Io faccio così #152 – Artigianato: se le piccole botteghe scelgono la sostenibilità

Il futuro è nell'artigianato, come dimostra anche la rinascita di tante piccole botteghe italiane. Oggi vogliamo raccontarvi la storia della falegnameria Rubboli che dalla fine degli anni '80 ha scelto di utilizzare solo vernici naturali e basare la sua attività sull'importanza delle relazioni e sul rispetto della natura.

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Più di cinquant’anni di storia e non sentirli. Anzi, ad ascoltare le parole di Stefano, ci si accorge di come egli sia proiettato nel futuro, pur tenendo in piena considerazione il passato e le tradizioni familiari.

 

La falegnameria Rubboli venne fondata 65 anni fa a San Zaccaria, in provincia di Ravenna, da suo padre e oggi è portata avanti da Stefano insieme alla moglie. “Abbiamo sempre condiviso le cose, non c’è mai stata una gestione da mio babbo passata a me, è sempre stata una gestione collaborativa”. Il padre si è ritirato tre anni fa. “Viene ancora a dare una occhiata, lo posso chiamare quando ho bisogno di un consiglio, cerco di coinvolgerlo quando devo andare a comprare il legno ad esempio”.

 

“Produciamo cose solamente fatte con prodotti naturali”. Curioso il momento in cui decisero di passare ad una produzione sostenibile e rispettosa dell’ambiente. “È un aneddoto che mi piace raccontare. Un giorno venne qui un signore che vendeva vernici naturali, con sul giubbotto un disegno di un sole che ride – ci dice sorridendo – e quando iniziò a parlare di queste tematiche legate alla sostenibilità, ci sembrò una cosa strana. Nel giro di qualche mese questi discorsi che sembravano insensati, presero forma e concretezza. Capimmo che si poteva vivere senza distruggere il mondo”. Tutto ciò accadde nel 1988.

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La falegnameria utilizza solo vernici naturali, e la differenza rispetto a quelle tradizionale è altissima. “Con la vernice tradizionale plastifichi il legno – continua l’artigiano romagnolo – lo impermeabilizzi e lo rendi quasi un inerte; con la vernice naturale il legno rimane vivo, per cui avrà sempre le sue dilatazioni, i suoi movimenti”.

 

Il costo delle vernici naturali è competitivo, a differenza di quanto si possa pensare.
“Cinque litri di vernice naturale possono costarti 250 €, mentre lo stesso quantitativo di vernice tradizionale costa circa 30 €. Però v’è una differenza : per verniciare un tavolo usando il prodotto naturale si usano tre etti di vernice, con un prodotto chimico tradizionale si usano dai cinque ai dieci chilogrammi di prodotto, e buona parte di questi vanno in atmosfera”.

 

Inoltre ne guadagna la salute del pianeta, con meno risorse utilizzate e di migliore qualità oltreché la salubrità degli operatori che quotidianamente respirano un prodotto più naturale. “Nel lavoro tradizionale hai un consumo di energie e materie prime, di ferramenta e vernici di un certo tipo. Se invece lavori in un’altra maniera, produci molto meno. Mentre prima quando usavi le altre vernici ti sentivi rintronato per tre giorni, con questo tipo di vernici non hai questo problema. Hai un miglioramento della tua qualità di vita lavorativa enorme”.

 

Da uno studio specifico fatto sulle sue vernici si è dimostrato che “non provocano danni all’ambiente e agli operatori; il residuo secco può essere utilizzato per fare compostaggio, e non comportano danni all’utilizzatore finale, salvo che esso abbia delle patologie pregresse”.

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Una delle componenti principali dell’attività di Stefano è la relazione. “Capita che un cliente che non viene da vent’anni, se passa da San Zaccaria si fermi a salutarmi”. I suoi clienti “sono persone normali, tendenzialmente votate al volontariato e più sensibili rispetto la media. Mi riconosco in molti di loro, sono persone semplici”. Tant’è che quando gli chiediamo qual è la sua più grande soddisfazione, ci dice che è proprio il rapporto con le persone, mentre la più grande difficoltà è il non essere capito dalle istituzioni e enti pubblici.

 

Un’altra immensa soddisfazione per Stefano è stato istallare un impianto fotovoltaico, in grado di mettere in rete un terzo dell’energia generata. È stato l’ultimo progetto studiato e realizzato insieme al padre prima che andasse in pensione.

 

Il legname utilizzato è esclusivamente di provenienza europea o nord americana. Non proviene dall’Africa, dal Sud America o dal Sud est asiatico per prendere materiale proveniente da deforestazione. “In Europa o in Nord America tutte le foreste sono a taglio controllato: vengono sempre ripiantate e non sono foreste vergini”.

 

L’amore e la passione per il suo lavoro gli danno la determinazione per continuare sempre con lo stesso entusiasmo. “Non è un lavoro che puoi fare se non ti piace, se pensi ai soldi. La testa è qui: pensi a quel che devi fare”.

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Ascoltando Stefano capiamo quanto gli piaccia trascorrere i suoi giorni lavorando il legno. Ci viene quindi spontaneo chiedergli se c’è e qual è la sua pianta favorita. “Ci sono legni che adoro, uno di questi è il rovere. È il mio preferito. Mi piace anche il tiglio, legno semplice che cresce velocemente, tenero e compatto”. Senza dimenticarci che “l’albero è un prodotto della natura, ed ognuno è diverso dall’altro”.

 

Riascoltando le parole di Stefano ci viene in mente il detto di Laozi, che da oggi possiamo ribaltare: fa più rumore una foresta che cresce che un albero che cade.

 

Intervista: Daniel Tarozzi e Andrea Degl’Innocenti
Riprese: Paolo Cignini
Montaggio: Roberto Vietti