#viaggiareispirati 12: Vacanze in montagna fra socialità e sostenibilità

In questa nuova puntata di #viaggiareispirati, Destinazione Umana ci porta in montagna per scoprire due strutture che offrono delle attività un po' diverse rispetto a quelle che ci si aspetterebbe: un modo nuovo, più profondo e intenso di vivere l'alta quota.

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State progettando delle vacanze in montagna? Sognate lunghe piste da ridiscendere con gli sci ai piedi e accoglienti rifugi in cui sorseggiare grappe e cioccolate calde? Certamente sì ed è giusto che sia così! Ma sappiate che a volte gli anfratti montani offrono molto più di questo e in quota si può vivere un’esperienza turistica anche densa di significato. Vi portiamo a scoprire come!

 

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Nella rete di Destinazione Umana, due strutture guardano tutti… dall’alto in basso! Infatti, una si trova a ben 1426 metri sul livello del mare, in Valsugana, nel cuore del Trentino. L’altra invece è in uno dei luoghi più affascinanti dell’appennino tosco-emiliano, a una manciata di chilometri dal monte Cimone. Ma pur essendo certamente suggestiva, la loro ubicazione non è l’aspetto che maggiormente li contraddistingue.

 

La prima destinazione umana di cui vi parliamo nella puntata di oggi è il Erterle, il rifugio sociale. Di che si tratta? Andiamo con ordine! L’iniziativa nasce nel 2014 da un’idea dell’associazione Montagna Solidale di Trento, che unisce diverse realtà che abbinano all’attività in campo sociale la passione per la montagna. In particolare, l’associazione accoglie persone con fragilità psichiche.

 

È qui che entrano in gioco Piero e Isabella, gli attuali gestori del rifugio, che hanno risposto all’appello di Montagna Solidale per trovare qualcuno che mandasse avanti la struttura. Entrambi impegnati in campo agricolo, Piero e Isabella condividono con l’associazione trentina la convinzione che la montagna abbia un grande valore sociale e riabilitativo. Proprio per questo nasce il Rifugio Sociale Erterle: offrire a persone in difficoltà uno spazio sicuro in cui recuperare l’equilibrio e migliorare la propria condizione.

 

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Le attività del rifugio sono quindi principalmente legate all’aspetto sociale e riabilitativo, ma non solo. I due ragazzi organizzano anche vacanze per gruppi e famiglie, raccolta di funghi, seminari di autoproduzione e percorsi didattici dedicati alla scoperta della biodiversità, oltre a trekking e passeggiate, anche di livello impegnativo.

 

Ma ora spostiamoci più a sud, pur rimanendo in quota. In prossimità del Passo del Lupo e del Lago della Ninfa, si trova l’agriturismo del Cimone. La sua storia è legata a quella di Sergio e Anna, i due fondatori, che nell’ormai lontano 1992 fecero una scelta di vita decisa e drastica, abbandonando la città e trasferendosi in montagna. Il loro scopo era entrare in connessione con questi luoghi e favorirne la scoperta da parte di altre persone.

 

I due partirono con una piccola attività di pastorizia, che prosegue tutt’ora con mucche di razza grigio alpina che vengono allevate in modo estensivo e lasciate libere di pascolare nei prati e di mangiare ciò che offre loro la natura. Si sono poi aggiunte la cura del bosco circostante e un orto biologico, che insieme ai frutti spontanei raccolti fornisce il cibo alla struttura.

 

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Il desiderio di far entrare in contatto i viaggiatori, soprattutto i più piccoli, con l’ecosistema locale si è realizzato quando l’agriturismo è diventato anche fattoria didattica e ha cominciato ad accogliere i bambini e ad avvicinarli al contesto naturale. Da qualche anno, Sergio e Anna collaborano anche con Turismo WWF, organizzando settimane vacanza per ragazzi e adulti.

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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