Io Faccio così #120 – Cittadinanzattiva: dal contagio dei diritti nasce un Paese migliore

Essere cittadini attivi è il primo passo verso il riconoscimento di un diritto. Ne è convinta Cittadinanzattiva, organizzazione che dal 1978 promuove l’attivismo dei cittadini per la tutela dei diritti, la cura dei beni comuni, il sostegno alle persone in condizioni di debolezza.

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“Cittadini di sana e robusta condizione”, così amano definirsi gli attivisti dell’associazione Cittadinanzattiva. A spiegare origini e capisaldi di questa organizzazione è Antonio Gaudioso, segretario generale. “Noi non crediamo nel principio della delega”, spiega, “siamo fermamente convinti che il modo più efficace per tutelare i propri diritti sia quello di battersi in prima persona”. Proprio per questo motivo, non si definisce un’organizzazione che fornisce servizi ma, piuttosto, gli strumenti necessari per essere in grado di difendersi.

 

 

“Una volta acquisite le capacità necessarie”, continua Gaudioso, “ognuno può diventare a sua volta promotore di diritti”. Un vero e proprio contagio, insomma, in difesa del cittadino.
Quando nacque Cittadinanzattiva era il 1978 ma il nome provvisorio, fino al 2000, è “Movimento Federativo Democratico”. Alcuni giovani attivisti, animati dal desiderio di dimostrare che il ruolo del cittadino non si esercita solo con lo strumento del voto ma soprattutto tra un’elezione e l’altra, cominciano a promuovere la partecipazione civica attraverso la tutela dei diritti.

 

Nel 1980 danno vita ad una delle azioni forse più conosciute di questo movimento: la fondazione del “Tribunale per i diritti del malato”, che vide una grande partecipazione popolare e istituzionale (era presente anche l’allora sindaco Petroselli) sfociando poi in una grande dimostrazione di fronte al Campidoglio. Da questa prima esperienza prende vita il “Collegio giudicante del Tribunale per i diritti del malato”, cioè la messa in scena delle violazioni dei principali diritti del cittadino infermo attraverso la simulazione di un processo che metteva sotto accusa le violazioni più ricorrenti.

 

L’iniziativa acquista subito una forte carica simbolica, soprattutto perché era la prima volta che in Italia venivano sottolineati i diritti del cittadino in ambito ospedaliero. Visto il successo e l’appoggio ricevuto, gli attivisti decidono di iniziare a promuovere azioni concrete per difendere la quotidianità di un malato in ospedale: il diritto ad un pasto caldo, ai bagni puliti e a campanelli funzionanti.

 

Nel 1980 Cittadinanzattiva da' vita al Tribunale per i diritti del malato

Nel 1980 Cittadinanzattiva da’ vita al Tribunale per i diritti del malato

 

La prima struttura che decidono di monitorare è il San Giovanni di Roma, dove una schiera di attivisti e parenti dei pazienti dimostrerà attraverso una presenza costante e varie segnalazioni, che la pulizia dei bagni all’interno dell’ospedale era del tutto insufficiente. In questa fase non era ancora chiaro né come né perché quei cittadini fossero lì, tanto che quando vennero ricevuti il direttore sanitario chiese loro di quale sindacato facessero parte.

 

“Per tutta risposta”, spiega Antonio Gaudioso, “gli attivisti tirarono fuori il loro documento sventolando semplicemente la propria identità di cittadini italiani”. Da quel momento ad oggi tante cose sono cambiate all’interno del sistema sanitario, “ma se questo è stato possibile” – aggiunge – “lo si deve anche alle centinaia di migliaia di volontari che si sono battuti per i diritti del malato”.

 

Produrre informazioni civiche che abbiano una rilevanza politica per la promozione dei diritti di ognuno di noi è la mission principale dell’organizzazione. Partendo dalle battaglie nel campo della salute, Cittadinanzattiva ha continuato a dedicarsi a nuove battaglie anche in altri campi, toccando temi altrettanto delicati come l’istruzione, la giustizia e le politiche di tutela dei diritti del consumatore. “Siamo cittadini 24 ore su 24”, incalza Gaudioso.

 

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Uno spartiacque importante viene segnato nel 2002 dal terremoto che colpì la scuola di San Giuliano di Puglia in Molise, un episodio che da quel momento impegna Cittadinanzattiva sul problema della sicurezza degli edifici scolastici in Italia. “La narrazione dei media ha fatto credere che la morte di quei bambini e delle loro maestre fosse da attribuire al terremoto”, sottolinea il segretario generale, “ma la verità è che quell’edificio, costruito malamente e senza alcun criterio, si è afflosciato su sé stesso distruggendo la vita di tante famiglie”.

 

La prevenzione del rischio è un tema fondamentale di cui non si occupava ancora nessuno e in questo ambito diventarono fondamentali due battaglie: la prima riguardante l’importanza della formazione per la sicurezza nelle scuole, la seconda per l’accesso pubblico ai dati dell’anagrafe di tutti gli edifici scolastici del paese che ne indicano la condizione. Il primo risultato viene raggiunto senza troppe complicazioni, ma per la pubblicazione dei dati richiesti ci sono voluti parecchi anni e alcune sentenze del TAR prima di arrivare – comunque – ad un’altra vittoria (seppure parziale).

Essere cittadini attivi, insomma, è il primo passo verso il riconoscimento di un diritto.

 

Il sito di Cittadinanzattiva 

 

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Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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