Non hai soldi per realizzare il tuo sogno? L’economia sociale ti può aiutare!

Valentina è una ragazza piemontese che vuole realizzare un sogno, ma non ha le risorse economiche per farlo. Così ha lanciato un'iniziativa a metà fra il crowdfunding e l'esperimento di economia sociale: ha invitato i suoi contatti e i suoi conoscenti a contribuire con un euro. Questa semplice richiesta ha una valenza importantissima perché ci riporta ai principi base dell'economia solidale. Ma sono applicabili ancora oggi?

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«Se ognuno di noi donasse un euro a chi ne ha bisogno per realizzare un piccolo sogno, ci sarebbe un piccolissimo esempio, ben riuscito e indipendente, di redistribuzione di risorse economiche». Inizia così il messaggio che qualche giorno fa Valentina, giovane piemontese, ha spedito ai suoi amici e conoscenti. L’obiettivo? Dimostrare che anche se non hai soldi per realizzare il tuo sogno, puoi farcela lo stesso! condividere1

Possiamo definirlo un esperimento di “economia sociale” o, ancora meglio, solidale. Secondo Valentina, è «un’idea davvero molto semplice che parte dalla fiducia che coltivo e sento nell’essere umano e negli esempi di forza e sostegno che vengono dall’unione e dalla condivisione delle risorse individuali che ognuno possiede». Ma come è nata questa idea? Appassionata di discipline olistiche, Valentina vorrebbe specializzarsi in water yoga, ma il percorso formativo ha dei costi proibitivi per lei. Attingendo dalle sue esperienze, che sono sempre state orientate al baratto, allo scambio e alla condivisione, ha pensato di chiedere aiuto alla comunità.

 

Avevo già conosciuto Valentina tempo fa, quando mi intervistò per la sua tesi di laurea intitolata “Lo spettacolo della Terra: Eco-sostenibilità e linguaggi teatrali”, in cui inserì un capitolo dedicato a Italia Che Cambia, citata fra gli esempi di realtà che sono impegnate nella diffusione dei nuovi stili di vita e delle buone pratiche legate alla cura dell’ambiente, ma che si sono addentrate nell’utilizzo di nuovi mezzi comunicativi per diffondere le loro informazioni e sensibilizzare le persone a questi temi.

 

Così ho deciso di scriverle e chiederle di approfondire le riflessioni e le aspettative che si celano dietro a questo insolito messaggio. dante3

Quali potenzialità ed effetti positivi credi che potrebbe avere un modello basato sul dono, sia a livello economico che a livello sociale?

 

A livello economico sicuramente ci sarebbe una naturale redistribuzione dei beni e delle ricchezze di qualsiasi tipo. Chi possiede di più sarebbe naturalmente invogliato dal nuovo sistema di pensiero a donare verso chi possiede di meno. Ovviamente ci sarebbero sempre differenze e personalmente credo sia anche giusto che ci siano, perché l’evoluzione di ognuno è una faccenda strettamente personale. Questa redistribuzione avverrebbe in una eventuale fase molto lenta di transizione. Con il passare dei decenni, forse anche secoli, molto probabilmente si arriverebbe ad un punto di stasi omogenea, dove più o meno tutti gli abitanti della terra condurrebbero una vita mediamente accettabile, con poche differenze economiche tra le persone dello stesso paese. Ma quello che muterebbe profondamente sarebbe la concezione della vita, dell’uomo e del mondo: immaginate un mondo dove i beni sono in circolo grazie alle continue donazioni che le persone fanno tra di loro. Quello che cambierebbe profondamente sarebbe proprio la concezione dell’economia, che a quel punto cadrebbe, perderebbe valore e importanza, e sarebbe riformulata con altre parole più attinenti a quella realtà. So che è utopico immaginare un mondo di questo tipo, ma è l’immaginazione che vi sto invitando ad usare, che per sua natura è libera e infinita.

 

Il cambiamento da un modello economico basato sullo scambio, a uno basato sul dono, metterebbe in crisi il concetto stesso di “economia”, perché il valore che le cose avrebbero, non sarebbe deciso da una moneta, la moneta non avrebbe neppure più senso di esistere. Ovviamente gli effetti visibili a livello sociale sarebbero immensi: s’innescherebbe in modo inevitabile un meccanismo di lavoro interiore dentro ognuno (dei sopravvissuti!) per riuscire ad adattarsi a un nuovo modello di pensiero; si assisterebbe al nascere di molti più esperimenti sociali, perché le persone sarebbero molto meno propense ad attaccarsi a ciò possiedono e isolarsi nel loro individualismo sarebbe sinonimo di difficoltà nella sopravvivenza; la serenità sarebbe figlia della cooperazione e della condivisione, non del benessere economico fra le piccole mura della propria casa. In sostanza, sarebbe un cambiamento colossale e profondo: da un modello basato sulla malattia e l’individualismo, a uno basato sul benessere e le relazioni sociali. È una dichiarazione forte, me ne rendo conto, ma se “pensate” con la semplicità del cuore molte di queste e altre verità arriveranno a svelarsi in voi.

