VENTO, un libro sulla ciclovia che può cambiare il Paese

VENTO è l’acronimo di Venezia-Torino. Così si chiama la dorsale di cicloturismo ideata da un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano guidato da Paolo Pileri che dovrebbe collegare il capoluogo veneto con quello piemontese attraverso 679 chilometri di pista ciclabile che correranno lungo il fiume Po e valorizzeranno l’intero paesaggio circostante. In attesa di diventare realtà, VENTO è diventato un libro che in poco più di centocinquanta pagine illustra uno dei progetti più rivoluzionari e ambiziosi partoriti negli ultimi anni nel nostro paese.

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In attesa di diventare realtà, VENTO è diventato un libro che in poco più di centocinquanta pagine illustra uno dei progetti più rivoluzionari e ambiziosi partoriti negli ultimi anni nel nostro paese.

 

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VENTO, per chi non lo sapesse, è l’acronimo di Venezia-Torino. Così si chiama la dorsale di cicloturismo ideata da un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano guidato da Paolo Pileri che dovrebbe collegare il capoluogo veneto con quello piemontese. Ben 679 chilometri di pista ciclabile che correranno lungo il fiume Po e valorizzeranno l’intero paesaggio circostante, rivitalizzandolo e incentivando lo sviluppo di piccole strutture di accoglienza diffusa per i cicloturisti.

 

Il libro (edito da Corraini), scritto in doppia lingua inglese/italiano e ricco di belle immagini, illustrazioni e infografiche, illustra gli innumerevoli vantaggi che accompagnerebbero la realizzazione dell’opera e spiega la filosofia che vi sta alla base, legata al viaggiare lento, all’ecologismo, alla valorizzazione del paesaggio, della cultura e delle tradizioni. Non a caso nel capitolo chiamato “I protagonisti” leggiamo che “Il protagonista di VENTO è il paesaggio”. Un paesaggio, quello che circonda il Po, che “negli anni è stato svilito, offeso e degradato da interventi scriteriati” e “da un lento e inarrestabile abbandono”, ma che ciononostante “è ricco, vario, bello, intenso, storicamente denso e deve essere rioconsegnato ai cittadini che devono tornare a viverlo, attraversandolo, ammirandolo, apprezzandolo, gustandolo, osservandolo, capendolo”.

 

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Non una semplice pista ciclabile insomma, ma un complesso progetto di rigenerazione del territorio che, secondo gli studi condotti dal team di progettazione, aumenterà l’indotto di 6.500 attività tra bar e ristoranti, 900 strutture ricettive e 30.500 aziende agricole che operano nei paraggi del tracciato, portando circa 100 milioni di euro e 500mila passaggi all’anno e creando fino a 2.000 nuovi posti di lavoro

 

E il progetto è molto più concreto e vicino alla realizzazione di quanto si potrebbe pensare. Il 3 giugno scorso infatti il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Del Rio ha sciolto le riserve dicendo a tutti che VENTO si farà. Il Governo sosterrà le spese di progettazione definitiva rendendo il progetto “appaltabile”. Addirittura il progetto potrebbe fare da apripista (è proprio il caso di dirlo) per altre iniziative simili. Dopo le dichiarazioni del ministro infatti, c’è stato un significativo incremento degli fondi previsti nei prossimi tre anni per il potenziamento delle piste ciclabili urbane e per la realizzazione di quelle turistiche: oltre a VENTo si parla delle ciclovie Verona-Firenze (la Ciclovia del Sole) e il Grab (Grande Raccordo Anulare in bici) di Roma.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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