#Visione2040 – Disabilità: come superare le barriere culturali e fisiche

Cinque realtà legate al mondo della disabilità e dell’integrazione si sono riunite per dare un quadro il più possibile completo di questo tema partendo proprio dagli aspetti legati a sanità, educazione, autonomia e lavoro, affettività e sessualità, sport, istruzione e integrazione sociale, mobilità. I partecipanti al tavolo hanno così elaborato delle proposte concrete per superare le barriere culturali e fisiche.

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Parlare di disabilità è complesso e difficilmente si può arrivare ad un quadro completo di tutte le criticità presenti attualmente nel paese. Proprio per questo risulta utile analizzare il tema partendo dagli aspetti della vita quotidiana che la persona con disabilità si trova ad affrontare ogni giorno. È utile quindi una trattazione separata degli ambiti sopra citati, per meglio comprendere il fenomeno.

 

Sanità: In primo luogo vi è in Italia un’ottica di tipo assistenzialista; questo vuol dire che invece di puntare sull’ empowerment (lo sviluppo cioè delle proprie risorse e competenze al fine di incrementare l’autonomia) della persona e della sua rete sociale si preferisce l’inserimento di risorse umane volte all’assistenza, in quanto meno costose. Sempre in ambito sanitario burocrazia e pregiudizio sono rappresentazioni di una scarsa conoscenza delle reali difficoltà che la persona con disabilità trova nella vita quotidiana: da una parte infatti gli iter burocratici, spesso complicati e faticosi, non tengono conto degli inevitabili ostacoli che il disabile incontra, anche banalmente (se così si può dire) negli spostamenti fisici; dall’altro spesso problematiche medico-psicologiche vengono invece riferite esclusivamente alla disabilità, atteggiamento che rende meno approfonditi controlli spesso necessari: è quindi fondamentale evitare di etichettare con formula medica e riuscire a guardare la persona nella sua interezza.

 

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Educazione: questa dimensione è in realtà il punto di partenza per una reale integrazione. Manca in questo momento la curiosità, la conoscenza e il contatto rispetto a cosa significhi veramente convivere con la disabilità. L’educazione deve riguardare tutti gli organi di socializzazione, primo fra tutti il nucleo familiare che deve essere messo in grado di agire e reagire di fronte alla nascita di un figlio o una figlia con disabilità. Questo è possibile solo grazie ad una adeguata sensibilizzazione e conoscenza, che portano all’inclusione, all’accoglienza e in seguito all’autonomia.

 

Autonomia e lavoro: anche nell’ambito lavorativo i pregiudizi hanno la meglio. Capita infatti che gli imprenditori non assumano persone con disabilità, o assegnino loro compiti dequalificanti e che non tengono conto delle reali capacità e competenze messe in campo. Questo deriva dall’incapacità di vedere la persona nella sua totalità.
La legge n.68 del 1999 regola l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, cosa che rappresenta una profonda innovazione culturale nell’ambito dell’integrazione: ha introdotto infatti il concetto del collocamento mirato, che consente di superare il limite burocratico e assistenzialistico. Questa legge infatti promuove e sostiene l’inserimento individualizzato delle persone con disabilità nel mondo del lavoro, in base ad una analisi delle reali capacità del soggetto.
Nonostante questo, chi assume una persona con disabilità lo fa ancora in ottica assistenzialistica e caritatevole. La percentuale di disabili occupati e occupate è molto basso; questo dipende anche dal fatto che le sanzioni per le aziende che non assumono persone disabili sono talmente irrisorie da non spingere le assunzioni.

 

Affettività e sessualità: fino a pochi anni fa la dimensione della sessualità era negata alle persone con disabilità, con la conseguenza di impedire una reale espressione dei bisogni psico-sessuali. È fondamentale spostare il focus dal mero atto sessuale (comunque fondamentale), e cominciare a curare gli aspetti che riguardano emotività, affettività, sessualità a 360°. Ci sono aspetti da considerare:
- le differenze del corpo, che in una persona disabile può essere “non regolare”; spesso quindi è difficile superare lo stereotipo, molto legato all’immagine;
- Il non riconoscimento della figura dell’assistente sessuale, attualmente paragonata al fenomeno della prostituzione;
- L’immagine del/della disabile come eterno/eterna bambino/bambina;
- Fattore religioso.

