Franco Berrino: come cambiare alimentazione per vivere meglio (seconda parte)

Carne, latte, pesce e veganesimo: come cambiare la nostra alimentazione per prevenire le malattie? Ne abbiamo parlato con il dottor Franco Berrino. Partendo dal Codice europeo contro il cancro, ecco alcune considerazioni e valutazioni sugli alimenti che quotidianamente troviamo nelle nostre tavole.

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Prosegue la nostra intervista  al dottore Franco Berrino. È un vero piacere ascoltarlo. Si percepisce nelle sue parole l’onestà intellettuale, la determinazione e la volontà di condividere al mondo le conoscenze che ha raggiunto negli anni, insieme ai suoi collaboratori. Lo ringraziamo immensamente per il tempo donatoci e proseguiamo così la nostra chiacchierata, sempre più incuriositi e affascinati dalle sue parole.

 

Il Codice europeo contro il cancro: la differenza tra limitare e evitare

Limitare ed evitare sono due termini che vengono usati nel Codice europeo per la prevenzione dei tumori, redatto da una serie di commissioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS1), su incarico dell’Unione europea per dare consigli ai cittadini per non ammalarsi. Vi sono in particolare consigli sull’alimentazione. Si dice, ad esempio, di evitare le bevande zuccherate e limitare i cibi ad alta densità calorica e cioè i cibi ricchi di grassi e di zuccheri, proposti dall’industria alimentare e tipicamente pubblicizzati in televisione. Non dobbiamo considerare solo “Pepsi, Coca Cola, Estathé, ma anche i succhi di frutta zuccherati e gli yogurt zuccherati. Essi hanno tante responsabilità nella nostra cattiva salute, in particolare quella di causare obesità”.

 

E poi vi è una formulazione che consiglia di evitare le carni lavorate (fondamentalmente i salumi) e limitare le carni rosse. Le carni rosse sono associate al cancro dell’intestino, soprattutto per colpa della presenza del ferro: esso è molto ossidante e aiuta la sintesi di sostanze cancerogene. Le carni conservate, invece, sono da evitare perché oltre a essere ricche di ferro, sono trattate con nitriti e nitrati.

 

C’è qualcosa da fare per limitare il danno se qualcuno vuole mangiare carni rosse: “E’ bene che nel suo piatto metta tante verdure, dato che contengono sostanze antiossidanti”. Tra le 500.000 persone seguite in 10 paesi europei, quasi 7.000 di loro si sono ammalate di cancro all’intestino: è stato osservato che quelli che mangiavano carni rosse si ammalavano di più, mentre coloro i quali mangiavano carni rosse accompagnate da verdure si ammalavano sempre, ma in misura minore.

 

Ecco spiegato il gioco tra limitare ed evitare.

 

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Cambiare sì, ma gradualmente

“Cambiare è difficile, anche perché siamo affezionati alle nostra abitudini.” Dopo la seconda guerra mondiale è iniziato il periodo del benessere nel quale si mangiava tanta carne in quanto si pensava facesse bene. Siamo stati così abituati a mangiare tanta carne, troppa.

 

“Mi ricordo quando, da bambino, era arrivato il distributore di Coca Cola nel posto dove abitavo: era un qualcosa di fantastico”. C’è stata una trasformazione radicale nel nostro modo di alimentarci: abbiamo incominciato a mangiare in un modo completamente diverso, cosa che non era mai successa nella storia dell’umanità. Uscire dunque da queste abitudini non è facile.

 

C’è chi ha una conversione oggigiorno: vi sono ragazzi che diventano vegani per ragioni etiche, per esempio. “È un bene da un lato, però bisogna stare attenti; bisogna essere colti per diventare vegani. Vi sono dei vegani che mangiano malissimo: bevande zuccherate, whisky, farine raffinate e così via. Vegano sì, ma con attenzione”.

 

Quel che il dottor Franco Berrino raccomanda è di cambiare con una certa gradualità, mangiando i cibi nella loro integralità. Cereali integrali, quindi, e non raffinati, che sono alla base delle raccomandazioni del Codice europeo. “Basate la vostra alimentazione quotidiana prevalentemente su cibo di provenienza vegetale, non industrialmente raffinato”. Cioè non il pane bianco ma il pane fatto con il grano macinato, non il riso bianco ma il riso integrale e così via. È dunque necessaria una varietà di cereali integrali, di legumi, di verdura e di frutta.

 

Chi però non è abituato a mangiare i fagioli e i cereali integrali, se inizia improvvisamente a mangiare in questo modo, non ha i microbi giusti nell’intestino per digerire tali alimenti, “e gli scoppia la pancia!”. Per questo motivo, Berrino ribadisce la necessità di cambiare con una certa gradualità incominciando a introdurre delle cose sane in modo da non violentare il nostro organismo con il cambiamento.

