Glifosato cancerogeno? Il Parlamento Ue vuole autorizzarlo per altri 7 anni

Via libera per almeno altri sette anni al glifosato in agricoltura. È quanto ha chiesto l'Europarlamento alla Commissione europea che a maggio dovrà emettere il verdetto sul pesticida più utilizzato al mondo. Non è stata dunque accolta la richiesta di fermare l'autorizzazione all'uso dell'erbicida.

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No al divieto, sì al rinnovo per altri sette anni. È quanto ha chiesto il Parlamento europeo alla Commissione europea in merito al glifosato, il principio attivo più utilizzato al mondo per produrre erbicidi considerato ‘probabilmente cancerogeno’ dall’Oms e ‘probabilmente non cancerogeno’ dall’Efsa.

 

L’Europarlamento non ha quindi approvato la richiesta di fermare l’autorizzazione all’uso dell’erbicida,  approvata lo scorso 22 marzo in Commissione Ambiente. La proposta di risoluzione approvata invitava la Commissione Europea a non rinnovare l’autorizzazione all’utilizzo del Glifosato che scade a giugno, e richiedeva una valutazione scientifica indipendente sulla sua pericolosità per l’uomo e l’ambiente, divulgando anche tutti i dati che l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha utilizzato per la sua valutazione.

 

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Niente abolizione invece: gli eurodeputati si sono divisi ed hanno chiesto alla Commissione Europea di rinnovare per altri 7 anni (invece che 15) l’autorizzazione, raccomandando agli Stati membri di limitare o vietare la vendita del glifosato per usi non professionali. La risoluzione è stato approvata con 374 voti a favore, 225 contrari e 102 astensioni. La palla passa ora alla Commissione che a maggio dovrà emettere il verdetto sul glifosato.

 

Gli eurodeputati hanno chiesto di imporre restrizioni, come il divieto d’uso della sostanza nei giardini pubblici, ma questo “non è sufficiente per tutelare le persone e l’ambiente”, afferma Franziska Achterberg, di Greenpeace Ue.

 

“Il voto che ha espresso il Parlamento europeo che ha dato il via libera all’autorizzazione per i prossimi 7 anni all’utilizzo del pericoloso pesticida esprime una grandissima ipocrisia e soprattutto ignora totalmente il principio di precauzione. Delle due l’una: o ci sono prove certe che il glifosato non ha conseguenze sulla salute o, invece, i dubbi ci sono e allora è indispensabile rispettare il principio di precauzione e vietare del tutto l’erbicida, perlomeno fino a quando non sarà conclusa una valutazione scientifica indipendente sulla sostanza. Il rinnovo per 7 anni esprime solo una grande ipocrisia cercando di mettere d’accordo tutti e fregandosene delle possibili conseguenze sulla salute dei cittadini consumatori”.

 

È questo il commento delle 38 associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica che hanno dato vita alla campagna #StopGlifosato. Le associazioni avevano già scritto ai parlamentari italiani per chiedere proprio che il Parlamento Europeo si pronunciasse sulle decisioni da assumere sul Glifosato,  opponendosi alla possibilità di una nuova autorizzazione a livello europeo senza pareri univoci sul piano scientifico sulla sua cancerogenicità.

 

“Anche se il Parlamento europeo nella risoluzione approvata ha chiesto il divieto d’ uso dell’erbicida a base di glifosato in aree verdi, pubbliche e private – afferma Maria Grazia Mammuccini, portavoce del tavolo – ha perso però una grande occasione per una svolta chiara verso un’agricoltura più pulita a tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente. Non basta infatti un divieto nei parchi e nei giardini per evitare la contaminazione su larga scala di cibo, acqua, suolo e aria. Ci auguriamo che l’Italia mantenga ferme le posizioni espresse precedentemente dai ministri dell’Agricoltura, della Salute e dell’Ambiente, Martina, Lorenzin e Galletti e che ostacoli in tutti i modi il rinnovo dell’autorizzazione per il glifosato  nei prossimi appuntamenti a livello europeo”.

 

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Il gruppo dei verdi europei intanto minaccia di portare l’Efsa davanti alla Corte europea di giustizia “se continuerà la sua politica di non trasparenza” sui dati degli studi impiegati nella sua valutazione. Chiamata in causa l’Efsa risponde che sarebbe «altamente irresponsabile rivelare queste informazioni senza seguire la procedura», che prevede prima di verificare la rilevanza dei dati considerati “sensibili” da parte delle aziende che gli studi li hanno realizzati.

 

La prossima valutazione sul glifosato andrà presentata dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) , formalmente responsabile per la classificazione UE delle sostanze cancerogene, che ha avviato una revisione della possibile cancerogenicità, mutagenicità delle cellule germinali e tossicità riproduttiva del Glifosato. Tale revisione, tuttavia, non sarà completata prima della fine del 2017, mentre la decisione sul rinnovo dell’autorizzazione all’uso del glifosato nei 28 paesi Ue dovrà essere presa dalla Commissione entro la fine del prossimo mese di giugno.

 

Il glifosato è il pesticida più utilizzato al mondo ed è presente in 750 formulati tra i quali il Glinet® e il Roundup®, quest’ultimo proposto dalla Monsanto in abbinamento a sementi Ogm che sviluppano resistenza a questo prodotto. Un sondaggio di YouGov, community che coinvolge 4 milioni di persone in tutto il mondo, rivela che sono due terzi gli europei che vorrebbero che questo composto chimico fosse vietato. Sono state 7.000 le persone che si sono esposte sull’argomento, provenienti da 5 Stati membri dell’Unione Europea. A dichiararsi contrari all’uso del glifosato sono stati il 75% degli italiani, il 70% dei tedeschi, il 60% dei francesi e il 56% dei britannici.

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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