sea Shepherd alla Marina Vento di Venezia sull'Isola della Certosa

La conferenza tenuta da Sea Shepherd alla Marina Vento di Venezia sull’Isola della Certosa


Pensa che la consapevolezza e la sensibilità verso questi problemi si stiano espandendo?

Sì, lo penso. Penso che le persone in generale stiano diventando sempre più consapevoli dei problemi ed anche i media ne parlano sempre di più. Naturalmente anche noi contribuiamo efficacemente alla cosa essendo intervistati sempre più spesso dai media ed utilizzandoli per promuovere grandi campagne che invitano anche a prendere una posizione netta e a proteggere i mari e gli oceani in prima persona. Quindi il lavoro che viene fatto per diffondere questo tipo di informazioni è molto importante. E guardando alla moltitudine di persone presenti qui oggi, molte di più di quando cominciai a fare conferenze, 14 anni fa, e vedendo che oggi così tante persone la pensano come noi è estremamente confortante. Credo si possa persino parlare di un cambiamento epocale della mentalità ed è davvero ora che questo accada!

 

Cosa vorrebbe dire ai nostri lettori, all’Italia che cambia?
Ognuno di noi può fare la differenza, specie se parliamo di impronta ecologica: tutto ciò che facciamo ed il cibo che consumiamo hanno un impatto sul pianeta (a bordo delle navi della Sea Shepherd gli equipaggi mangiano esclusivamente cibo vegano, come è stato ribadito alla conferenza, ndr). Parlavamo prima delle bottiglie di plastica: ad esempio le persone dovrebbero riempire d’acqua le borracce che si portano da casa, invece di consumare acqua da bottiglie di plastica usa e getta. Si parla tanto dei trasporti, ma non si tratta solo del mezzo con cui ti muovi, riguarda davvero tutto ciò che fai quotidianamente. Rendiamoci tutti coscienti della nostra personale impronta ecologica: è onestamente l’unico modo per salvare il pianeta!

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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