 

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Il pesce fa bene?

Perché nel Codice Europeo contro il cancro è assente un riferimento al consumo di pesce?
Il Codice Europeo contro il cancro è stato fatto basandosi su un grande lavoro di sette anni prima che era una revisione sistematica di tutti gli studi fatti sul rapporto tra alimentazione e cancro effettuato dal Fondo Mondiale per la ricerca sul cancro. “Ci hanno lavorato più di cento ricercatori per rivedere tutti i dati ed anche lì non c’erano raccomandazioni sul pesce”.

 

Effettivamente, il Codice Europeo ha confermato le raccomandazioni del Fondo Mondiale per la ricerca sul cancro. Così come per il pesce, non vi sono indicazioni neanche sui latticini. “Io avrei voluto ci fossero”, in quanto negli studi da lui portati avanti negli anni, “si trova una protezione da pesce”. Vi sono cioè delle ottime ricerche, in grado di dimostrare che “chi muore di meno è chi ha una dieta prevalentemente vegetale ma con anche un po’ di pesce”.

 

Il pesce è diventato l’unica fonte di omega3 nella nostra alimentazione. “Gli omega3 sono molto importanti, sono grassi molto liquidi. L’olio di pesce è ancora più liquido degli oli vegetali”. Sono anche anti-infiammatori. Altri studi, tuttavia, non hanno trovato nessuna protezione da pesce e quindi non si è data nessuna raccomandazione. ”Anche perché il pesce è molto inquinato, abbiamo avvelenato il mare”, soprattutto i grossi pesci come il pesce spada, il tonno, i grandi predatori sono importanti fonti di veleno. Vi sono infatti all’interno metalli pesanti e, addirittura, le diossine.

 

Intervista al dottor Franco Berrino

Intervista al dottor Franco Berrino

Carni rosse e latte

Da sempre Franco Berrino sostiene che esse debbano venire consumate in maniera limitata, evitando invece del tutto quelle conservate. Il fatto è che soprattutto negli anni dopo la seconda guerra mondiale la produzione della carne è stata per lo più effettuata in maniera non consona, senza alcun rispetto per l’animale. Se invece li allevassimo in maniera diversa potrebbe fare “meno” male il suo consumo?

 

“E’ possibile – spiega Berrino – però il rischio di cancro da carni rosse è legato intrinsecamente alla loro natura”.
Il motivo è dato dalla ricchezza di ferro da un lato e la ricchezza di grassi saturi dall’altro. “Possiamo ribellarci al modo in cui vengono allevati gli animali per questioni etiche ma non tanto perché sia il modo di allevarli che li fa divenire nocivi”.

 

“Io non ho niente contro la carne. Ogni tanto la mangio anch’io, magari un paio di volte all’anno, – prosegue il dottore dal tipico variopinto papillon – il problema è proprio la frequenza con cui noi mangiamo proteine animali; c’è questo mito delle proteine”.

 

Oggi i nostri bambini sono esageratamente nutriti, mangiano tre/quattro volte le proteine di cui hanno bisogno. A scuola gli si da proteine animali tutti i giorni: carni rosse, carni bianche, il formaggio, l’uovo, il pesce. “L’eccesso di proteine nelle diete è una delle principali cause dell’epidemia di obesità che c’è nella nostra popolazione”. Più proteine si mangiano, più è facile diventare obesi.

 

Diversa è la situazione per la produzione del latte. “Il latte di oggi è molto diverso da quello di una volta”.Una volta le mucche facevano 10 litri di latte quando mangiavano l’erba. “Adesso non si può più dare l’erba alle mucche, farebbero soltanto 10 litri di latte. Bisogna darle molte più proteine affinché riescano a produrre 40/50 litri di latte al giorno. Addirittura negli Stati Uniti ci sono degli allevamenti dove producono 100 litri di latte al giorno.” Però bisogna rimpinzarle di proteine per poter fare questo, e allora gli si da la soia transgenica che viene prodotta nelle grandi monoculture e viene utilizzata per nutrire le vacche per fare il latte e nutrire i vitelli per farli crescere in fretta. Questo latte è molto diverso da quello di un tempo e può essere anche nocivo.

 

Riprese: Fabio Dipinto di QQ.WeDo 
Agente di Cambiamento: Alberto Paolillo

 

Si ringrazia la pasticceria Dezzuto per lo spazio donatoci al fine di registrare l’intervista

Leggi la prima parte dell’intervista al dottor Franco Berrino

 

(Continua…)

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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