Io faccio così #138 – Agricoltura evolutiva: il segreto è lasciar fare alla natura

Lasciar fare alla natura per recuperare le varietà tradizionali e riscoprire i veri sapori. È questo il "segreto" dell'agricoltura evolutiva praticata da anni da Angelo Passalaqua, che abbiamo incontrato e intervistato nelle campagne pugliesi, nei pressi di Altamura.

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Camminando assieme ad Angelo Passalacqua per il suo orto nelle campagne pugliesi vicino ad Altamura può capitare di avere conversazioni come questa:

 

  • A cosa servono quei cumuli di sassi?
  • Quelli sono le tane dei serpenti!
  • Dei serpenti? Perché?
  • Perché se i serpenti non hanno dove ripararsi i rapaci se li mangiano
  • E per quale motivo vuoi dei serpenti nel tuo orto?
  • Perché se non ci sono serpenti si altera l’ecosistema, i topi proliferano e addio orto!

 

Angelo ha circa sessant’anni e da quaranta si occupa di agricoltura. Quando gli chiedo come si può definire quello che fa si imbarazza un po’ e mi dice “alcuni mi definiscono filosofo contadino, anche se forse il termine più corretto è naturalista”. Qualunque sia la definizione giusta, quello che è sicuro è che il viso gli si illumina quando inizia a raccontare del suo orto e dei suoi esperimenti con le piante e gli ecosistemi.

 

 

Angelo pratica l’agricoltura evolutiva, un filone di ricerca e pratica agricola vicino alla permacultura sviluppatasi in Italia attorno alle ricerche di alcuni naturalisti e genetisti, fra cui Salvatore Ceccarelli e lo stesso Angelo Passalacqua.

 

Funziona all’incirca così: si prende un seme o una pianta e lo si pianta in un determinato terreno, dopodiché si osserva quello che succede cercando di fornire il minor intervento possibile dall’esterno. Se la pianta si ammala non si interviene, si annaffia poco o per niente, e così via. Cosa accade? Che alcuni semi si adatteranno alla perfezione al terreno e alle condizioni climatiche e idriche, altri invece non ce la faranno. Alcune piante si ammaleranno e guariranno, altre invece moriranno. Si andranno così selezionando naturalmente le piante e i semi più resistenti e adatti a quel determinato tipo di terreno. Che, guarda caso, sono quasi sempre le varietà tradizionali che la natura e i contadini avevano selezionato nei secoli.

 

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Angelo Passalacqua

 

La malattia delle piante è un aspetto fondamentale. Riseminando solamente i semi dalle piante che sono guarite si vanno selezionando sementa che hanno sviluppato gli anticorpi contro certi parassiti e quindi non si riammaleranno l’anno successivo (cosa che invece avviene puntualmente nell’agricoltura tradizionale, visto che si mira a salvare tutte le piante, annullando così il processo evolutivo).

 

Ovviamente, trattandosi di un’agricoltura ecosistemica, che prende molto dalle ricerche di Fukuoka e dalla permacultura, le piante si trovano mischiate in ordine sparso, seguendo le linee del terreno e le differenze di livelli create dalle radici piuttosto che le file ordinate e tutte delle stesse tipologie.

 

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Angelo cerca di intervenire il meno possibile, evitando di spostare persino i massi conficcati nel terreno: “Molti contadini eliminano i massi da terra ma è un errore. Attorno ai massi infatti si condensa l’umidità durante la notte e quindi le radici degli alberi li vanno a cercare. Se tu scavassi qua attorno – e indica un grosso sasso bianco che affiora da terra – troveresti che la radice di questo fico gli si è avvinghiata addosso”.

 

Il risultato di questo insieme di tecniche è che, selezionando le piante e i semi giusti si può coltivare anche d’estate senza irrigare con risultati che superano addirittura l’agricoltura tradizionale in termini di resa, senza bisogno di serre, concimi e quant’altro.

 

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Andrea Degl’Innocenti e Angelo Passalacqua

 

“L’obiettivo dell’agricoltura, e di quella biologica in particolare, dovrebbe essere produrre buon cibo per tutti” ci dice Angelo prima di salutarci. “Adesso al massimo produce buon cibo, e neanche sempre. Ma l’uso (e l’abuso) di concimi ed energia la rendono molto costosa)”. L’agricoltura di Angelo invece non costa quasi niente e anche la manodopera è ridotta al minimo e concentrata nel periodo della semina e della raccolta.

 

Prima di salutarci Angelo ci regala della frutta e delle varietà particolari di melanzane e pomodori, spiegandoci con passione da dove vengono e come è opportuno cucinarle. La quantità di sapere contenuta in quest’uomo è impressionante e la passione con cui lo trasmette ti fa venire quella voglia improvvisa di mollare tutto e restare con lui ad apprendere la sua arte. Questo incontro ci ha arricchiti  nel profondo, o per meglio dire ci ha fatto evolvere!

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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