La lotta alla mafia va in scena sul Palcoscenico della legalità

Dalle scuole alle carceri minorili per promuovere il senso di responsabilità individuale e l'impegno collettivo contro la criminalità organizzata. Il progetto Palcoscenico della legalità promuove la cultura come antidoto alla mafia ed il teatro come strumento di denuncia e invito alla partecipazione. In scena “Dieci storie proprio così” e “Aspettando il tempo che passa”.

"Dieci storie proprio così" al Teatro Biondo di Palermo

Il sipario si apre ed i riflettori mettono in luce l’impegno personale e collettivo, la denuncia ed il riscatto sociale, la partecipazione e la responsabilità. La mafia si può combattere, con un’arma nobile e potente: la cultura.

 

Il teatro è lo strumento ideale per trasmettere, in modo particolare ai ragazzi, messaggi complessi riguardanti la contemporaneità. È da qui che prende vita il progetto Palcoscenico della Legalità (1): percorso formativo, spettacolo itinerante, sinergia tra teatri, Istituti Penali per Minorenni, scuole e società civile.

 

“Abbiamo incontrato i familiari delle vittime innocenti di mafia, camorra, criminalità e associazioni che sulle terre confiscate alla mafia hanno costruito lavoro, accoglienza, idee”, scrivono i promotori del progetto che hanno iniziato così a riflettere su come strutturare un rapporto continuativo e di scambio benefico tra istituzioni (scuole, teatri e carceri) al fine di apprendere un nuovo alfabeto civile.

 

Da allora sono stati attivati laboratori nelle scuole e negli Istituti Penali per Minorenni, in cui le tecniche e i linguaggi del teatro sono divenuti strumento per ragionare e imparare insieme.

 

"Dieci storie proprio così" al Teatro Biondo di Palermo

“Dieci storie proprio così” al Teatro Biondo di Palermo

 

Dieci storie proprio così: una lezione di legalità

 

Parte integrante del Palcoscenico della Legalità è Dieci Storie proprio così, ideato da Giulia Minoli (2), che ha scritto lo spettacolo insieme ad Emanuela Giordano, che ne cura anche la regia. Lo spettacolo ha coinvolto sette attori, un’orchestra, il coro di voci bianche, il corpo e la scuola di ballo del Teatro di San Carlo, un quartetto d’archi del conservatorio di Milano. Ad accompagnare ora la narrazione sono le musiche originali di Antonio di Pofi e Tommaso Di Giulio. Via via, infatti, lo spettacolo si arricchisce di nuovi interventi musicali e narrativi, anche grazie a testimonianze, raccolte, elaborate e messe in scena nella città in cui lo spettacolo viene rappresentato.

 

“Era per noi importante – spiega Giulia Minoli – che ad ogni storia di denuncia corrispondesse una storia di speranza e di riscatto sociale”. Così si alternano sul palco piccole e grandi storie di dolore e rabbia che si trasformano in coscienza civile, determinazione e resistenza contro un’illegalità che vuole togliere il fiato e ogni speranza. Si narrano le storie raccontate dai parenti delle vittime e dalle associazioni, dai volontari, da chi con coraggio crea alternative al degrado che produce la criminalità organizzata. “Sono le storie di un’Italia spesso ai margini della cronaca e lontano dai riflettori ma che per fortuna esiste e continua a lottare”.

 

Dal primo debutto del 2012 al Teatro di San Carlo di Napoli, con una drammaturgia che si rinnova ogni anno, Dieci storie proprio così sta viaggiando in tutte le principali città italiane.
In una nuova edizione drammaturgica e musicale, lo spettacolo è andato in scena per la prima volta il 21 marzo scorso al Teatro Argentina di Roma nella XXI giornata della memoria e dell’impegno, in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. In seguito è stato replicato per le scuole, poi al Teatro San Carlo di Napoli ed il 23 maggio al Teatro Biondo di Palermo, in occasione dell’anniversario della strage di Capaci.

 

“Dieci storie proprio così è una ragionata provocazione contro quella rete mafiosa, trasversale e onnipresente che vorrebbe sconfitta la coscienza collettiva, la capacità di agire e reagire”, spiega l’autrice e regista Emanuela Giordano.
Iniziative come questa possono dunque contribuire a far rinascere la fiducia nell’avvenire di questo paese, a restituire la speranza, in particolare alle nuove generazioni.

