Cronaca della Quinta Conferenza Internazionale della Decrescita di Budapest

Dal 30 agosto al 3 settembre più di 500 tra ricercatori, attivisti, studiosi, pensatori si sono confrontati all'Università Corvinius e nei vari locali di Budapest attraverso l'organizzazione di eventi ad hoc sui temi della decrescita; un altro importante passo avanti per la diffusione del movimento.

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Siamo da poco rientrati in Italia, dopo una settimana in terra ungherese. L’Università Corvinius ha ospitato per più giorni la quinta edizione della Conferenza della decrescita. La struttura è meravigliosa e la vista dall’ingresso principale toglie il respiro. L’immensità del bel Danubio blu ben si concilia con lo spirito dell’iniziativa.

 

A partire dal 30 agosto si sono tenute conferenze da parte di ricercatori, studiosi e pensatori di tutto il mondo su tantissimi aspetti legati a doppio filo con la decrescita: sostenibilità, Sud e Nord del mondo, biodiversità, tecnologie, green economy, permacultura, transizione sono solo alcuni dei temi sviluppati nelle diverse aule della capitale ungherese.

 

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Non era facile scegliere a quali presentazioni partecipare, dato l’interesse che ognuna portava con sé. Molte volte le aule erano talmente gremite che era difficile trovare posto.

 

Ogni giorno dalle 16,30, invece, iniziavano le attività della prima Settimana della decrescita in diversi locali – meravigliosi come il Szimpla Kert – di Budapest, con attività pratiche, seminari, discussioni e dibattiti partecipativi aperti a tutti gli interessati. Tra le tante iniziative c’è stata anche la presentazione di Italia Che Cambia e della mostra fotografica del Biellese Che Cambia:“Arte, Giornalismo e Attivismo locale uniti per una trasformazione positiva della società”.

 

Molti gli italiani presenti alla conferenza e agli eventi della settimana della decrescita, sia come relatori che come uditori. Un buon segnale per quanto riguarda l’interesse e l’importanza del movimento nel nostro paese e nel contesto internazionale.

 

Abbiamo avuto così modo di confrontarci tra i tanti connazionali con Jean-louis Allion, presidente del Movimento per la decrescita felice. “La conferenza di Budapest segna un’importante passo per la decrescita a livello internazionale. Per una settimana si sono incontrati oltre 500 ricercatori e attivisti decrescenti e per più volte è emersa la consapevolezza che stiamo cominciando a diventare qualcosa di importante. Alcuni dicono che bisognerebbe parlare ancora di community. Per altri, invece, siamo già un movimento sociale, oppure, data la molta biodiversità presente, si preferisce parlare di movimenti”.

 

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Gli chiediamo un confronto rispetto alla precedente edizione in Germania. “Rispetto alla conferenza di Lipsia – circa 3.000 partecipanti – gli organizzatori hanno questa volta preferito ridurre il numero degli iscritti all’insegna della convivialità e dello ‘Small is beautiful’ (Schumacher), dando un taglio maggiormente accademico, ma al contempo la possibilità ai partecipanti di conoscersi maggiormente e di tessere preziose reti informali”.

 

Molti sono stati i concerti e le attività proposte a tutti i partecipanti nei vari locali della città, infatti. Inoltre, l’ultimo giorno, è stata organizzata una marcia a piedi nel centro della città che si è conclusa presso un festival di artisti di strada in una caratteristica via di Budapest.

 

“Da segnalare – continua così il giovane Jean – che per la prima volta la conferenza è uscita dalle mure universitarie: durante tutta la settimana, nel pomeriggio sono stati organizzati più eventi paralleli sulla decrescita in tutta Budapest, all’insegna della contaminazione con la cittadinanza e del fatto che non possiamo davvero più restare chiusi nelle nostre mura”.

 

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Passiamo così ad un commento finale sulle possibili evoluzioni che questa conferenza ha portato con sé. “Sono stati molti i preziosi stimoli che porto a casa da questa conferenza, insieme a tanto entusiasmo, allegria (e stanchezza!), anche se forse gli interrogativi posti sono più grandi delle risposte ottenute… e proprio sulle questioni aperte bisognerebbe forse riflettere nelle prossime conferenze. Dai vari interventi emerge, infatti, come i decrescenti siano davvero una goccia nei vari movimenti sociali che stanno cercare di cambiare il mondo. Molti partecipanti rappresentavano, infatti, più di un movimento sociale che fra le sue varie fonti, si ispirava proprio alla decrescita! Commons, permacultura, agroecologia, Via Campesina, Transition town, i sambruck svedesi (fattorie decrescenti), artivismo, post-extractivismo, movimenti per la giustizia climatica e li conflitti ambientali… o si pensi ad altre parole chiave provenienti da altri contesti culturali come Buen Vivir (Sud America), Hubuntu (Africa) e l’Eco-swaraj (India)”.

 

Così, continua e chiude Jean, “se vogliamo avere chance di portare la decrescita nel mondo non dobbiamo pretendere di mettere l’ombrello della decrescita sui vari movimenti (F. Demaria), ma direi di proporre la nostra cornice agli altri movimenti, accordandosi e costruendo alleanze sulle assunzioni di base (S. Helfrich) e sui valori (A. Kothari) che ci accomunano. È però necessario forse anche un pizzico di pragmatismo. Credo che a questo punto sia fondamentale organizzarci come movimento se vogliamo incidere sulla realtà. Questo non può che partire dal capire chi siamo (si potrebbe per esempio fare una “consensus conference” a riguardo), dal mapparci e dall’usare le conferenze anche come strumento militante, oltre che riflessivo. Molte infatti sono le battaglie che ci aspettano nel futuro. Proporrei Come promuovere e governare il cambiamento come uno dei temi forti per la prossima conferenza”. Non ci resta dunque che attivarci e continuare il nostro percorso, nel segno della decrescita.  

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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