Trump presidente, per cambiare bisogna toccare il fondo?

"Forse per arrivare ad un punto critico di persone che si attivano per un mondo migliore dobbiamo prima avere un Donald Trump presidente degli Stati Uniti e toccare davvero il fondo. Forse. Io però oggi ho paura". Le riflessioni di Filippo Bozotti all'indomani delle elezioni americane.

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Oggi ho capito di non sapere niente. Mai avrei creduto possibile questo risultato: un presentatore di reality show presidente degli Stati uniti e, ahimè, “leader” del mondo. Chi ha votato per Obama otto anni fa non poteva votare per Trump… E invece, contro qualsiasi proiezione dei media, cosi è stato e tutto quello in cui credevo è stato ridimensionato.

 

Personalmente non credo che Hillary Clinton fosse un buon candidato, anzi, rappresentava lo status quo, un passo indietro da Obama. Eppure negli ultimi anni si era visto un breve spostamento in America e nel mondo verso idee più progressive: dal movimento dei diritti gay in America a Obamacare, all’accordo di Parigi sul cambiamento climatico. Anche se Obama non era stato il presidente che volevamo, piano piano sembrava potessimo andare in quella direzione, e almeno Clinton non avrebbe cancellato tutto quello di buono successo negli ultimi anni, non avrebbe distrutto l’eredità di Obama.

 

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Purtroppo Trump non ha solo vinto le elezioni, ma avrà sia il Senato che la Camera, voterà un giudice di destra per la Corte Suprema  ed avrà carta bianca per fare tutto quello che ha promesso di fare; potrà distruggere in pochi mesi tutto quello creato da Obama. Il cambiamento potrà essere apocalittico, potremmo andare indietro di 30-40 anni, ai tempi di Reagan.

 

Trump dice di non credere nei cambiamenti climatici. Se fa quello che ha annunciato, farà uscire l’America dagli accordi sul clima appena ratificati, eliminerà l’Obamacare, proverà a rendere l’aborto illegale, aumenteranno il razzismo, la misoginia, la xenofobia, il nazionalismo e si alzeranno muri. Tutto questo sarà drammatico soprattutto per l’America, ma anche per il resto del mondo. Senza l’America non riusciremo a fermare i cambiamenti climatici e lo sfruttamento insostenibile delle risorse, considerato che gli Usa sono, insieme alla Cina, i maggiori colpevoli. 

 

Trump probabilmente adotterà una dottrina isolazionista e, sebbene sarebbe bello avere finalmente le mani americane fuori da tutti gli interessi sovrani degli altri Paesi, un’uscita cosi veloce ed inaspettata creerà un vuoto geo-politico, economico e militare che non siamo pronti a colmare e che verrà riempito da Cina e Russia rispettivamente. Assad potrà andare avanti ad uccidere e l’est Europa e l’Ucraina sarà terrorizzata dal militarismo di Putin.

 

Volendo trovare qualcosa di buono nella sua vittoria, vi è il fatto che Trump potrebbe non ratificare l’accordo TTIP, che sarebbe una vittoria per l’Europa. In America il neo presidente potrebbe investire massicciamente nell’infrastruttura e ciò se fatto bene (e non lo farà bene) potrebbe essere un’ottima cosa.

 

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Clinton ha perso questa elezione da sola. Se avesse avuto Bernie Sanders come vice presidente avrebbe vinto. Gli americani avranno il governo che si meritano. Ogni impero deve cadere e questo potrebbe essere l’inizio della fine per l’impero americano.

 

Forse per avere un cambiamento radicale e sistematico dobbiamo prima avere un Donald Trump per quattro o otto anni per toccare davvero il fondo; dobbiamo prima provare cosa vuol dire vivere per qualche anno con un presidente ignorante, razzista, misogino, xenofobo, nazionalista e populista per arrivare ad un punto critico di persone che si attivano per un mondo migliore ed avere leader illuminati. Forse.

 

Io però oggi ho paura. Per la prima volta ho paura di avere figli. Ho paura che quella piccola finestra che avevamo aperto su una transizione pacifica in un mondo più giusto e sostenibile, evitando il collasso della civiltà, oggi ha ricevuto un colpo da k.o. Ho paura che questo aumento di nazionalismo, populismo e xenofobia che si è visto con Brexit e ora negli Stati Uniti avrà un effetto domino in altri Paesi. Temo che quando ci saranno centinaia di milioni di rifugiati climatici, a causa delle guerre e della scarsità di risorse, invece di collaborare e tirar fuori il meglio della nostra specie, alzeremo muri e avremo sempre più paura l’uno dell’altro. Non ce lo possiamo permettere. Forse quello di oggi sarà visto dalle future generazioni (se ancora ci saranno) come il giorno in cui il mondo ha gettato la spugna. O forse non cambierà assolutamente niente.

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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