Spreco alimentare: cosa prevede la nuova legge?

È entrata in vigore da qualche giorno la nuova legge contro lo spreco alimentare che in Italia costa ogni anno ben 12 miliardi e mezzo. Tuttavia la nuova normativa italiana non prevede pene o sanzioni per chi non rispetta le disposizioni del provvedimento.

Composting the Kitchen Waste

Spreco alimentare: solo due parole che racchiudono un mondo ampio e complesso. Se in Italia il consumatore finale è responsabile del 54% della quantità di cibo ancora consumabile ma gettato nella spezzatura, il resto si disperde durante tutto il corso della filiera agro-alimentare: il 21% nella ristorazione, il 15% nella distribuzione commerciale, l’8% in agricoltura e il 2% durante la trasformazione. Quanto costa all’Italia tutto questo sperpero? Ben 12 miliardi e mezzo.

 

La questione ha portata mondiale e i numeri sullo spreco di cibo sono preoccupanti. Per ridurre questo fenomeno l’Europa ha fissato come obiettivi negli impegni dell’Agenda 2030, oltre al dimezzamento dell’inutile dispendio alimentare, l’introduzione di sistemi di monitoraggio all’interno dei singoli paesi.

 

Composting the Kitchen Waste

Una prima importante risposta è arrivata dalla Francia all’inizio del 2016, dopo una petizione popolare che aveva raccolto 200 mila firme. La nuova normativa ha introdotto l’obbligo per i supermercati di donare agli enti assistenziali il cibo in scadenza o invenduto, pena una sanzione fino a 75 mila euro o una condanna che prevede fino a due anni di carcere.

 

Dopo un primo annuncio nel 2015 – fatto durante l’Expo nell’ambito del progetto “Spreco Zero” – in estate è arrivata anche in Italia l’approvazione della legge che punta al recupero delle eccedenze alimentari e dei prodotti farmaceutici al fine di solidarietà sociale. Oltre ad una serie di snellimenti burocratici per favorire le donazioni, la normativa ha introdotto la facoltà per i Comuni di ridurre la tariffa sui rifiuti, la TARI, a quegli esercizi commerciali che donano le proprie eccedenze ai più bisognosi. Per quanto riguarda la ristorazione è stata aggiunta la possibilità di preparare per i clienti la cosiddetta “doggy bag”, per portar via con comodità gli avanzi del proprio pasto.

 

Peccato che, al contrario della legge approvata in Francia, la nuova normativa italiana non prevede pene o sanzioni per chi non la rispetta. Certo è un primo passo, le organizzazioni non profit che operano con gli indigenti hanno accolto con favore le nuove disposizioni e confidano nella possibilità che gli incentivi e la semplificazione burocratica aumenteranno la propensione al dono degli esercizi commerciali.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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