Io faccio così #125 – Fail Società Cooperativa: dalla crisi ad un modo nuovo di fare impresa

“La crisi che stiamo vivendo non è la fine del mondo, ma la fine di un mondo”. È quanto dimostra la storia di Fail Società Cooperativa che, colpita dalla crisi, è rinata investendo su un nuovo modo di fare impresa incentrato sull'impatto sociale e ambientale della propria attività.

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In Umbria, non lontano da Perugia, sorge Fail Società Cooperativa, un “workers buy out” (1) che nasce sulle ceneri di una storica azienda di infissi in acciaio e alluminio che, sul mercato da cinquant’anni, è stata coinvolta dalla crisi finanziaria e industriale. Fail (Fabbrica Infissi In Legno) dava da lavorare a circa cento persone che, al momento della crisi, sono finite in mobilità e cassa integrazione.

 

Roberto Moretti, Presidente della nuova cooperativa, ci racconta che la nascita di questa esperienza è stata quasi ‘inevitabile’.

 

 

“Vedere morire una struttura così grande ci sembrò quasi impossibile! Ottenuto un finanziamento tramite Banca Etica, il progetto venne portato in varie sedi e ritenuto meritevole di altri finanziamenti. Abbiamo così potuto costituire la cooperativa grazie ad un capitale ingente che ci permise di poter ripartire e sviluppare il nostro progetto e le nostre idee che si discostavano da un vecchio modo di fare impresa. Capimmo che per sopravvivere e crescere dovevamo agire e pensare in maniera diversa rispetto al passato e rispetto ai competitor.

 

Nel farlo, ci siamo rivolti a mercati mai presi in esame in precedenza e abbiamo puntato tantissimo sulla ricerca industriale. Quest’ultimo punto è evidenziato anche dalla presenza, tra i nostri soci, dell’università di Perugia e della Normale di Pisa. Internalizzazione e ricerca industriale ci hanno permesso di depositare nuovi brevetti, andare all’estero e cambiare il concetto di produzione”.

 

Il recupero energetico è stato al centro di questi processi: “pensiamo che in futuro ci sarà sempre più bisogno di sviluppare questo aspetto. Abbiamo quindi depositato due brevetti sul recupero energetico legati al vetro sotto vuoto che permette un abbattimento termico e acustico molto elevato. Questa tipologia di vetro, applicata alle facciate continue/strutturali, permette un recupero energetico importante all’interno di edifici di dimensioni molto elevate e ci ha permesso anche di realizzare serre a recupero energetico con il policarbonato sottovuoto e sostanze presenti in natura. Queste serre non hanno bisogno di riscaldamento artificiale; è sufficiente l’irradiamento solare.
In questo modo ci siamo proposti sui mercati italiani ed esteri con un qualcosa in più rispetto ai nostri concorrenti”.

 

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La cooperativa è appena nata, eppure nel 2016 vanta già un fatturato di quasi cinque milioni. Ovviamente è solo l’inizio! “Contiamo di portare a regime l’azienda in tre-quattro anni. rivolgendoci sempre di più all’estero e puntando sulla ricerca”.

 

L’obiettivo è poter assumere nuovamente tutti i vecchi dipendenti. Intanto, quelli che sono già rientrati come soci o come dipendenti sono una trentina. All’inizio erano impauriti, qualcuno aveva dubbi, oggi sono realizzati e soddisfatti. Posso dire che c’è stata una crescita anche umana oltre che professionale”.

 

La sensibilità ambientale e le ricadute sociali sono al centro di questa realtà. Roberto, infatti, ci tiene a sottolineare come il recupero ambientale abbia delle ricadute positive per il territorio circostante. Non solo. Gli scarti della lavorazione dei loro prodotti sono tritati e vanno a produrre una sorta di pellet con il quale scaldano la fabbrica. Il ciclo è quindi completo.

 

“Cerchiamo di avere un impatto anche sociale, aiutiamo per esempio un’associazione che si occupa di dipendenze. Facciamo un’economia diversa, con una distribuzione di ricchezza differente”.

 

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Roberto non ha dubbi: “Il modo di fare impresa portato avanti fino ad oggi non è proponibile per il futuro, non si può pensare che il PIL cresca all’infinito. Bisogna portare questo cambiamento nelle istituzioni, ma per farlo bisogna partire dalle scuole. La prima materia in ambito scolastico dovrebbe essere educazione civica. Questo per far capire ai bambini certi concetti di eticità e moralità necessari ad un vero cambiamento. Solo in questo modo avremo in futuro un ricambio generazionale e valoriale nella classe politica”.

 

Nel frattempo, esperienze come quella di Fail ci insegnano che si possono cambiare le cose già ora e che chi ha il coraggio di sognare è spesso premiato.

 

“La motivazione di fondo del nostro successo è un approccio nuovo che tiene conto del fatto che il mondo che c’era prima non c’è più: la crisi che stiamo vivendo non è la fine DEL mondo, ma la fine di UN mondo”.

 

Note
1. L’operazione nasce in seguito alla messa in liquidazione o al fallimento dell’azienda. In questo caso i lavoratori si riuniscono in cooperativa e si propongono di prendere in affitto o acquisire l’azienda dal liquidatore o dal curatore fallimentare. Per farlo utilizzano propri risparmi e l’indennità di mobilità. La stessa operazione, dopo la crisi di un’impresa storica di Padova, ha dato vita alla Cooperativa Lavoratori Zanardi

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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