SOS Mediterranee, i cittadini europei si mobilitano per salvare i migranti in mare

Dove non arrivano le istituzioni arriva la società civile. SOS Mediterranee è impegnata per salvare, con una nave, i migranti alla deriva nel tratto di mare tra Sicilia, Lampedusa e Libia. L'associazione italo-franco-tedesca si occupa anche di offrire le prime cure mediche e psicologiche ai naufraghi, di indirizzare le persone salvate verso sistemi informativi e di assistenza sul territorio europeo e di informare l’opinione pubblica sulla situazione nel Mediterraneo.

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Mentre alcuni mesti italiani si affannano ad elevare barricate per impedire di dare riparo ad un piccolo e sparuto gruppo di donne e bambini che tentano di mettere in salvo la propria vita, c’è anche, per fortuna, chi pensa di fare la propria parte per rendere questo mondo un pochino migliore, nel tentativo di salvare le tante vite travagliate che ogni giorno solcano il Mar Mediterraneo, alla ricerca di una salvezza: dalle guerre, dalle persecuzioni, dalla fame, dalla povertà, da un futuro senza futuro.

 

È questo il caso di un gruppo di giovani tedeschi che ha comprato una nave per salvare i migranti nel Mediterraneo, o anche il caso di cui vi raccontiamo oggi: SOS Mediterranee, un’associazione internazionale, interamente finanziata dall’appoggio della società civile italiana e del resto d’Europa!

 

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Come riportato sul sito: “ SOS Mediterranee ha come vocazione quella di portare assistenza, nell’ambito delle sue possibilità d’azione, a tutti coloro che rischiano la propria vita in mare.”

 

È infatti un’ecatombe quella che si è verificata l’anno scorso nel Mar Mediterraneo, in cui sono state accertate 3771 morti a seguito di naufragi ed il numero è già stato superato quest’anno, con un bilancio ancora più drammatico, ben prima della fine dell’anno.

 

Aquarius è la nave per mezzo della quale l’associazione porta avanti le operazioni di salvataggio in mare dei profughi che si trovano in imbarcazioni di fortuna e a rischio naufragio. È operativa nel tratto di mare italiano tra Sicilia, Lampedusa e Libia, dove transitano la maggioranza delle imbarcazioni di questo tipo. Nei pochi mesi dall’inizio delle operazioni (febbraio di quest’anno) SOS Mediterranee ha già salvato oltre 7.000 vite. Ma l’associazione a bordo della nave si occupa anche di offrire le prime cure mediche e psicologiche ai naufraghi, grazie anche al partenariato con con Medici Senza Frontiere  e Medecins du Monde, oltre che di indirizzare le persone salvate verso sistemi informativi e di assistenza per i migranti sul territorio europeo.

 

“SOS Mediterranee è una Associazione umanitaria internazionale italo-franco-tedesca indipendente da qualsiasi schieramento politico e da qualsiasi ideologia religiosa, che nasce semplicemente dal rispetto dell’uomo in quanto tale e della sua dignità, qualunque sia la sua nazionalità, origine, appartenenza sociale, religiosa, politica o etica.”

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Sarebbero probabilmente molto sorpresi nel leggere una tale dichiarazione i nostri concittadini della provincia di Ferrara, che poche notti fa hanno dimostrato di voler impedire che il proprio piccolissimo orticello venisse calpestato da donne e bambini stranieri e disperati. Poco importa se nel farlo hanno calpestato i diritti di quelle genti venute da lontano, diritti che dovrebbero essere intrinsecamente riconosciuti dalla stessa natura “umana” e da una cooperazione tra i polpoli, sancita da una Convenzione di Ginevra (sottoscritta dall’Italia e da innumerevoli altri paesi europei e non) della quale, a volte, si sembra aver perso memoria.

 

“ SOS Mediterranee si fonda sulla mobilitazione di cittadini di diversi Paesi europei, che desiderano manifestare solidarietà nei confronti di gente che spinta da condizioni disumane e inaccettabili, fugge attraverso il Mediterraneo e rischia la propria vita in mare su imbarcazioni precarie nel tentativo di raggiungere l’Europa.”

 

Ecco la ragione per cui questi e molti altri cittadini, tra cui numerosi italiani, non riescono proprio, loro no, a girarsi dall’altra parte e a dispetto di un tipo di “informazione” vigliacca e ottusa che anima i pensieri e le azioni di quanti alzano le barricate, SOS Mediterranee, parallelamente alle operazioni di salvataggio in mare dei profughi, si propone d’informare attivamente l’opinione pubblica sulla situazione nel Mediterraneo, attraverso notizie in presa diretta, per mezzo di un diario di bordo ed un’apposita sezione di testimonianze di quanti sono stati costretti a fuggire dal proprio paese, rischiando la propria pelle.

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Veniamo così a conoscenza della storia di una donna nigeriana costretta a scappare dal proprio paese incinta, che ha partorito proprio a bordo della nave dell’associazione umanitaria, grazie all’ostetrica di Medici Senza Frontiere.
Faith, è questo il nome della donna, è dovuta scappare da uno dei paesi più umiliati e devastati dalla corruzione interna ed estera (alla quale l’Italia non è affatto estranea) (1), la Nigeria appunto, e la sua nuova vita e quella di suo figlio è appena incominciata.

 

Noi di Italia Che Cambia auguriamo a lei, al suo bambino e a tutte le persone a cui tocca condividere la loro disperazione, un futuro sereno, dovunque ci siano esseri umani degni di questo nome.
Per sostenere le azioni umanitarie dell’associazione SOS Mediterranee, potete partecipare come volontari o fare una donazione.

 

Note

1. I casi di sfruttamento incontrollato delle risorse e corruzione in Nigeria anche da parte di una certa Italia che non vuole cambiare, sono tristemente noti, così come è tristemente noto il caso di sfruttamento di un’azienda, l’Eni, perdippiù a partecipazione statale:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/20/eni-i-segreti-dellaffare-in-nigeria-svelati-da-mail-interne-un-miliardo-per-giacimento-pm-sospettano-tangente/2321011/

http://www.askanews.it/esteri/nigeria-porta-in-tribunale-eni-e-altri-colossi-del-petrolio_711907341.htm

Nello scempio, un barlume di speranza:

http://www.amnesty.it/Eni-rende-pubblici-i-dati-su-impatto-ambientale-attivita-in-Nigeria

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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