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Cosa risponderesti se qualcuno ti accusasse di stare solo cercando una scorciatoia per trovare soldi facilmente?

 

Risponderei: se è così facile perché non lo fanno tutti? Che cosa è facile? Più che facile, a me viene da definirlo “creativo”, dati i tempi che stiamo attraversando! Per molti magari sembrerà strano, ma l’uomo da sempre ha ricorso in modo semplice al sostegno reciproco, soprattutto quando la terra era meno popolata e l’uomo viveva in tribù o villaggi. Ad esempio, per creare delle strade o le case una volta le comunità si ritrovava a costruire e lavorare insieme. Ora con l’incremento continuo della popolazione (siamo arrivati quasi a 8 miliardi!) è difficile notare questo atteggiamento su larghe scale, ma se osservate anche solo nelle vostre cerchie private di amici e familiari, sicuramente trovate qualcuno che in modo naturale è più propenso all’aiutare gli altri, all’attenzione ai bisogni di chi ama. Questo è ciò che nutre le relazioni e le arricchisce.

 

Hai qualche idea per migliorare il sistema di domanda/offerta di prestazioni gratuite in modo da rendere questo modello più efficace?

 

Mi piacerebbe creare un sito che possa aiutare le persone a creare rete, a creare comunità nel loro quartiere o città. Una piattaforma basata sul dono, che funzioni un po’ come quelle delle raccolte fondi, ma che si estenda anche ad altri doni di natura non economica: azioni, ascolto, servizi, informazioni… ma dovrò documentarmi bene. Per ora è solo un’idea abbozzata, nata dai bellissimi feedback che ho ricevuto con la mia proposta. Sono convinta che la rete sia un valido strumento per aiutare a far nascere e promuovere il cambiamento!

 

Al di là di quello che ti hanno risposto a livello pratico, quali sono state le reazioni delle persone a cui hai fatto questa proposta?

 

Mia madre mi ha chiamato preoccupata e perplessa: non capiva se avevo bisogno perché ero veramente “a secco” di soldi e non capiva perché chiedevo aiuto in un modo così aperto ed esteso. Ne abbiamo parlato e alla fine lei ha compreso la natura della mia proposta. Per il resto, c’è chi mi ha risposto con entusiasmo e gioia, chi con dolcezza e grande accoglienza, chi è rimasto curioso di sapere di più sulle formazioni per cui ho fatto partire la raccolta fondi. Tirando un bilancio, sono state tutte molto positive e in generale ho “attivato” una rete di contatti, un po’ come fa il lievito con il pane: attiva l’espansione! condivisione2

Conosci altri progetti di economia del dono (dalle banche del tempo ai negozi senza soldi)? Hai provato a metterti in contatto con loro?

 

Conosco le banche del tempo dal 2010. Avevo aderito a una banca del tempo qui a Torino nello stesso anno per qualche mese, ma poi ho iniziato a viaggiare ed era difficile portare avanti l’impegno in modo costante. Penso che mi rivolgerò a loro di nuovo ora, voglio imparare il francese! Avevo letto il libro e visto il documento di Heidemarie Schwermer e la sua stupenda esperienza del vivere senza soldi. Ovviamente ho fatto anch’io i miei piccoli esperimenti e continuo a farli. Ad esempio, spesso scambio massaggi e trattamenti olistici, ho fatto da custode in scambio per una casa a Torino dal 2011 al 2014 e ho provato a viaggiare senza soldi per una settimana in Andalusia l’anno scorso. Non conosco i negozi senza soldi. Ne ho sentito vagamente parlare e ora mi documenterò volentieri. Ho visto che sul web ci sono molte piattaforme e siti di raccolta fondi e crowdfounding. Più avanti proverò a utilizzarne uno per vedere come funziona. In generale adoro fare rete!

 

Cosa consiglieresti a chi si trova nella tua stessa situazione e vorrebbe provare a precorrere la strada che hai intrapreso?

 

Di ascoltare le paure e i dubbi che porta dentro e imparare ad integrarli con gli entusiasmi e il coraggio. Di non smettere mai di porsi domande e cercare risposte nel confronto con la realtà. Fatti ispirare dalla tua creatività e cerca rete, relazioni da cui prendere e dare nutrimento!

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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