Legge sul consumo di suolo: un’occasione mancata

Troppe deroghe ed emendamenti alla norma originaria che lasciano spazio ad ulteriori edificazioni a danno dei terreni agricoli e verdi. Così il disegno di legge sul consumo di suolo approvato ieri alla Camera lascia aperte le porte a nuove ondate di cemento.

Terreno verde

Dopo anni di discussione in Parlamento e a fronte dell’estrema gravità del problema della perdita di suolo agricolo e naturale, è stato approvato ieri alla Camera il disegno di legge sul contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato. Il testo passerà ora al Senato.

 

Nelle intenzioni il provvedimento dovrebbe azzerare il consumo di suolo – ovvero la cementificazione a danno dei terreni verdi e agricoli – entro il 2050, in applicazione di una direttiva Ue. Tuttavia diversi emendamenti alla norma originaria introdotti dalla maggioranza rischiano di lasciare spazio a nuove edificazioni dannose per l’ambiente.

 

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Ecco perché, secondo il Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, ieri in Parlamento “ si è consumato il delitto perfetto ai danni del suolo”. “La lobby del cemento e dell’asfalto, complici i Sindaci e la maggioranza dei deputati, ha avuto il sopravvento sui tanti cittadini, organizzati o meno in associazioni e comitati, che da anni chiedevano una legge per fermare davvero questa deriva ai danni dell’agricoltura e del paesaggio.

Il Forum Salviamo il Paesaggio aveva persino provveduto a redigere e inviare ai parlamentari una proposta che inseriva norme rigorose per arrestare un fenomeno che rappresenta ormai una vera e propria emergenza nazionale e mondiale”. Salviamo il paesaggio ricorda poi che “il suolo è una risorsa non rinnovabile e la sua continua perdita comporta un serio rischio per la stessa futura Vita sulla Terra”.

“Ora ai cittadini – conclude Salviamo il Paesaggio – non resta che l’indignazione e un’auspicabile forte e convinta azione civica che costringa la politica ad operare un deciso cambiamento di rotta; a partire dal prossimo passaggio in Senato”.

 

“Il contenimento del consumo del suolo è una priorità nazionale che necessita di norme chiare e strumenti efficaci e il testo approvato oggi alla Camera in prima lettura deve essere modificato al Senato in modo da consolidare quello che deve costituire un passo in avanti per chiudere definitivamente nel nostro Paese l’epoca dei piani urbanistici sovradimensionati, degli abusi edilizi e dei successivi condoni (sono stati 3 negli ultimi 40 anni, 1985, 1995  e 2003)e della sub-urbanizzazione che fa scempio del territorio.”

 

E’ quanto affermano questo FAI, Legambiente, Slow Food e Touring Club italiano e WWF che chiedono al  Senato di non perdere altro tempo e aprire subito il confronto su un testo che contiene anche norme innovative, ma ancora molti punti contradditori e pericolosi. Le associazioni chiedono a Governo e Parlamento un’assunzione di responsabilità nel portare a termine l’iter parlamentare della legge, migliorandone le parti più contraddittorie, macchinose e incoerenti.

 

Terreno verde

 

Tra gli aspetti positivi e innovativi del disegno di legge approvato oggi le associazioni ricordano: il divieto di utilizzo degli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente e di mutamento di destinazione d’uso per le superfici agricole che hanno beneficiato di aiuti dall’unione europea; l’introduzione di un censimento degli edifici e delle aree dismesse, non utilizzate o abbandonate, come precondizione per approvare qualsiasi nuovo consumo di suolo;  la definizione di obiettivi di contenimento del suolo e di rigenerazione urbana.

 

Tra gli aspetti critici, secondo le associazioni, il disegno di legge approvato oggi garantisce troppi spazi a deroghe che rischiano di rendere meno incisiva la tutela della risorsa del suolo: si considerino ad esempio i commi aggiuntivi introdotti all’articolo 1 in cui vengono descritte le finalità della legge (comma 3) o tutte le eccezioni ormai datate (vista la riforma del Codice Appalti) riservate alle opere strategiche; restano ancora critiche le definizioni di “consumo di suolo”, “superficie agricola naturale e seminaturale” e di “area urbanizzata”, mentre ancora poco chiari sono i principi e i criteri su cui improntare la delega sulla “rigenerazione delle aree urbanizzate degradate” (art. 5 del ddl) e la norma sui “compendi agricoli neorurali” (art. 6 del ddl); infine, molto preoccupante è la norma transitoria di applicazione della legge, in cui addirittura vengono fatti salvi i piani urbanistici attuativi per i quali i soggetti interessati abbiano anche solo presentato istanza prima dell’entrata in vigore della legge (art. 11 del ddl).

 

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“Il testo della Camera ci lascia perplessi – dichiara Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu-BirdLife Italia - Poteva e doveva essere migliore, dopo decenni di attesa e anni di discussione in Parlamento e a fronte dell’estrema gravità del problema della perdita di suolo agricolo e naturale. “I lavori parlamentari – prosegue il presidente Lipu - avrebbero dovuto migliorare il testo originario, che pure aveva buone intenzioni e norme positive. E’ invece accaduto l’esatto contrario: un indebolimento costante, con deroghe e concessioni, che hanno ridotto fortemente la portata della legge e hanno anche visto la ciliegina finale della norma che fa salvi i piani urbanistici attuativi, che hanno anche solo presentato istanza prima della vigenza della legge.

 
“Ora la legge va al Senato. La speranza è che – continua Mamone Capria - i senatori eliminino le parti cattive e rafforzino le parti buone del testo, come quelle che prevedono il registro delle aree e degli edifici dismessi e l’impossibilità di utilizzare gli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente, che è stata una tra le spinte all’urbanizzazione selvaggia.

“Tuttavia, vista la piega presa dal testo alla Camera, via via più lontano dal senso originario, il timore è che a Palazzo Madama la legge possa subire la seconda dose di normalizzazione, con emendamenti che, dietro la ragionevolezza del dare tempo al tempo, nascondano nuovo consumo e nuovo cemento.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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