Amore e cambiamento, per un nuovo equilibrio nelle relazioni

Tutte le relazioni, personali e di coppia, rappresentano un'occasione di crescita e sono strettamente legate alla trasformazione sociale in atto. Ma cosa è cambiato oggi nel modo di vivere i rapporti e, in particolare, l'amore?

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Come ci relazioniamo con le altre persone e in particolare in amore? Le persone di cui ci innamoriamo sono tutte uguali? Perché quello che all’inizio di una relazione di coppia è armonia poi sembra diventare caos? Sono queste alcune delle domande che abbiamo posto a Simona Pavesi (1), che condurrà l’incontro “Le relazioni interpersonali e la scelta amorosa”, in programma a Milano il 12 febbraio.

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Quali sono secondo te i principali cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni nel modo di vivere le relazioni amorose?

 

Rispondo con una domanda, perché le relazioni dei nostri nonni erano per sempre? Perché si relazionavano attraverso ruoli e maschere precodificate. Raramente andavano in profondità dei propri bisogni. Non dobbiamo andare molto indietro nel tempo per trovare esempi in cui ci si dava del lei o del voi persino tra marito e moglie.

 

L’individualità è una conquista recente e scambiarsi opinioni nella coppia è recentissimo. Una volta il matrimonio era basato sulla procreazione per avere molte braccia di aiuto nelle terre. Se finiva l’amore non era un problema perché il matrimonio si basava su altro. La società stabiliva diritti e doveri di coniugi (aspetti materiali e morali) tutto ciò che era oltre questi confini, ad esempio il bisogno affettivo-emozionale, era per lo più negato.

 

Il matrimonio aveva una funzione sociale e entrambi i coniugi rinunciavano alla propria individualità a favore delle famiglie di origine e della comunità di appartenenza. Il matrimonio era un evento pubblico e la luna di miele serviva per stare un po’ da soli. La società prevaricava la coppia. Oggi attrazione e innamoramento sono ritenuti ingredienti fondamentali per la relazione amorosa. La caduta di ruoli e maschere non riguarda solo la relazione amorosa, ma tutte le relazioni interpersonali. Il sistema patriarcale si basa su valori precostituiti, oggi per fortuna ognuno può esprimersi per quello che è.

 

In generale reputi questi cambiamenti positivi o negativi?

 

È un cambiamento evolutivo quindi positivo. L’aspetto negativo che genera sofferenza è che oggi cerchiamo di soddisfare i nuovi bisogni con dei clichè antichi e strumenti non più adeguati. Sia nella coppia che nelle relazioni con l’altr*.

 

 

Desiderio di libertà e bisogno di sicurezza. Credi che oggi le coppie vivano questo conflitto e perché?

 

Possiamo forse pensare al desiderio di libertà come un bisogno nuovo all’interno della relazione di coppia che deve necessariamente trovare la sua integrazione con il bisogno di sicurezza. Il conflitto nasce appunto dal non saper come esprimere un nuovo bisogno se utilizzo dei modelli di riferimento inadeguati. Il conflitto non è di coppia, ma personale.

 

Cosa dice la teoria dei tre cervelli di MacLean?

 

La teoria dei tre cervelli ci spiega in modo semplice come funzioniamo. Cercherò di riassumere in poche parole, perché nel seminario le parole lasciano spazio agli esercizi (2). Il cervello rettile è quello della sopravvivenza, non pensa ma segnala che ha bisogno di aiuto. Il cervello mammifero è il cervello dei condizionamenti, delle credenze, dell’apprendimento come automatismo nell’ottica di un inserimento sociale. Il cervello neurocorticale è la sede dell’intelligenza in ogni sua forma e stimola l’uomo a esprimere il proprio profondo. Faremo degli esercizi e degli interscambi per comprendere la teoria dei tre cervelli soprattutto quando li riporto alla situazione amorosa: ogni cervello ha la propria forma di amore: Eros, Agape e Filia. La teoria la riportiamo alla nostra esperienza per verificare se stiamo nutrendo allo stesso modo ogni forma di amore.

 

A tuo avviso, tutte le relazioni rappresentano una possibilità di evoluzione?

 

Ogni relazione è un’opportunità di crescita perché ci aiuta a comprendere che oltre al nostro punto di vista ne esistono altri. Il confronto con gli altri ci apre e ci permette di sperimentare nuove dimensioni. Avere delle buone relazioni non è una questione di fortuna, il confronto richiede coraggio e disponibilità all’ascolto, oltre che a metterci in discussione. Tutto questo vale anche per la relazione di coppia con una maggiore intensità del piano affettivo-emotivo. Nessuna relazione è sbagliata, insegna sempre. Permettiamoci di vivere ogni relazione finché ci può insegnare qualcosa, lo sbaglio potrebbe essere quello di trascinarla nel tempo.

