Steve McCurry: “È la diversità a rendere il mondo meraviglioso”

Il ruolo del reportage e dell'immagine, il suo modo di intendere la fotografia, il viaggio e la diversità. Questi alcuni dei temi affrontati da Steve McCurry nel corso dell'incontro tenuto al Forte di Brad. Ecco la seconda parte del resoconto dell'interessante dibattito con uno tra i più importanti fotografi viventi.

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Continua la conferenza di Steve McCurry al Forte di Bard. Il pubblico in sala è coinvolto nella discussione. Si passa a parlare della fotografia e del Reportage. Il Reportage è normalmente una storia, una serie di fotografie. Mentre poi c’è il valore di una singola fotografia. Viene così spontaneo chiedere a Steve se è più importante lo scatto individuale o l’intera storia raccontata. “È molto difficile dirlo. – ammette il fotografo americano – È come dire se è più importante la gamba o il braccio. Sono ambedue importanti”. Ultimamente pensa che è la singola fotografia che rimarrà nella memoria delle persone. “Alla fine ciò che le persone ricordano è la singola fotografia”.

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Steve McCurry ha sperimentato anche altri campi della fotografia. Ha lavorato per i calendari della Pirelli, per esempio. Anche se non fu un tipico calendario fashion. “Quando abbiamo discusso su come realizzarlo, volevo farlo secondo i miei principi e il mio stile”. Così decisero di coinvolgere delle modelle d’eccezione, donne meravigliose che sono coinvolte in progetti umanitari e di solidarietà. “Loro sono le vere top model, eroine dei nostri tempi, creatrici di fondazioni che lavorano nel campo della solidarietà in tutto il mondo”.

 

Un altro mondo è quello degli incarichi commerciali e nel mondo delle imprese. Celebre è stata, ad esempio, la campagna Lavazza. “Ho lavorato per molti anni con Francesco Lavazza. Stanno portando avanti dei progetti solidali legati alla produzione del caffè – ci dice Steve – cercando di dare ai produttori delle soluzioni per migliorare le loro condizioni”.

 

Il suo lavoro era quello di documentare la vita dei contadini nella loro quotidianità. L’obiettivo era quello di raccontare la vita dietro il mondo del caffè. “Fu meraviglioso, è stato un piacere”. Andò in Vietnam, Colombia, Tanzania… Dunque, Il suo lavoro per l’azienda di caffè torinese fu molto simile a ciò che fa solitamente da solo, fotografando le persone come vivono e come lavorano. Fu un lavoro molto coerente al suo modo di fotografare. In effetti, egli accetta mandati Corporate solo se ne condivide i valori che ne stanno alla base.

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Possiamo considerare Steve McCurry una vera e propria Pop star. È tra i due più famosi fotografi al mondo. Gli viene così chiesto qual è il suo rapporto con la popolarità. “Penso che le persone famose siano Messi, Ronaldo, Madonna, Michael Jackson. Io sono immensamente grato del fatto che le persone apprezzano il mio lavoro e le mie fotografie. Mi sento come tutti gli altri, mi piace fare la coda al ristorante, farmi la lavatrice. Non amo molto la popolarità”.

 

Il rapporto con il viaggio è uno dei punti cruciali della vita di Steve. Ha una casa a Manahattan ma ci ha trascorso, in un anno, solo due settimane. Probabilmente è una tra le dieci persone che più viaggia nel mondo. Ha iniziato a viaggiare da subito, da quando aveva 19 anni.

 

“Siamo tutti diversi, ognuno di noi ha le proprie passioni. È questo che fa il mondo meraviglioso. La mia passione è viaggiare e fotografare. Non è un lavoro, è qualcosa che mi genera energie positive, è quel che adoro fare. Amo stare nel mio studio a New York, ma mi piace viaggiare e lo faccio”. Chiarezza d’intenti e determinazione non da tutti, chapeau.

 

Steve McCurry è considerato uno dei più grandi ritrattisti. “Mi lascio ispirare dal luogo e dalle persone dei luoghi che visito, dalla strade e i quartieri. Vengo colpito da alcuni sguardi e, semplicemente, li seguo”.

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Annosa questione tra i fotografi è la scelta tra digitale e pellicola, tra innovatori e nostalgici del passato la discussione è ancora aperta. La visione di Steve è netta. “Non ho nessuna nostalgia o rimpianto per la pellicola. È stata fantastica per l’epoca in cui è vissuta. È un po’ come il passaggio dal cavallo all’automobile, dalla macchina da scrivere al computer”.

 

Crede nella formazione. Fa parte dei fotografi che pensano che la fotografia si possa trasmettere. Fa workshop, in USA e in Asia. “Puoi imparare la fotografia, fino a un certo punto la puoi coltivare. Imparare praticandola, guardano gli altri fotografi. Tuttavia alcune persone hanno un talento e quello è qualcosa che non può essere trasferito”.

 

Quali sono gli ingredienti di una buona fotografia? “Una grande fotografia racconta una storia, che non puoi dimenticare. Le migliori fotografie sono quelle che puoi leggere e capire velocemente. Non sono così oscure. Ci deve essere una emozione che traspare. Penso che le migliori fotografie sono piene di emozioni: amore, odio, eventi tragici. Storie che arrivano in un modo diretto”.

 

Di certo, le fotografie di Steve hanno raggiunto questo obiettivo.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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