“Con l’ironia salviamo i cani disabili e anziani”

Recuperare, curare e adottare cani abbandonati e maltrattati, con un occhio speciale a quelli disabili, anziani. Nasce a questo scopo il Progetto Quasi che, grazie all’uso di un linguaggio moderno e ironico, arriva dritto al cuore delle persone, riuscendo a trovare casa anche agli animali sull’orlo del trapasso.

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Il Progetto Quasi nasce nel 2009, dall’incontro tra Fabiana, terapista di bambini con problemi neurologici e ideatrice del progetto e Quasi, la cagnolina, da lei adottata, nata con una grave malformazione genetica rarissima, chiamata sindrome del cane babbuino a spina corta. Il suo corpicino, deformato da una scoliosi gravissima, è caratterizzato dal bacino storto, le zampe anteriori più corte rispetto a quelle posteriori; queste ultime, inoltre, differiscono una dall’altra: la destra è più corta della sinistra. Le sue vertebre cervicali sono fuse, di conseguenza, la piccola non può muovere il collo in nessuna direzione, mentre, a posto della coda, ha un piccolo ricciolo osseo “incastrato” nel bacino, e, per non farsi mancare nulla, ha pure le zampe piatte.

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A causa del suo aspetto inusuale, le persone, incontrandola per strada, sono sempre troppo prese a cercare di capire chi è, per cogliere la bellezza della sua straordinaria unicità. È un maiale? Una iena? Un diavolo della Tasmania? Un cinghiale? A dispetto degli adulti, i bambini non sentono, invece, la necessità di etichettarla, riuscendo a risolvere immediatamente l’enigma: Quasi è semplicemente un cane, un “bello cane”, come ha detto un bambino. Il nome, però, non le è stato assegnato perché sembra “quasi un”, anche se le si addice, visto i commenti della gente, ma a causa della sua gobba. Quasi è il diminutivo di Quasimodo, il gobbo di Notre-Dame.

 

Qual è la sua storia? Proviene da un paesino della Campania, dove, abbandonata in strada, probabilmente a causa del suo aspetto, è stata oggetto di ogni tipo di vessazione da parte della gente del posto. Le volontarie le portavano da mangiare, fin quando, un giorno, persero le sue tracce. Dopo un mese di ricerche, una signora, vedendo i cartelli per strada, chiamò una delle ragazze, dicendo che “c’era un cinghiale che usciva solo di notte e piangeva come un cane”. Si trattava indubbiamente di Quasi. Corsero a prenderla, trovandola scheletrica, in fin di vita. Non era un cane in grado di procurarsi il cibo da sola. Era stata scaricata lì, in un luogo a lei sconosciuto, da qualcuno del paese, commissionato affinché facesse sparire quel “mostro” dalle stradine del paese. Le volontarie la portarono subito in un bellissimo rifugio, dove fu accudita con amore.

 

La richiesta di adozione girò per mesi e mesi, fino a quando, Fabiana vide l’annuncio sui social. Fu amore a prima vista. Quasi necessitava però di una riabilitazione, prima di essere introdotta nel nucleo familiare, poiché aveva paura di tutto: dei movimenti bruschi, dell’avvicinarsi di una mano, dei toni alti della voce; quando si spaventava, “si buttava per terra e chiudeva gli occhi, come per dire, tanto non posso scappare”. Oggi è una creatura equilibrata, felice, dolce e fiduciosa, nonostante il suo passato; è grata alla vita per ogni piccola cosa, un legnetto, un fiorellino, un filo d’erba.

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Il Progetto Quasi nasce, quindi, per aiutarla, perché a causa di una lussazione della rotula, subì due interventi costosi, pagati con i soldi incassati dalla vendita di gadget con l’immagine di Mongo, un altro cane speciale adottato sempre da Fabiana, un bouledogue francese disabile, con diagnosi di idrocefalo, uno strabismo divergente grave, cieco da un occhio, sordo da un orecchio, una lieve paresi al lato sinistro e una malformazione alla mandibola.

 

“Sebbene dalla risonanza magnetica sia risultato che il nostro piccolo alieno abbia circa il 15% di materia cerebrale e il restante 85% di buco nero, Mongo conduce una vita assolutamente normale, il che significa che, se fa tutto quello che fanno gli altri cani dotati del 100%, Mongo è assolutamente un genio!”.

 

Se la piccola azione di marketing intrapresa per Quasi ha funzionato, allora, perché, non proseguire, in modo da aiutare altri cani? Parte così il Progetto Quasi, che si occupa di recuperare, curare e adottare cani abbandonati e maltrattati, con un “occhio speciale a quelli disabili, anziani, sfascioni, scassoni e quasi tiepidi”. I nomi assegnati agli animali sono una caricatura della loro peggiore caratteristica; gli annunci esaltano i loro difetti, strappando sorrisi a chi li legge.

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Il Progetto Quasi non pubblica mai frasi sdolcinate o strappalacrime, ma solo avvisi scritti con un linguaggio moderno, efficace, non convenzionale, carico di ironia, considerato però da alcuni, irriverente, irrispettoso, dissacratorio, di cattivo gusto. Hanno ricevuto giudizi, accuse, minacce di morte, di malattia, insulti sessisti e discriminatori, al punto da mettere un disclaimer sulla pagina facebook, non per giustificarsi, ma, semplicemente, per ricordarci qual è il loro approccio al volontariato, che può non piacere a tutti. Pazienza. Loro continueranno per questa strada, sostenuti dagli oltre 60mila fan. Come non dar loro ragione visto i risultati? Sono riusciti già a far adottare tantissimi animali.

 

“Noi ci divertiamo molto a fare quello che facciamo, ma, a volte, ci prende male. Rovistiamo nella melma per scovare gli ultimi degli ultimi, quindi, ci aspettiamo di non dover spiegare perché abbiamo questo approccio. Se non sapete cogliere l’ironia, provate con le patate. Se volete spiegazioni, fate quello che facciamo noi e vedrete che troverete una risposta”, dichiara lo staff del progetto, che dal 2011, ha anche avviato una Casa Famiglia, per coniugare esigenze di più realtà: offrire stalli ai cani in attesa di adozione e aiutare una mamma in difficoltà con un bambino disabile, all’epoca in condizioni di disagio economico, dando loro la possibilità di trascorrere una vita più serena.

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Per sostenere questa casa famiglia insolita, si possono regalare crocchette e fare donazioni. I soldi raccolti assicurano cibo, cure, riabilitazione agli animali, prima di essere adottati. Non si occupano di più di 4/5 cani per volta, per scelta, perché, affermano che, quello che fanno, deve essere fatto nel migliore dei modi e, al momento, possono permettersi di gestire bene solo questo numero di cani; accoglierne di più, significherebbe curarli di meno e peggio, quindi, 4/5 cani è il numero “possibile” per loro.

 

Gli animali vengono gestiti completamente dai volontari del progetto, dalle cure all’adozione. La Casa Famiglia non è un canile o una pensione a pagamento. Quando un cane viene adottato lascia il posto a un altro cane. Hanno la priorità quelli che hanno poche possibilità di trovare casa, con disabilità, anziani, malati o che provengono da canili lager, dove non entrano volontari. Se avete un caso particolare da sottoporre allo staff, mandategli una mail con la fotografia e la storia del cane, ma non è detto che ci sia posto! La lista d’attesa è davvero lunga!

 

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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