#Visione2040 – Pari opportunità: verso una società senza pregiudizi e discriminazione

Sette associazioni attive nell’ambito delle tematiche di genere e dei diritti civili si sono riunite per dare il loro contributo alla lotta alle discriminazioni di stampo sessita e trans-omofobico, parlando di educazione alle differenze, superamento degli stereotipi e abbattimento delle ingiustizie sociali.

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Parlare di tematiche di genere risulta fondamentale per poter proseguire e rendere capillare un processo già in corso. Il lavoro delle attiviste e delle associazioni ha già infatti portato i suoi frutti: lo rivela la classifica Global Gender Gap Report 2014, in cui l’Italia occupa il 69esimo posto con un punteggio da 0 a 1 di 0,697 (dove 0 è la totale disparità e 1 l’uguaglianza) e un incremento di 11 posti dal 2012.

 

Nonostante questi traguardi, il nostro Paese è ancora lontano dal raggiungimento della totale parità tra i generi; non esistono infatti ancora pari opportunità, intendendo con questo che a uomini e donne, pur nel rispetto delle differenze, non sono messi a disposizione gli stessi strumenti per l’autodeterminazione e l’auto realizzazione personale.

LA SITUAZIONE ATTUALE
Le criticità sono tante: in primo luogo si assiste ad un incremento di sessismo e omofobia, che sfociano in fenomeni come quello delle Sentinelle in piedi o la diffusione del falso mito della teoria del Gender e ancora i movimenti pro-vita, che cercano di negare diritti conquistati con lotte durate decenni.

 

Altro problema fondamentale è quello della violenza di genere. Prima di tutto esiste un problema di narrazione della violenza, associata a contesti degradati e socialmente svantaggiati, contrariamente a ciò che invece dicono i dati: le forme più gravi di violenza fisica o sessuale sono esercitate da compagni, familiari o amici (75,7% dei casi).

 

Vi è inoltre un problema di fondo, concettuale e di approccio: la violenza viene affrontata dalla società nostrana come problema di ordine pubblico e non come violazione di diritto; viene trattata come un problema sanitario e non socio-culturale e strutturale. Manca del tutto una adeguata strategia di prevenzione. Questo ha visto come conseguenza i tagli ai centri anti violenza.

 

Non si può poi prescindere dalle disparità politiche ed economiche: parliamo di disparità politica e contrattuale, disparità negli stipendi e nelle pensioni, di una mancanza di adeguate politiche di welfare. Parliamo di fenomeni come quello del “soffitto di cristallo”: con questa metafora si intende indicare una sorta di barriera invisibile contro cui le donne si scontrano all’interno delle organizzazione e che impedisce loro di raggiungere alti livelli e occupare ruoli dirigenziali. Rimanendo nella metafora le donne guardano in alto e non vedono ostacoli, ostacoli che però incontrano nel momento in cui cercano di superare una determinata soglia.
E come ultimo fondamentale punto di riflessione e criticità, la rappresentazione della donna, problema trasversale che coinvolge libri di testo nelle scuole, riviste e soprattutto televisione.

 

Il “punto zero” di tutto ciò dovrà essere l’introduzione un modello educativo paritario che ponga l’attenzione a non veicolare stereotipi, fin dalle scuole d’infanzia. E’ necessario introdurre una formazione specifica per i docenti uomini e donne – che promuova realmente più equi modelli educativi e permetta di superare gli stereotipi sessisti che oggi limitano fortemente le scelte dei ragazzi e delle ragazze verso mete tradizionali: ad oggi infatti l’educazione continua a settorializzare le possibilità di futuro di ragazzi e ragazze in base al genere, portando avanti ad esempio modelli in cui alla donna sono destinati lavori di cura o percorsi formativi più legati all’ambito letterario, mentre gli uomini sarebbero più inclini agli ambiti scientifici. Saranno predisposti poi percorsi di orientamento di genere volti ad incoraggiare la diversificazione delle scelte formative e professionali di entrambi i sessi, rendendole il più possibile autentiche, ancorate a reali passioni e interessi, anziché ad un dover-essere socialmente imposto.

 

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COSA POSSO FARE IO?

 

CITTADINE E CITTADINI – È importante che ogni cittadina e cittadino senta in prima persona come proprie le lotte alla discriminazione; è necessario creare momenti di dibattito, ad hoc ma anche nella quotidianità, stando attente e attenti all’utilizzo di un linguaggio che non sia offensivo ma inclusivo di tutte le categorie.
Educare i proprio figli e le proprie figlie alle differenze, utilizzando anche libri che seguano il codice POLITE (codice di autoregolamentazione per le case editrici: POLITE sta per Pari Opportunità nei Libri di Testo, e indica un vademecum per la pubblicazione di libri soprattutto destinati alla scuola, che siano liberi da stereotipi di genere).

 

IMPRENDITRICI E IMPRENDITORI – Devono senz’altro mutare le politiche aziendali che non promuovono reali pari opportunità; tale cambiamento può avvenire attraverso l’agevolazione dei permessi genitoriali, l’introduzione di asili aziendali, promozione di leadership femminile e formazioni interne all’azienda sulle tematiche in questione.

 

POLITICHE E POLITICI – Allo stesso modo negli ambienti politici è auspicabile l’utilizzo del linguaggio di genere nei documenti ufficiali, la proposizione di azioni di sensibilizzazione sulle pari opportunità e sui diritti civili.

 

GLI ESEMPI
In Italia esistono già numerose realtà che portano avanti progetti e azioni per il raggiungimento delle pari opportunità: tutta la rete di consultori AEID , che dagli anni ’50 si occupa di auto determinazione, educazione alla genitorialità e alla sessualità consapevole; i centri anti-violenza, che insieme ai nuovi centri di ascolto e sostegno agli uomini maltrattanti si occupano quotidianamente di violenza intra familiare e di genere, come la Casa della Donna  e Nuovo Maschile ; a livello nazionale non è possibile non citare il lavoro di lotta e sensibilizzazione di ARCI-Gay e Arci lesbica; infine fondamentale il lavoro svolto da Lorella Zanardo, che dal 200 e dall’uscita del suo documentario “Il corpo delle donne”  lavora per l’educazione alla visione critica dei media da parte di ragazze e ragazzi.

 

GRAZIE A…
Coloro che hanno partecipato a questo tavolo: Desiree Olianas e Riccardo Guercio per Nuovo Maschile, Carlotta Monti per ArciLesbica Pisa e Casa della Donna, Daniele Serra per Pink Riot-Arci Gay, Rossana Scaricabarozzi per ActionAid, Lorella Zanardo per Nuovi occhi per i Media.

 

Note

1. Le sentinelle in piedi sono un movimento cosiddetto “Anti-Gender” che manifesta contro i pari diritti della comunità LGBT*QI (diritti civili di Lesbich, Gay, Bisessuali, Trans, Queer e Intersessuali), boicottando e ostacolando progetti di sensibilizzazione e educazione alle differenze nelle scuole, mettendo al bando libri (soprattutto scolastici) che tentino di superare gli stereotipi di genere e manifestando nelle piazze . Il nome deriva dalla loro modalità di manifestare: infatti stanno silenziosamente in piedi in mezzo alla piazza, leggendo dei libri. Ultimamente diffondono video e comunicati, portando avanti l’idea che le associazioni che si battono per i diritti civili sono guidate dalle cosiddette “lobby Gay”, insegnando nelle scuole la masturbazione ai bambini e alle bambine e portando avanti il concetto che non esiste differenza tra i generi. Diventa quindi importantissimo sottolineare che l’azione di tali associazioni è proprio opposta: Educare alle Differenze.