La campagna va in città: l’orto condiviso di Ferrara

Un orto di circa 1000 metri quadri in cui lavorano una quindicina di persone che lo coltivano con metodi naturali: biodinamico, biologico e sinergico, senza utilizzare pesticidi e concimi di sintesi. Dall'orto condiviso di Ferrara, nato nel 2010, sono sorte una serie di iniziative all'insegna della condivisione e del reciproco arricchimento.

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Immaginate una città che dentro le sue mura custodisce una campagna di oltre quattro ettari di terreno. È il caso di Ferrara che da oltre trent’anni, nell’ambito di un progetto di Transizione, gestisce i terreni in maniera condivisa secondo le regole della biodinamica. “La tradizione relativa alla coltivazione della terra in città è molto antica”, spiega Riccardo Guirrini, fondatore dell’orto condiviso di Ferrara, “qui i frati Certosini erano soliti coltivare il proprio appezzamento già secoli fa”.

 

L’orto condiviso di Ferrara è nato nel 2010, quando Riccardo decide di condividere questa sua idea con il Gruppo di Acquisto Solidale che frequenta. L’iniziativa piace e ha subito un suo seguito anche tra alcuni rappresentanti del movimento della Transizione di Ferrara. Detto, fatto: la loro avventura ha subito inizio. “La nostra carta vincente è stata quella di passare subito all’azione”, ricorda Riccardo, “avevamo un terreno e abbiamo cominciato a vangare, senza perderci in riunioni o altre lungaggini burocratiche”.

 

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L’orto è grande circa 1000 metri quadri, ci lavorano assiduamente una quindicina di persone e viene coltivato da tutti con metodi naturali: biodinamico, biologico e sinergico, senza utilizzare pesticidi e concimi di sintesi. Riccardo sottolinea come “questo terreno è prima condiviso e poi orto”, perché è un’iniziativa che nasce proprio per un desiderio di condivisione, per stare insieme e divertirsi. Anche la suddivisione dei frutti della terra non è mai stato un problema perché il vero obiettivo non è il raccolto finale ma la condivisione di un po’ di vita assieme: una chiacchierata, una risata e – perché no? – anche per cantare insieme. All’inizio veniva annotato su un quaderno il peso dei prodotti che venivano portati a casa da ognuno, ma in poco tempo questa usanza si è esaurita autonomamente, si è messo da parte il bilancino e la registrazione dei prodotti è stata interrotta. Ciascuno porta a casa quel poco che gli serve senza creare alcun problema.

 

A partire dal 2016 il gruppo dell’orto condiviso si è costituito in associazione, l’Associazione Orto Condiviso Ferrara, in cui si contano oltre cento iscritti. La costituzione è avvenuta per permettere di sviluppare una serie di iniziative legate all’esperienza iniziale. Tra le varie proposte, l’orto-terapia ricopre un ruolo importante e l’associazione sta lavorando in questi mesi allo sviluppo di progetti con ex tossicodipendenti e disabili. Per divulgare la propria esperienza, l’associazione lavora molto con le scuole, soprattutto elementari e materne, ma l’auspicio è quello di arrivare presto anche negli istituti superiori. Molte di queste strutture hanno già avviato piccoli appezzamenti di terreno coltivato e l’incontro con altre realtà diventa un momento importante di confronto e reciproco arricchimento, per crescere insieme e creare le condizioni necessarie anche per la fornitura della mensa scolastica (così come avviene in alcune scuole tedesche e americane).

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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