 

Emanuela Giordano e Giulia Minoli con gli attori di "Dieci storie proprio così" al Teatro San Carlo di Napoli

Emanuela Giordano e Giulia Minoli con gli attori di “Dieci storie proprio così” al Teatro San Carlo di Napoli

 

Educare alla legalità: il progetto nelle scuole

 

“Purtroppo nelle città vedo ragazzi sempre più disillusi, convinti che non si possa fare nulla – afferma l’attore Vincenzo d’Amato – Eppure, se vengono incoraggiati a pensare si attivano e iniziano a credere di poter cambiare le cose”.

 

Il Palcoscenico della legalità vede coinvolti oltre ventimila studenti degli istituti di primo e secondo grado di Campania, Lazio e Sicilia. Gli incontri, condotti dagli attori dello spettacolo, tendono a stimolare nei ragazzi il senso della legalità e della responsabilità individuale e collettiva, invogliandoli a partecipare ad un percorso di rinnovamento etico.

Per questo durante gli incontri viene spiegato agli studenti il ritorno positivo di un comportamento rispettoso dei principi etici. Inoltre le vicende drammatiche che caratterizzano la lotta alla criminalità organizzata vengono confrontate con gli esempi di successi ottenuti nei territori e vengono analizzati obiettivi e ipotesi per riabilitare la collettività.

 

Il Palcoscenico della legalità nelle scuole

Il Palcoscenico della legalità nelle scuole

 

Nelle carceri, Aspettando il tempo che passa

 

Il Palcoscenico della Legalità ha portato negli Istituti penali minorili (di Airola, Benevento, e Malaspina di Palermo) i mestieri del teatro, dalla scrittura all’allestimento scenico.
“La scrittura collettiva aiuta ad uscire da percorsi mentali complicati e sofferti, stimolando a ragionare sul significato delle parole. In ambito tecnico, l’obiettivo è di insegnare un mestiere (elettricista, macchinista, fonico)”.
Nel’Istituto penitenziario minorile di Airola i detenuti hanno partecipato ad un laboratorio teatrale improntato sul lavoro di squadra, per imparare a lavorare insieme, con disciplina di gruppo. Da questa esperienza è nato lo spettacolo Aspettando il tempo che passa, che vede la collaborazione tra i giovani attori del Teatro NEST e i detenuti, con il supporto musicale di Luca Caiazzo, coordinati da Emanuela Giordano.

 

“Ho sempre messo al centro delle mie regie – afferma la Giordano – la parola onestà. Aspettando il tempo che passa nasce da un’esperienza faticosa. Non umanamente, anzi, tra noi e molti dei ragazzi detenuti è scattata una simpatia immediata e siamo convinti che il contatto con realtà esterne alla condizione detentiva siano, non solo opportune, ma indispensabili. Trasmettere passione, immaginare nuove regole di gruppo, riflettere su altre ipotesi di vita e di linguaggio, tutto questo è importante e lo abbiamo fatto.

 

Ma i ragazzi, a parte qualche rara eccezione, vengono da realtà ‘infernali’. Non hanno una collettività ‘attrezzata’ ad aiutarli quando usciranno dal carcere, questo condiziona il loro modo di affrontare la vita. Falsi miti, bisogni indotti, analfabetismo culturale ed affettivo fanno da tappo di compressione sulle loro intelligenze e le loro anime. Aspettando il tempo che passa è nato perché i ragazzi ce l’hanno chiesto: avere come obiettivo uno spettacolo dava loro un senso che altrimenti non avrebbero trovato”.

 aspettando-tempo-che-passa

Aspettando il tempo che passa andrà in scena il 15 e 16 giugno al Teatro Nuovo di Napoli nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia 2016.

 

Note

1. Il palcoscenico della legalità, ideato da Giulia Minoli, è promosso e organizzato da Co2 Crisis Opportunity Onlus con Libera, Fondazione Pol.i.s, Fondazione Silvia Ruotolo, Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, Centro Studi Paolo Borsellino, Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità.

 

2. Giulia Minoli ha facilitato il tavolo di lavoro sulla Legalità che nel 2015 ha riunito ambasciatori e ambasciatrici provenienti da diverse realtà per confrontarsi sul tema ed elaborare una visione comune di un’Italia senza mafie, proponendo azioni individuali e collettive per arrivarci.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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