“Amaranto”, un viaggio alla ricerca del buonsenso e della felicità

Ispirate dalle migliaia di persone che hanno cambiato rotta, Manuela Cannone ed Emanuela Moroni hanno deciso di raccontare in un documentario, “Amaranto”, le storie di coloro che hanno intrapreso strade inusuali optando per scelte responsabili per se stessi e per il pianeta.

Manuela Cannone ed Emanuela Moroni

Di fronte ad un sistema che è arrivato al capolinea, migliaia di persone hanno deciso di cambiare rotta ed hanno intrapreso strade inusuali guidate dalla stessa necessità: la felicità sul pianeta terra.

 

Manuela Cannone e Emanuela Moroni hanno deciso di raccontare, attraverso le immagini e le parole, quella parte del mondo che, a partire da piccoli gesti quotidiani, sta costruendo modelli di esistenza e convivenza basati su rispetto e solidarietà e in linea con la Natura. Per saperne di più su “Amaranto”, il documentario che stanno realizzando, le abbiamo intervistate.

 

Manuela Cannone ed Emanuela Moroni

Manuela Cannone ed Emanuela Moroni

Di cosa parla il documentario che state girando?

“Amaranto” è un viaggio che supera i confini dei singoli paesi e racconta la vita di un essere umano attraverso scelte consapevoli e non convenzionali. Ogni mappa del viaggio è una tappa nella vita di una persona, dalla nascita fino alla vecchiaia; a guidarci sono le storie di coloro che hanno intrapreso strade inusuali e optato per scelte responsabili per se stessi e per il pianeta. Il cuore di questo viaggio è l’idea che la Terra sia il bene comune e che la Natura ci metta nella condizione di vivere bene con semplicità.

I temi che affrontiamo sono: il parto naturale, la cultura infantile, il wwoofing, l’agricoltura sinergica, il teatro a baratto, l’attivismo, il cohousing per anziani e la permacultura. 
“Amaranto” racconta la risposta autogestita del genere umano alle esigenze della pianeta Terra.

 

Com’è nata l’idea?

Da anni impariamo da queste storie e abbiamo pensato che sarebbe stato importante condividerle; nel nostro bagaglio professionale ci sono la fotografia, il teatro e il cinema e nel nostro percorso di vita la passione per l’ambiente, il sociale e lo sviluppo sostenibile, ci è sembrato naturale farli convivere. Abbiamo iniziato a parlarne un paio di anni fa, poi l’anno scorso il tutto ha preso consistenza, alcune delle persone che volevamo intervistare sono passate nella nostra città e abbiamo avuto la possibilità di iniziare a girare le prime interviste e mettere insieme i tasselli del puzzle, pian piano il documentario ha iniziato a prendere forma sulla carta e nella nostra mente. Quelle prime interviste hanno dato il la ad Amaranto.

 

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Perché il nome “Amaranto”?

Anche nel titolo c’è una storia, l’amaranto è una pianta antica molto nutriente, per gli Aztechi e i Maya era una pianta sacra, alcuni anni fa l’amaranto ha invaso i campi coltivati con la soia OGM, si è dimostrata resistente all’erbicida usato in questo tipo di coltivazioni e ha così provato che la Natura si riappropria di ciò che le appartiene. Non si può andare contro Natura, la Natura va osservata, imitata, ascoltata, da lì veniamo e combatterla è come andare contro noi stessi. Nel nome c’è l’essenza di quello che raccontiamo.

 

Chi sono i protagonisti di questo documentario? Cosa li accomuna?

Antonio De Falco, Franco Lorenzoni, Elena Guerrini e Fabio Ciconte sono alcuni dei protagonisti di Amaranto. Il file rouge che li tiene insieme è la capacità di scegliere, di orientare il proprio sguardo verso un mondo dove le priorità della vita sono altre. In ogni storia emerge in modo evidente il legame con la natura, nelle loro parole vive la necessità di riscoprire le relazioni umane secondo modelli che mettono al centro del rapporto la dignità. Nei gesti quotidiani di queste persone trova sostanza il concetto di rispetto. Rispetto di se stessi, degli altri e del pianeta. Ognuno racconta una storia che si colloca in un momento particolare della vita di una persona, tutti insieme raccontano di un mondo che costruisce la propria esistenza sulla semplicità, sulla felicità e sulla solidarietà.

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Perché secondo voi è importante diffondere queste storie?

È importante raccontare queste storie perché spesso le cose belle rimangono in silenzio e invece c’è un gran bisogno di ritrovarsi immersi in storie capaci di aprire panorami nuovi con la delicatezza e la semplicità di un gesto. Quello che raccontiamo è alla portata di tutti, “sia della persona che vive in città sia di quella che vive in campagna”, dice Alberto Fostini nel video, e metterlo in pratica è semplice. Amaranto nasce perché crediamo si possa scrivere una “Storia” diversa se tante piccole storie iniziano a seguire una nuova rotta. Davanti alla complessità del mondo pensiamo si debba ripartire dalla semplicità e dal legame indissolubile che ci lega alla Natura. Le storie che raccontano questo mondo sono una voce fuori dal coro, ascoltarle è importante perché il loro obiettivo è restituire alle persone ciò che il sistema politico ed economico ha tolto inventando un mondo distante dalla genuinità della vita.

 

Per sostenere le spese necessarie per realizzare il documentario, Manuela ed Emanuela hanno deciso di aprire una campagna di crowdfunding su Produzioni dal Basso. Su Facebook e Twitter è possibile seguire la lavorazione di “Amaranto”.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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