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Siamo attratti sempre dalle stesse persone? Se sì, perché?

 

Mentre come amici ci scegliamo persone simili a noi, nella relazione di coppia siamo attratti da una polarità a noi poco conosciuta. È una frase che spiego attraverso un esercizio pratico. Devo dire che io sono sempre un po’ preoccupata sulla riuscita, ma la magia di questa verità non si smentisce mai, l’esercizio riesce sempre.

 

Perché quello che all’inizio di una relazione di coppia è armonia poi sembra diventare caos?

 

L’esercizio a cui ho fatto riferimento prima è lo spunto affinché ogni partecipante possa comprendere con la propria esperienza e con un registro chiaro che l’attrazione iniziale se non viene integrata nella coppia diventerà un conflitto non gestito. Ognuno troverà la sua risposta in base alla propria esperienza.

 

 

Ci sono secondo te dei motivi ricorrenti che determinano la fine di una relazione amorosa e in che modo si può evitare che ciò avvenga?

 

Il dialogo sincero e comprendere che l’altr* è diverso da me sono le basi di una vera relazione amorosa. Il conflitto non è il problema, il conflitto gestito bene è evolutivo.

 

Cosa intendi per “comunicazione assertiva” e perché questa può essere utile nelle relazioni?

 

In passato non c’era bisogno di comunicazione perché i ruoli erano ben determinati. Non c’era bisogno del dialogo, oggi il confronto è inevitabile. Desideriamo che l’altr* ci ami e che la pensi come noi, ma come si fa senza comunicare? Uno degli strumenti inadeguati a cui facevo riferimento prima è sicuramente la tendenza a far prevalere l’implicito: “Lo capirà!” e utilizzo la “guerra fredda” come comunicazione. Nella comunicazione assertiva inizialmente mi devo ascoltare veramente e profondamente, poi esprimo chiaramente la mia richiesta con un linguaggio adeguato (nel momento giusto) parlando sempre di me.

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Quanto è importante “l’ascolto” nelle relazioni amorose e perché spesso è difficile ascoltare realmente l’altro?

 

L’ascolto è importante per la nostra vita. A livello intellettuale lo spiego con la metafora delle raccomandazioni che troviamo sugli aerei: “in caso di necessità della maschera di ossigeno prima la indossi tu poi aiuti gli altri”. L’ascolto parte da me: per ascoltare l’altr* prima devo ascoltarmi.
Ma l’ascolto non va capito, va praticato e compreso con il corpo attraverso diversi esercizi, perché non siamo abituati. La frenesia della società in cui viviamo ci fa stare nella dimensione del fare e ci fa dimenticare di ascoltarci, di ascoltare i nostri bisogni e quindi poter ascoltare e capire i bisogni dell’altr*.

 

 

Note

1. Tutto il laboratorio è esperienziale. Tutti i contenuti delle risposte a questa intervista saranno trasmessi sotto forma di esercizi per arrivare a una comprensione e un apprendimento attraverso l’agire, il sentire e il pensare.

 

2. Simona Pavesi:
“Il file rouge che percorre la mia vita sono la creatività e la Nonviolenza. Creatività come espressione nell’infanzia con il pensiero magico, come percorso di studio all’accademia di Brera, come sensibilità estetica nella professione di art director per importanti brand di moda, come virtù per uno stile di vita nonviolento e come ingrediente essenziale al cambiamento.

 

Nel 2003 la creatività e la nonviolenza si incontrano e da allora promuovo uno stile di vita nonviolento volto al superamento della sofferenza, occupandomi di formazione alla nonviolenza e di progetti di volontariato. Nel 2015 sono co-ideatore e co-fondatore del Centro di Nonviolenza Attiva di Milano di cui sono responsabile del laboratorio di educazione alla nonviolenza per adulti e educatori e dell’educazione tra pari in un istituto professionale.

 

Utilizzo la maieutica nelle relazioni di aiuto individuali e in tutte le conduzioni di gruppi per adulti e alunn* nelle scuole. La mia continua ricerca è sulle risorse personali e sulla sostenibilità di ogni ognuno (non sulle patologie). Per questo i miei laboratori sono esperienziali e conduco il gruppo con l’arte della maieutica, affinché ognuno trovi lo spunto necessario per attivare la propria ricerca e la propria sostenibilità. La crescita personale è strettamente legata all’agire per un cambiamento sociale”.

 

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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