Giovane, laureata e artigiana: vecchi mestieri per nuove scelte di vita

Valentina Marelli dopo la laurea cerca il suo futuro nell'artigianato e nel design del gioiello selezionando per le sue creazioni i migliori legni. Ne nascono dei gioielli ecologici dal design unico. La abbiamo intervistata e abbiamo parlato con lei del recupero del saper fare e dei mestieri artigianali da parte dei giovani.

Valentina Marelli ha dato vita ad un marchio di gioielli artigianali in legno

Nella patria del made in Italy e del saper fare, l’agricoltura e l’artigianato sono stati a lungo messi da parte e considerati l’ultimo settore d’appiglio per chi cerca un lavoro. I mestieri artigiani hanno pagato le spese dell’industrializzazione, che spinge a produrre e correre senza lasciare il meritato posto alla qualità e all’unicità. Oggi si assiste, in parte, ad un’inversione di questa tendenza, come testimonia l’elevato numero di giovani che decide di costruire il proprio futuro in campagna o il recupero degli antichi saperi tradizionali.

 

Il saper lavorare con le mani e progettare un prodotto da zero rappresenta così una scelta di vita diversa, in una società che, sin da piccoli, vuole imporci quel pacchetto standard “scuola-laurea-posto fisso”. È vero, non si tratta forse non la strada più facile, ma alla cui base ci sono la passione, la competenza e uno studio continuo.

 

Oggi vi racconto la storia di una giovane ragazza che, dopo la laurea, sceglie l’artigianato seguendo le orme del padre orafo e dando vita ad un marchio di gioielli artigianali in legno: Essenze Gioielli. Il giovane brand nasce nel 2012 dalla passione di Valentina Marelli, una giovane di Como, precisamente a Capiago Intimiano.

 

Valentina Marelli ha dato vita ad un marchio di gioielli artigianali in legno

Valentina Marelli ha dato vita ad un marchio di gioielli artigianali in legno

 

Valentina ha studiato design d’arredo al Politecnico di Milano, un percorso che senza dubbio le ha permesso di costruire delle buone basi per lo studio e il concept di un nuovo progetto. A dispetto di quanto si possa pensare, infatti, anche dietro una semplice fedina c’è uno studio di ergonomia, estetica e funzionalità che non può essere tralasciato.

 

Dopo la laurea ed un periodo di stage in diversi studi di design, Valentina ha sentito la necessità di creare qualcosa da zero, seguendo le orme del padre orafo che le ha tramesso il mestiere e insegnato i segreti di quest’arte permettendole di crescere e affermarsi.

 

Da lì la nascita della sua linea di gioielli ha rappresentato un processo quasi naturale.
La particolarità delle sue creazioni non consiste solo nella la linea semplice e moderna tipica suo stile ma anche l’accostamento dei materiali che vanno dai classici metalli come l’argento o le perle, ad una ricca selezione di legni.

 

Il legno, un materiale caldo e vivo di cui Valentina si innamora fin da subito, diventa quindi elemento caratterizzante delle sue creazioni. Ebano, radica, salice attentamente selezionati vengono quindi tagliati, sagomati e rifiniti sulla base del disegno. Una caratteristica che rende questa linea di gioielli ecologici realizzati totalmente a mano, dove una venatura fa la differenza sia dal punto di vista estetico che artigianale. Nascono quindi dei gioielli made in Italy accuratamente assemblati, con un forte aspetto sostenibile dato sia dal materiale che dall’aspetto artigianale. Si, perché l’artigianato è anche questo: sostenibilità.

 

Valentina dà così vita a dei gioielli unici rispettando i tempi di produzione dell’artigianato, conferendo qualità e passione al prodotto, evitando l’accumulo inutile di merce in magazzino, proponendo un prodotto unico, di qualità e a volte personalizzabile, per cui difficilmente diventerà un oggetto usa e getta.

 

Il recupero dei mestieri artigianali come sbocco professionale per i giovani laureati non è semplice. Occorrono determinazione e passione ma è un settore da tenere in considerazione non solo perché fa parte dell’Italia ma perché sviluppa un modo di lavorare umano, di qualità in cui la pazienza e la durevolezza sono dei valori primari.
Valentina è riuscita nel migliore dei modi a recuperare un mestiere artigiano e la laurea può fare la differenza per lavorare e guardare il il proprio lavoro in maniera diversa.

 

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Valentina, che valore ha l’artigianato per te e soprattutto per i tuoi gioielli ?
Sono cresciuta in una famiglia con una forte vocazione artigiana. Mamma sarta e papà orafo mi hanno trasmesso, in maniera del tutto naturale e spontanea, la passione per il poter dare una forma alle mie idee. Vivendo a stretto contatto con una realtà di questo tipo è difficile non rimanerne affascinati: si può assistere a tutte le fasi di creazione e di nascita di un prodotto, si capisce il come e il perché di tutte le scelte progettuali.

 

L’artigianato, quindi, fa parte della mia vita da sempre e non c’è da stupirsi che io abbia scelto questa strada quando ho impostato la mia attività. Col tempo ho anche capito l’enorme valore del poter creare gioielli su misura: pezzi unici pensati su gusti ed esigenze uniche, creati insieme al committente che ne può seguire anche la fase di realizzazione in laboratorio. Si crea una sorta di complicità in cui il cliente diventa parte attiva del processo creativo e sente maggiormente suo il gioiello che sta nascendo. E’ questa la forza dei prodotti su misura, ed è chiaro che tutto questo non troverebbe spazio in un processo industriale.

