Ricerca etica senza animali: ecco come sostenerla

Fino ad oggi gli studi di tossicità sugli animali non hanno prodotti risultati. È forse arrivato il momento di finanziare la ricerca che utilizza cellule umane con l’obiettivo di tutelare l’uomo, l’ambiente e gli animali. rIcerCARE lancia il primo Crowdfunding per una ricerca etica e scientifica.

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Il 10 novembre, rIcerCARE, l’organizzazione no-profit che fa parte del network europeo I-CARE, ha attivato la prima raccolta fondi sociale  destinata a finanziare il progetto “Glaucoma e Barriera Emato-Encefalica (BEE)”, gestito dal Laboratorio Analisi Ricerca e Fisiopatologia (LARF) – Università di Genova.

 

“Il nostro progetto di ricerca etica e scientifica, a beneficio dell’uomo, dell’ambiente e degli animali, intende studiare il glaucoma e la Barriera Emato-Encefalica che collega il cervello e il sangue. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il glaucoma è la seconda causa di cecità al mondo. Sappiamo che esso può associarsi ad altre malattie del cervello come, per esempio, l’Alzheimer, la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) e il Parkinson. Fino ad oggi gli studi di tossicità sugli animali non hanno prodotto risultati. L’obiettivo della ricerca è trovare le cause del glaucoma per prevenirlo e scoprire nuovi farmaci per curarlo usando cellule umane” dichiara la Dott.ssa Susanna Penco, biologa e ricercatrice dell’Università di Genova.

 

 

Il Pianeta e i suoi abitanti sono esposti quotidianamente a sostanze tossiche disperse negli ecosistemi e, soprattutto, alle loro dannose miscele, con il rischio di effetti nocivi per la salute umana derivanti dall’esposizione a un fattore di stress ambientale. I composti chimici si accumulano nei tessuti, scatenando potenti reazioni infiammatorie, terreno fertile per numerose patologie. Negli ultimi decenni c’è stata una diminuizione dell’incidenza delle malattie infettive, ma al contempo stiamo assistendo a un continuo aumento dell’incidenza delle malattie autoimmuni, allergiche e cancro, che sottolineano l’inadeguatezza della medicina ufficiale e della tradizionale ricerca scientifica. La prima continua a preoccuparsi unicamente della lotta contro i sintomi, senza concentrarsi sulle vere cause o sulla prevenzione; la seconda si ostina a sperimentare sugli animali, senza ottenere alcuni risultati rilevanti per la salute umana, sacrificando vite animali.

 

“I test di tossicità generale ed in particolare quelli di neurotossicità condotti in vivo sui roditori sono di costo e complessità elevati e si stanno rivelando poco sensibili ed inadatti per lo screening di un elevato numero di prodotti chimici. Inoltre, il sistema nervoso umano differisce sostanzialmente da quello dei roditori. Si rende quindi necessario sviluppare dei modelli alternativi in vitro, basati sull’utilizzo di cellule umane per poter rilevare il potenziale tossico di composti chimici e delle loro miscele, con un alto valore predittivo sull’uomo.

 

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Inoltre, per mimare al meglio le condizioni fisiologiche presenti nel sistema nervoso in vivo, è necessario considerare e riprodurre nei modelli in vitro la barriera emato-encefalica (BEE), che regola selettivamente il passaggio di sostanze chimiche da e verso il sistema nervoso. Un modello in vitro che riproduca il sistema nervoso e la BEE, permetterebbe di comprendere non solo l’effetto delle sostanze chimiche o dei farmaci sulle cellule nervose, ma anche la capacità di questi di oltrepassare la BEE e quindi di svolgere la loro reale attività.

 

 

Molte delle terapie potenzialmente neuroriparatrici e neuroprotettive oggi disponibili non sono in grado di esplicare questi loro effetti, proprio poiché non riescono ad oltrepassare la barriera spesso selettiva anche per alcuni farmaci. Poche sono le informazioni disponibili sui possibili danni a livello del sistema nervoso. La BEE è una barriera selettiva univoca per il sistema nervoso centrale (CNS), che impedisce il passaggio della maggior parte dei composti al SNC, e ciò rende ancora più complessa la formulazione e lo sviluppo di farmaci nuovi. In questi ultimi anni molti studi sono focalizzati sull’allestimento di modelli in vitro alternativi di BEE. Modelli transwell con applicazione di tecnologia microfluidica sembrano riprodurre meglio l’ambiente dinamico della BEE.

 

Come è noto, gli effetti di un composto chimico direttamente su cellule nervose potrebbe non rispecchiare l’effettivo rischio per la salute umana; il composto introdotto nell’organismo deve infatti oltrepassare la BEE per agire a livello cerebrale e la BEE è selettiva e quindi non permette il passaggio di tutte le molecole” dichiara rIcerCARE. Partendo da questo presupposto, il progetto ha l’obiettivo di allestire dunque un modello di BEE basato su tecnologia millifluidica, che consenta il flusso di liquidi attraverso le cellule della BEE e, se queste ultime permetteranno il passaggio di un composto in esame, si potranno valutarne gli effetti sulle cellule di origine nervosa (astrociti, neuroni ecc.). Il modello potrà essere utile per studiare gli effetti dell’esposizione a composti chimici, naturali e di sintesi (inquinanti, farmaci, estratti vegetali) su cellule nervose per poter simulare al meglio la condizione in vivo.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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