Facciamo del terremoto un’opportunità di rinnovamento

Il terremoto può rappresentare un'opportunità di rinnovamento, di ricerca di nuove soluzioni di vita e di ripensamento del rapporto delle nostre abitazioni con la natura. È da questa consapevolezza che sta prendendo le mosse in Umbria un processo di ricostruzione e cambiamento, come ci racconta Roberto Battista che sta vivendo in prima persona gli effetti del sisma sulla propria casa e sulla propria vita.

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Approfitto di un attimo di pausa per un aggiornamento sulla nostra nuova storia iniziata a causa del terremoto e che si sta sviluppando mentre la terra ancora non si decide a calmarsi.

 

Quasi due anni fa mi sono trasferito in Umbria, ho acquistato un convento medioevale e ho passato 18 mesi a lavorare senza sosta per restaurarlo e farne un luogo ben attrezzato dove i miei amici musicisti sparsi per il mondo potessero venire a passare dei periodi creativi, a sviluppare i loro lavori nella calma e bellezza delle montagne umbre. Il restauro è stato completato ad agosto, poco prima del primo dei tre potenti terremoti che hanno sconvolto la vita di queste valli.

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Negli ultimi mesi con vari amici locali avevamo fatto partire una associazione culturale che avrebbe dovuto gestire attività, corsi, spettacoli, mostre e residenze artistiche utilizzando gli splendidi spazi del castello di Postignano, a pochi chilometri dalla mia casa.

 

In un’altra borgata a metà strada tra la mia casa e il castello, Piergiorgio – un amico romano, raffinato musicista, produttore e animatore di grande spirito – aveva aperto una sala di registrazione che cominciava a funzionare.

 

Il terremoto ha cambiato i piani, ma ne trarremo risultati ancora migliori, anche se ci vorrà tempo e l’aiuto della nostra comunità di amici.

 

Al momento siamo accampati in un villaggio di casette di legno, dove l’amministrazione comunale ci ha dato in uso una ex-chiesa prefabbricata. Grazie alle donazioni raccolte da amici intraprendenti in pochi giorni la chiesetta si è trasformata in un centro polifunzionale colmo di giocattoli per tutte le età, attrezzature per proiettare film, gli strumenti che siamo riusciti a recuperare dalla mia casa e dallo studio di Piergiorgio.

 

I bambini e adolescenti del villaggio (circa 80) ora hanno un luogo dove passare le giornate in sicurezza e tutti insieme. Abbiamo già avuto, sempre grazie all’intervento volontario di amici, spettacoli musicali e teatrali e fatto partire una piccola scuola di musica nelle abili mani di Alessandra, compagna di Piergiorgio, anche lei brava musicista e cantante.

 

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La ristrutturazione delle nostre case prenderà anni, in certi casi più gravi, come quello della mia, si parla di 10 anni, quindi stiamo pensando a soluzioni di vita nuove e radicali perché non si può parcheggiare la vita in attesa di eventi esterni.

 

Una delle cose alle quali abbiamo cominciato a pensare è la costruzione di un gruppo di casette di legno e paglia dove trasferirci, non solo per ricreare spazi per la nostra vita ma anche per offrire un esempio di come le conoscenze, la tecnologia e il buon senso ci consentano oggi di immaginare spazi abitativi sani, ecologici, autosufficienti, sicuri anche in zone sismiche.

 

In questi giorni sentiamo spesso parlare di ricostruzione con più cemento armato, con case più rigide e resistenti. La cosa ci pare a dir poco demenziale. Dopo aver visto montagne spostarsi, boschi ondeggiare, case sgretolarsi, fiumi cambiare corso, campi ondeggiare come il mare l’idea di costruire qualcosa di più forte della natura mi pare non solo idiota ma criminale.

 

I nostri antichi borghi italiani sono splendidi, ma oggi credo indispensabile, soprattutto in zone come questa, e in Italia sono tante, ripensare al modo in cui si concepisce l’abitazione e il suo rapporto con la natura.

 

Costruire meglio si può, è più economico e rapido, consente di avere spazi abitativi sani e con un impatto più limitato, in buona parte energeticamente autosufficienti. Non approfittare di queste opportunità sembra incomprensibilmente stupido e ingiustificabile. A seconda del luogo si può parlare di case di legno, terra battuta, legno e paglia… le opzioni sono tante, le aziende e i professionisti in Italia non mancano, si potrebbe creare una serie di nuove professionalità nuovi lavori, nuove opportunità, e non si tratta di un’utopia new-age, è una realtà pratica e pragmatica.

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Occorre un cambiamento di mentalità che sarà inevitabilmente lento, ma siccome da qualche parte si deve partire io, e le persone intorno a me, pensiamo che questo terremoto ci offra un’opportunità imperdibile per costruire un esempio reale e funzionale che possa essere visto e toccato con mano, di modo che diventi innegabile.

 

Stiamo lavorando, con l’appoggio di professionisti esperti, ad un progetto, in vista di presentare una richiesta di finanziamento alla comunità europea. Abbiamo individuato alcuni siti adatti al progetto e stiamo esaminando costi e condizioni. Dovremo trovare il modo di raccogliere fondi iniziali per integrare quelli dei finanziamenti, ma siamo fiduciosi che al momento giusto troveremo il modo.

 

La cosa fondamentale è che anche un disastro come un terremoto può divenire l’occasione per un rinnovamento che non solo risolve i problemi contingenti di alcune persone ma offre anche idee ed opportunità di raggio più ampio.

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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