#Visione2040 – Abitare sostenibile: case passive, riqualificazione, cohousing

Ecco i risultati del tavolo "Abitare" di #Visione2040, il percorso di progettazione partecipato per l'Italia che futuro. Azioni, idee, proposte che spaziano dal rapporto con il paesaggio alla condivisione, dalla conversione energetica alla socialità di strada. Il documento contiene indicazioni operative per ciascuno di noi, in modo che tutti possiamo fare la nostra parte.

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Il degrado ambientale è legato direttamente al degrado sociale. Per questo un’idea di abitare sostenibile non può che partire da una riflessione sui temi del consumo di suolo, della speculazione edilizia, dell’inquinamento ambientale, dei rifiuti, della corruzione dilagante, del dissesto idrogeologico. E ciascuno di noi, in ciascuno di questi ambiti, può e deve fare la sua parte.

 

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LA SITUAZIONE ATTUALE

 

Come spesso accade, bisogna toccare il fondo per cominciare a risalire! Stiamo cementificando il nostro paese al ritmo di 8 metri quadri al secondo, ma parallelamente il settore edilizio sta vivendo una crisi senza precedenti. Questo “inatteso” ha innescato una trasformazione positiva e abbastanza radicale. Una tale situazione di profondo cambiamento favorisce l’opportunità per una riflessione approfondita e crea lo spazio per una modifica sostanziale delle forme dell’abitare. Stiamo ripartendo e dobbiamo farlo mettendo al centro il Paesaggio, ossia la rappresentazione di come una comunità abita un territorio.

 

 

La strada intrapresa sembra compatibile con un abitare sostenibile sia dal punto di vista ambientale che da quello sociale. Esiste un vasto patrimonio di beni immobili abbandonati, che possono essere recuperati. Si stanno diffondendo la bioedilizia, la bioarchitettura e gli interventi di efficientamento energetico. Abitare è sempre più un atto sociale, spesso condiviso, e questo rafforza i legami e crea comunità più duttili e più coese.

 

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COSA POSSO FARE IO…

 

 

…CITTADINO – Gli interventi di ristrutturazione possono essere onerosi, ma se creiamo gruppi di acquisto solidale per convertire le nostre abitazioni diventano più abbordabili. In tal modo, si può anche fare consumo critico scegliendo aziende che tutelano l’ambiente e i lavoratori. Ma abitare, come abbiamo detto, è anche un atto sociale. E allora perché non creare una bella comunità organizzando feste di quartiere, condividendo le competenze e le risorse, impegnandoci in una gestione collaborativa dei beni comuni e fondando comitati per fare pressione sulle amministrazioni affinché seguano gli esempi virtuosi?

 

 

…IMPRENDITORE – L’unione fa la forza: invece di competere conviene collaborare, creando ad esempio delle filiere di materiali locali e naturali. È inoltre indispensabile dare priorità al recupero di edifici esistenti e, nel caso di nuova realizzazione, impiegare processi e materiali ecosostenibili.

 

 

…AMMINISTRATORE – C’è un’intera comunità che aspetta solo di essere attivata! A essa si può affidare la gestione di spazi ed edifici in disuso per farli rivivere e trasformarli in centri di aggregazione. Per favorire la trasparenza e la partecipazione, è necessario poi utilizzare processi collaborativi per la definizione collettiva degli usi del bene pubblico. Infine, perché non premiare con sgravi fiscali e agevolazioni i cittadini veramente virtuosi, che diffondono idee e azioni concrete legate alla cultura della sostenibilità?

 

 

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GLI ESEMPI

 

 

Ormai abitare sostenibile è la parola chiave per moltissimi progettisti che immaginano il futuro del nostro paese. Uno dei più illustri è Renzo Piano, che con la sua iniziativa chiamata G124 ha deciso di occuparsi delle periferie del futuro, dove si troveranno alcuni epicentri delle città di domani. Un altro bellissimo esempio di ri-progettazione dal basso è quello di Rigenerazione Urbana a Lecce, in cui 43 associazioni hanno presentato altrettanti micro-progetti per una comunità più vivibile e più sostenibile. Un altro esempio, che attiene all’edilizia in senso stretto, è CasaZera, un prototipo abitabile prefabbricato in legno a secco, a basso impatto ambientale per la riqualificazione urbana di edifici industriali dismessi.

 

 

GRAZIE A…

 

 

Coloro che hanno contribuito a elaborare il documento: Juri Battaglini di LUA Laboratorio Urbano Aperto, Mario Festa di Ru.De.Ri Rural Design per la Rigenerazione dei Territori, Enrico Grillo di Condomini Solidali, Francesca Guidotti della Rete Italiana Villaggi Ecologici (RIVE), Andrea Paoletti – che ha anche facilitato gli incontri – di Casa Netural e UUUSHH e Federica Ravazzi di INSITI opportunità urbane.

 

 

Cliccate qui per leggere il documento completo.

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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