 

Sport: Oggi lo sport è senza dubbio una delle chiavi di lettura e di rinascita della vita di ogni persona. Tuttavia esistono sport di serie di “Serie A” e sport di “Serie B”. Questo, proiettato nel mondo della disabilità, comporta che uno stesso sport riscuota un’attenzione minore se praticato da persone con disabilità. Ritorniamo pertanto ad una criticità di tipo culturale: manca un approccio egualitario, manca un’eguale visibilità dello sport praticato da persone con disabilità rispetto a quello tradizionale. Inoltre la formazione dei preparatori atletici non è adeguata sotto svariati aspetti, tra cui la conoscenza di base del mondo della disabilità stesso.

 

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Istruzione e integrazione sociale: all’interno delle strutture scolastiche, uno dei problemi è una visione non pro-attiva della presenza di disabilità; la scuola in altre parole, non si attiva preventivamente per fornire gli stessi servizi a tutte le persone, ma si occupa della situazione solo quando c’è. Non trascurabile è inoltre il problema della mancanza di fondi.
La mancanza di soluzioni che non siano formali, porta ad un incancrenirsi di situazioni di marginalità, sia della persona con disabilità che degli operatori e operatrici che se ne occupano. Ci sono sempre meno insegnanti e sempre più alunni, cosa che va a discapito della relazione e dei momenti di integrazione.

 

Mobilità: nel nostro paese, pieno di barriere architettoniche, non viene garantita la libertà di movimento alla persona con disabilità. La persona è quindi costretta ad affacciarsi a servizi privati, con costi spesso elevati.

 

COSA POSSO FARE?

 

CITTADINE E CITTADINI- scegliere aziende e mercati inclusivi per le persone con disabilità; relazionarsi con disabili per scambi continui di risorse e competenze; rispettare gli spazi riservati come parcheggi e bagni pubblici; utilizzare le Banche del Tempo per dedicare le mie ore a persone in difficoltà.

 

PROFESSIONISTA/ IMPRENDITORE/IMPRENDITRICE – Nell’assunzione di persone con disabilità, tenere conto delle reali capacità, esattamente come accade per le persone normo dotate; di conseguenza considerare la persona non la su interezza e non nella sua disabilità, vedendola come una reale risorsa per l’attività lavorativa; costruire uno spazio di ascolto e condivisione tra lavoratori, per sviluppare coesione e integrazione.

 

POLITICO/POLITICA/AMMINITRATOR* PUBBLIC*- è importante destinare risorse e eventi e progetti al tema della disabilità, per sensibilizzare sull’argomento e incrementare l’integrazione; rendere più snelle e veloci le procedure di analisi sulla persona, la burocrazia e lo sviluppo delle competenze, integrazione e pari opportunità.

 

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ESEMPI VIRTUOSI:
Prima di tutto i partecipanti al tavolo di lavoro, che lavorano da anni nell’ambito della sensibilizzazione, integrazione e lotta per i diritti, rappresentano ottimi esempi di buone prassi: Free Wheels, che da anni si occupa di lotta alle barriere architettoniche e di mobilità, che si traduce in autonomia e empowerment; Art4Sport, che crede nello sport come terapia per bambini portatori di protesi di arto e aiuta i bambini amputati a gioire della bellezza della vita ed integrarsi nella società attraverso lo sport; la cooperativa Lindbergh, ha indirizzato le proprie attività principalmente nel settore educativo, sia a favore di minori che di adolescenti e in quello della disabilità, e mette un Costante impegno nell’organizzazione di attività per la socializzazione e la partecipazione degli adolescenti; l’arcipelago Sagarote, che mira a promuovere un nuovo modello di vita sostenibile e di autosostentamento per migliorare la qualità della vita e consolidare valori umani di solidarietà e uguaglianza. E’, inoltre, un luogo in cui il mondo degli ugual-abili è in contatto con quello dei divers-abili in modo naturale e lieve.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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