Io faccio così #131 – Artademia, “la prima non scuola del mondo”

Niente aule, voti e compiti. Artademia, che si definisce “la prima non scuola del mondo”, propone una formazione che parte dalle doti personali, dalla ricerca delle passioni, dalla relazione autentica e dalle strategie per costruirla, incoraggiando la collaborazione ed il lavoro in rete.

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Il mondo della scuola, come vi abbiamo già raccontato in passato, sta cambiando rapidamente. Le richieste per un’educazione diversa, che vada verso la ricerca di nuovi metodi e di nuove sperimentazioni in ambito educativo, non sono più prerogativa solamente del mondo scandinavo (da tempo all’avanguardia in ambito scolastico) ma cominciamo ad affacciarsi anche in Italia. E a lottare per cercare di arricchire l’esperienza educativa presente.

 

Oggi vi parliamo di Artademia, che paradossalmente si autodefinisce come “la prima non scuola al mondo”. Non scuola perché senza aule, senza voti, senza lezioni prevalentemente frontali e senza materie ma con la pratica si propone di far tornare l’amore per la scuola soprattutto verso gli adolescenti.

 

 

“Io da trent’anni mi occupo di qualità della vita degli adolescenti” ci racconta Silvia Pagani, docente e ideatrice del progetto Artademia “e negli ultimi dieci-quindici anni c’è stato un esubero di patologizzazioni, di certificazioni, di diagnosi, comunque di rottura tra i ragazzi e la scuola”. È da questa base di partenza che il progetto Artademia si propone di far recuperare l’amore per questo mondo che sembra così compromesso ai ragazzi: Artademia è un’alternativa alla scuola superiore, che mira a coltivare la passione, la conoscenza, la curiosità, la relazione senza bisogno di materie, ma con l’esperienza diretta e la pratica.

 

Nata a Novembre 2015, con sede di partenza a Milano, non prevede la presenza di aule ma di luoghi da cui partire per le attività che sono in una casa, dove alcune lezioni sono fatte in sede, ma anche e soprattutto all’aria aperta a contatto con gli elementi naturali, nei parchi, nei boschi ma anche nei musei e nei teatri. “Cerchiamo di tenere il contatto con il mondo del lavoro” spiega Silvia Pagani “per cui tutti i docenti sono anche inseriti lavorativamente per la loro specifica formazione”.

 

Il progetto prevede un programma di lezioni su cinque giorni, dove l’apprendimento si basa soprattutto su esperienze dirette e non su lezioni frontali. Ad esempio: per imparare la Costituzione, quale migliore esperienza se non seguire direttamente per un giorno un legale? Le basi per una non scuola che diventa scuola sono dunque l’esperienza, la relazione, la pratica, le arti e le attività sportive e lo studio, eseguito secondo la propria singolarità e con il metodo più adeguato ad essa.

 

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I ragazzi della Non Scuola di Artademia vanno dai 13 fino ai 26 anni, la giornata tipo inizia con un momento di piacere dove una persona al mattino li riceve e si occupa di ascoltare il loro stato d’animo e le loro sensazioni davanti ad una tisana con dei biscotti. Poi cominciano le attività: ogni giorno è presente un docente trasversale e uno o due laboratori specifici. Non esistono compiti, perché gli adolescenti secondo la filosofia di Artademia devono imparare a poter gestire il proprio tempo libero.

 

Per potersi iscrivere ad Artademia si deve pagare una retta, che grazie alla partecipazione di alcune fondazioni che sostengono Artademia è sulle medie delle scuole private. Ogni anno sono garantite alcune borse di studio, sia parziali che totali.

 

“Io credo che la scuola così com’è oggi non abbia più la possibilità di andare avanti” sostiene Silvia Pagani “i ragazzi che si iscrivono da noi hanno strumenti cognitivi superiori alla media, ma nel sistema attuale non riescono a integrarsi. In loro, grazie ad un insegnamento diverso, qualcosa si riaccende dentro  e la svogliatezza, la mancanza di stimoli e di interessi con una scuola legata alla pratica dopo alcuni mesi scompaiono, per fare spazio a persone completamente diverse e più dinamiche.”