 

Secondo te come si evolverà l’artigianato in futuro?
E’ ormai evidente come l’artigianato si stia velocemente ritagliando una fetta sempre più importante del mercato. Se pensiamo alla vocazione tutta italiana del “saper fare” è quasi incomprensibile come, negli scorsi decenni, si ci sia stata una graduale perdita di interesse verso il mondo dell’artigianato. Ma se da una parte c’è un grande fermento per la ricomparsa dei vecchi mestieri, dall’altra c’è una più che evidente impronta tecnologica che ormai fa parte i tutti gli aspetti della vita quotidiana. L’artigiano del futuro sarà un artigiano 2.0 in grado di conciliare i valori fondanti dell’ “hand-made” con i vantaggi e le possibilità date dalla tecnologia. Si può pensare che, laddove subentri una macchina, non si possa più parlare di “fatto a mano”, ma non è assolutamente così.

 

Artigianato non significa solo realizzare qualcosa con le proprie mani, ma ci sono anche degli aspetti nascosti che contribuiscono a crearne l’essenza: la progettazione attenta e funzionale di un prodotto pensato per tirature limitate (o addirittura in pezzi unici), la possibilità di personalizzare un prodotto in base alle preferenze del cliente, la capacità di conoscere veramente come e perché il tuo prodotto funziona, e, infine, la passione con cui questo viene creato.

 

E cosa consiglieresti ad un ragazzo che sta per laurearsi?
L’artigianato di oggi vede una massiccia presenza di giovani laureati. Se potessi tornare indietro e fare due chiacchiere con la Valentina di qualche anno fa, alle prese con esami e tesi, le direi di non perdere neanche un minuto e iniziare subito a pianificare il suo futuro. Le direi che una laurea – anche quando si parla di artigianato – è molto utile e di rimboccarsi le maniche perché la strada non sarà sempre in discesa. Mi ricordo che, appena uscita dal mondo universitario, mi sentivo abbastanza spaesata: avevo una laurea in design, un curriculum ancora abbastanza scarno e per un anno circa ho fatto qualche esperienza da stagista, come da copione. Solo dopo mi sono accorta che avevo bisogno di altro per sentirmi realizzata, e così ho aperto la partita iva e mi sono buttata. Ecco: il mio consiglio è quello di non lasciarsi influenzare da quello che si dovrebbe fare dopo la laurea ma di iniziare a fare quello che si vuole fare veramente con una laurea. Ah, e anche di non lasciarsi spaventare dalla trafila burocratica e dalle scartoffie!!

 

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Rimpiangi mai di non aver scelto il “posto fisso”?
In tutta sincerità, no. E’ chiaro che il “posto fisso” dà garanzie che un percorso come il mio non dà, però dall’altro lato le soddisfazioni sono enormi. Dipende tutto da cosa si mette sul piatto della bilancia: io, personalmente, ho preferito avere flessibilità oraria, possibilità di autogestirmi e di poter prendere personalmente tutte le decisioni necessarie alla crescita della mia impresa. Ho fondato il mio marchio in base alle mie idee e con le mie direttive, e questo è esattamente ciò che desideravo. Con questo non sto dicendo che sia tutto rose e fiori: quando si è autonomi si hanno tutte le responsabilità sulle proprie spalle e se qualcosa va storto, se ne pagano le conseguenze.

 

Che consigli daresti a chi vuole diventare artigiano?
Mi piace pensare che chi fa l’artigiano, lo fa per vocazione; credo che si debba avere un’attitudine e un modo di vedere le cose ben preciso oltre ad una predisposizione naturale. Sicuramente il punto di partenza è quello di credere fino in fondo in quello che si fa e nel valore che l’artigianato porta con sé. Un altro aspetto fondamentale è saper valutare oggettivamente le proprie capacità: spesso la dicitura “fatto a mano” va a giustificare mancanze tecniche e qualitative e ciò è assolutamente controproducente per chi l’artigianato lo fa seriamente. L’esempio classico, nel mondo del gioiello e del bijoux è quello di vendere come “hand-made” oggetti semplicemente assemblati e creati partendo da semilavorati industriali. In sintesi il mio consiglio è quello di credere veramente nei valori del “fatto a mano” e quindi di tutti quegli aspetti ad esso legati, come il rapporto diretto con il cliente, la possibilità di personalizzare, l’amore, la fatica e la soddisfazione di creare qualcosa con le tue mani e la tua testa.

 

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Credi che nell’ultimo periodo in Italia stiamo assistendo ad un recupero degli antichi mestieri?

Fortunatamente si sta avvertendo un’inversione di tendenza rispetto a una decina di anni fa. Fare l’artigiano, oggi, è una scelta di vita e non più una necessità o un’alternativa al percorso scolastico e universitario: è chiaro quindi che chi sceglie questa strada lo fa con passione e dedizione e, spesso, con una laurea alle spalle e competenze teoriche da applicare o adattare alla sfera pratica. L’avvento di internet e dei social network ha amplificato notevolmente questo aspetto dando voce a tutte quelle piccole realtà artigianali troppo spesso nascoste dentro botteghe e laboratori e ha permesso di arrivare facilmente ad un pubblico vasto e interessato.
Un altro aspetto secondo me da non sottovalutare è l’attenzione crescente verso un mercato di qualità – possibilmente con un basso impatto ambientale – e la voglia di unicità: dopo decenni di prodotti anonimi e fatti in serie, si cerca il prodotto fatto su misura che rispecchi il modo d’essere e di pensare di chi lo acquista.

 

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Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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