Olio di palma: facciamo un po’ di chiarezza

Sarà vero, come sostengono alcuni, che l'olio di palma non danneggia né la salute né l'ambiente? Un numero crescente di consumatori sembra pensarla diversamente e molte aziende alimentari hanno deciso di rinunciare a questo ingrediente.

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L’olio di palma è l’olio vegetale maggiormente utilizzato al mondo nell’industria alimentare e non solo, ma è anche al centro di un’annosa diatriba tra sostenitori e detrattori del suo utilizzo e delle sue proprietà.

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Si sa che quando sono in ballo forti interessi economici le aziende fanno di tutto, e intendo letteralmente di tutto, per portare l’acqua al proprio mulino e continuare a trarne profitto. Non è da meno la nota azienda dolciaria italiana, Ferrero, che, come scrive il Fatto Alimentare, avrebbe finanziato delle ricerche che sostanzialmente sostengono che l’olio di palma in sé non faccia male alla salute.

 

Personalmente penso che troppo spesso si giochi volutamente su un equivoco: di quale tipo di olio di palma parliamo quando si citano gli studi scientifici che dimostrano risultati incoraggianti per il palma? Olio di palma grezzo o olio di palma raffinato? La documentazione scientifica spesso cita solo la dicitura generica “olio di palma”, senza ulteriori specifiche.

 

La differenza però è di fondamentale importanza. È vero infatti che sia l’olio di palma grezzo che l’olio di palma raffinato contengono un elevato quantitativo di grassi saturi (circa il 50%) e che questo non sia molto positivo per la salute, ma è anche vero che mentre l’olio di palma grezzo dal punto di vista della salute compenserebbe questo aspetto grazie ad un alto contenuto di antiossidanti, l’olio di palma raffinato ne sarebbe invece totalmente privo.

 

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Purtroppo però, nell’industria alimentare è proprio quest’ultimo tipo di olio, ovvero quello raffinato, ad essere utilizzato su più vasta scala, particolarmente per i prodotti alimentari trasformati (per frittura, margarine, dociumi e prodotti da forno), sia per la sua estrema versatilità che per la sua cosiddetta “economicità”. Se si parla di economicità in senso stretto, l’olio di palma raffinato risulterebbe infatti particolarmente conveniente per l’industria alimentare e non solo, molto meno se si considerassero i danni irreparabili che l’industria legata alla palma da olio causa nelle regioni del mondo in cui viene coltivata (particolarmente in Indonesia, Malesia e Costa D’Avorio, dove le foreste pluviali vengono letteralmente distrutte per far posto a tali coltivazioni) e se questi costi ambientali venissero giustamente presi in considerazione nella formulazione del costo finale del prodotto che da essa si ricava.

 

 

Ma torniamo alla questione di partenza: è doveroso aggiungere che un recente studio dell’Efsa ha evidenziato i forti rischi per la salute collegati alla raffinazione dell’olio di palma, in quanto tale processo produce sostanze cancerogene e potenzialmente tossiche per l’organismo. In seguito a ciò anche la nota organizzazione per i consumatori, Altroconsumo, ha condotto un’inchiesta che ha confermato i rischi per la salute riportati dall’autorità europea per la sicurezza alimentare.

 

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Dal canto loro numerose aziende e multinazionali hanno speso milioni di euro in campagne pubblicitarie a favore dell’utilizzo dell’olio di palma (tra queste anche la nota casa italiana di dolciumi appunto), che invece decantano le infinite proprietà di quest’olio vegetale e dei metodi “sostenibili” che utilizzerebbero per produrlo. Numerosi anche gli articoli di note testate giornalistiche che hanno seguito pedissequamente questa linea.

 

Purtroppo però una cosa certa: sia che si tratti di “olio di palma sostenibile”, sia che si tratti di olio di palma privo di questa certificazione, l’espansione delle monocolture della palma da olio in numerosi paesi del Sud del mondo costituisce una delle principali cause di deforestazione, di violazione dei diritti umani in generale e delle popolazioni indigene, della scomparsa di biodiversità ed emissione di gas serra .

 

Anche per quanto riguarda la salute le perplessità rimangono troppe, soprattutto per i consumatori, tanto da indurre addirittura un’intera catena di supermercati ad eliminare l’olio di palma da tutti i prodotti a marchio e numerose altre aziende del settore alimentare.

 

Da parte di Italia che Cambia l’invito è come sempre ad approfondire ulteriormente l’argomento, per fare in modo di formulare una propria opinione informata ed una spesa più consapevole. Molti consumatori e associazioni di consumatori l’opinione se la sono fatta e questo ha costretto parte dell’industria alimentare a correre ai ripari… e voi?

 

Anche nel dubbio, vi invitiamo a consultare la lista redatta dal Fatto Alimentare in fondo a questo articolo degli oltre 800 prodotti che non contengono olio di palma.

 

 

Per approfondire ulteriormente l’argomento raccomando la lettura di quest’articolo:
“Olio di palma e boicottaggio sociale” 

 

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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